Il voto alla Camera

Referendum giustizia, “no” dalla destra al voto per i fuorisede: escluse 5 milioni di persone

Giustizia - di Redazione

4 Febbraio 2026 alle 16:01

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Circa 5 milioni di cittadini italiani potenzialmente impossibilitati a recarsi alle urne il prossimo 22 e 23 marzo, quando il Paese sarà chiamato a decidere sul referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.

È l’effetto dei “no” della maggioranza Meloni agli emendamenti presentati dall’opposizione al decreto Elezioni: ai fuorisede sarà dunque negata la possibilità di votare fuori dal proprio Comune di residenza.

L’Aula della Camera martedì ha bocciato gli emendamenti presentati da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e Azione, col governo che d’altra parte aveva espresso parere negativo. Maggioranza che ha anche bocciato un emendamento di AVS (prima firma Filippo Zaratti) che chiedeva “agevolazioni per gli studenti fuori sede per l’esercizio del diritto di voto”, per i viaggi in treno o altri mezzi pubblici, al referendum e alle elezioni nel 2026.

Il voto fuorisede è già stato sperimentato in Italia, in occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum su cittadinanza e lavoro che si sono tenuti nel giugno del 2025.

Nei giorni precedenti al voto era stato il comitato “Giusto dire No” ad inviare una lettera indirizzata a tutti i parlamentari che chiedeva di permettere ai fuorisede di votare al referendum, garantendo così il rispetto di un diritto costituzionale a tutti i cittadini.

“Oltre cinque milioni e mezzo di persone – studenti, lavoratori precari, malati costretti a curarsi lontano dalla propria residenza, cittadini che vivono temporaneamente in un’altra regione – rischiano di essere di fatto esclusi dalla partecipazione democratica. Non per disinteresse, non per scelta, ma per ostacoli economici e logistici che rendono proibitivo affrontare un viaggio solo per votare”, sottolineava dal comitato Giusto dire No.

Una lettera morta, vista l’opposizione della maggioranza. Un “no” giustificato dalla mancanza di “tempi tecnici” necessari ai comuni per attuare le procedure, secondo la giustificazione della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.

di: Redazione - 4 Febbraio 2026

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