Le sentenze
Maja T. condannata a 8 anni in Ungheria nel processo “fotocopia” di quello di Ilaria Salis: “Farsa orchestrata da Orban”
Otto anni di reclusione. È questa la condanna pronunciata oggi nei confronti dell’attivista antifascista Maja T., alla sbarra in Ungheria con l’accusa di violenza nel processo “fotocopia” di quello che interrotto due anni fa nei confronti di Ilaria Salis, l’attivista italiana oggi eurodeputata tra le fila di Alleanza Verdi-Sinistra.
Per Maja T. l’accusa aveva chiesto 24 anni di reclusione. L’attivista tedesca, assieme ad altri 19 altri antifascisti provenienti da tutta Europea, era accusate di violenze in relazione agli scontri avvenuti l’11 febbraio 2023 in occasione del “Giorno dell’Onore”, raduno neonazista che ogni anno richiama nella capitale ungherese Budapest migliaia di nostalgici del nazismo da tutta Europa. Maja, così come Ilaria Salis ed altri attivisti, era accusata di aver aggredito alcuni manifestanti neonazi.
La 25enne era stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 ed estradata in Ungheria nel giugno 2024. Un trasferimento contro cui si era era espressa successivamente la Corte Costituzionale tedesca ritenendo illegittimo, perché le condizioni carcerarie in Ungheria non sono state adeguatamente valutate per una persona non binaria.
In carcere Maja aveva anche intrapreso uno sciopero della fame contro le condizioni degradanti in cui era costretta, tra isolamento quasi totale e cella infestata da insetti.
La difesa presenterà sicuramente ricorso, e in questo caso Maja rimarrà probabilmente in custodia cautelare in Ungheria. In caso di conferma della condanna, la pena potrebbe essere scontata in Germania secondo la legge tedesca e gli accordi internazionali, previo accordo tra gli Stati coinvolti.
Nello stesso processo sono state emesse condanne a 7 e 2 anni anche per gli attivisti Gabri e Anna.
Durissima la reazione di Ilaria Salis, l’eurodeputata italiana ha definito quello in corso in Ungheria “un processo farsa, un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici”. “Si tratta di procedimenti pesantemente condizionati, se non addirittura orchestrati, dal governo Orbán. Il quadro indiziario a carico degli imputati è estremamente labile: Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni”, scrive su X l’eurodeputata.