In Sicilia il solito scempio

Frana di Niscemi, il governo sapeva del rischio: l’opposizione chiede le dimissioni di Musumeci

L’opposizione accusa: “quando era governatore il ministro trascurò gli allarmi”. Salvini: “I soldi del Ponte non si toccano”. Ma FI non gradisce

Politica - di David Romoli

30 Gennaio 2026 alle 14:30

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LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili
LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Gli incidenti succedono. Contro le tragedie improvvise e impreviste non c’è riparo. Il guaio è quando i sinistri sono prevedibili e anzi previsti ma non si è fatto assolutamente niente di conseguente. È il caso del disastro di Niscemi, che prosegue e si allarga. L’area a rischio verrà estesa oggi di altri 25 chilometri quadrati. Il movimento franoso, avverte il capo della protezione civile Ciciliano, “è di circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”.

Dalla zona rossa di circa 150 mq sono state evacuate 500 famiglie, 1276 persone. Lo stanziamento di 100 milioni annunciato da Giorgia Meloni è una goccia nel mare: servirà molto di più, un miliardo nell’ipotesi di gran lunga più rosea e sono soldi che da qualche parte vanno trovati. “Non dai fondi per il Ponte sullo stretto”, punta i piedi Salvini:I fondi saranno trovati senza toccare il Ponte. Quelli sono soldi per gli investimenti, non per la spesa corrente. Poi, cosa dovremmo fare con i cantieri aperti per 30 miliardi in Sicilia? Blocchiamo tutto? ”. La premier, per ora, si è limitata a rinviare il decreto per il Ponte che avrebbe dovuto essere approvato ieri dal cda. Il momento non pare il più adatto.

Prima bisogna finanziare l’emergenza a Niscemi. Il governo mira soprattutto a fondi europei ma, a differenza di Salvini, il collega vicepremier Tajani non esclude niente. Neppure di ricorrere alla cassaforte del Ponte: “Va fatto. Poi si può forse fare qualche anticipazione, ma se ne parlerà. Vedremo cosa si può fare, cosa si deve fare, quali sono i fondi da utilizzare: ci sono tante proposte e si valuteranno tutte, compresa quella”. La nota più dolente però non riguarda la caccia ai soldi necessari per trovare riparo a quelle 500 famiglie, che nella zona rossa prevedibilmente non potranno tornare, e garantire che le scuole continuino a funzionare. La vera spina nel fianco è che la frana attuale è una copia di quella del 1997 e da allora, pur essendo certo che il fenomeno si sarebbe ripetuto non è stato fatto assolutamente niente per parare un colpo che era destinato comunque ad arrivare.

Il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti si difende e sfodera il computer: “Ho qui una cartella con tutta la documentazione. Ho mandato lettere a tutti, ogni anno, a ogni anniversario della frana del 1997. Del resto i soldi per la fase 2 e 3 dopo la frana sono arrivati solo nel dicembre scorso”. Se ha ragione significa che tutte le istituzioni hanno tenuto per quasi trent’anni occhi chiusi e orecchie tappate.
Il 4 febbraio il ministro Musumeci riferirà in aula ma l’opposizione non lo vuole. Non vuole soprattutto che l’ex governatore della Sicilia resti al suo posto, responsabile del dicastero della Protezione civile. “Deve venire Meloni, non lui che ha la responsabilità politica di quel che è avvenuto in questi giorni”, spiega per tutti Bonelli. Poi entra nel dettaglio: “Quando era governatore aveva sul tavolo un foglio della Protezione civile che lo esortava a intervenire proprio nei luoghi franati in questi giorni. Deve dimettersi”. L’opposizione fa i conti in tasca alla Regione: Musumeci e poi Schifani avevano a disposizione 1,2 miliardi per fronteggiare il dissesto idrogelogico nell’isola. Ma hanno spes solo 400 milioni in totale.

Per questo Italia Viva non si limita alla peraltro ormai un po’ rituale richiesta di dimissioni: avvia una raccolta di firme online perché a chiederle siano anche i cittadini rappresentati, non solo i politici che li dovrebbero rappresentare: “Sentire che il ministro, governatore fino al 2022, rivendica di aver operato come mai prima suona come un affronto alla realtà”, sbotta il renziano Faraone. Il deputato di Iv pone in realtà una questione persino più spinosa: “Con il Pnrr sono stati finanziati 46 progetti contro il dissesto idrogeologico nella Regione, per 99 milioni di euro. Ma Niscemi, che rischia di essere inghiottito da una frana, non c’è. Evidentemente non aveva i santi giusti in paradiso”. Non è che Faraone abbia torto però l’idea che degli oltre 220 miliardi arrivati all’Italia, parte in regalo e parte in prestito, alle zone a rischio idrogeologico di una Regione come la Sicilia siano andati meno di 100 milioni dovrebbe porre domande non solo sul pessimo uso che Musumeci ha fatto di quei soldi ma anche su come sia possibile che la messa in sicurezza del territorio, cioè la principale e più urgente grande opera in Italia, in grado oltretutto di produrre posti di lavoro in quantità, sia stata così poco considerata ed è una responsabilità che non ricade solo sulla destra, che pure ne ha parecchie.

30 Gennaio 2026

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