Il rogo al 'Le Constellation'

Strage di Crans Montana, sale a 4 il numero degli indagati: c’è anche il responsabile per la sicurezza del Comune

Cronaca - di Redazione

29 Gennaio 2026 alle 11:32

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Strage di Crans Montana, sale a 4 il numero degli indagati: c’è anche il responsabile per la sicurezza del Comune

Si allarga l’inchiesta sulla strage di Crans Montana, l’incendio divampato la notte di Capodanno all’interno del disco-bar ‘Le Constellation’, costato la vita a 40 persone, in larga parte giovanissimi e tra cui sei italiani.

Dopo i coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale, e un ex funzionario del Comune svizzero – Ken Jacquemoud, che tra il 2019 e il 2021 avrebbe dovuto vigilare su misure di sicurezza e antincendio – la Procura vallese di Sion ha iscritto nel registro degli indagati una quarta persona.

Si tratta, secondo quanto riferito dalla radio svizzera Rts, di Cristophe Balet: è l’attuale responsabile comunale per la sicurezza pubblica. Secondo Rts Balet è stato già convocato dalla Procura vallese per essere interrogato venerdì 6 febbraio. Non si conosce al momento il capo d’accusa nei suoi confronti.

Nel mirino finiscono dunque non solo le presunte responsabilità dei Moretti, proprietari del locale, ma anche di chi in servizio presso il Comune di Crans Montana aveva il compito di vigilare. In particolare coloro che, ai vertici del servizio tecnico comunale, nel corso degli anni più recenti ha “dimenticato” di porre in atto le ispezioni che avrebbero potuto rilevare le gravi mancanze del ‘Le Constellation’, dalle uscite di sicurezza mal segnalate, se non bloccate, ai pannelli fonoassorbenti utilizzati nel soffitto del seminterrato non ignifughi.

Quanto al fronte dell’incredibile scontro in atto tra Svizzera e Italia a seguito della decisione del governo Meloni di richiamare in maniera del tutto irrituale l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado come segno di protesta per la decisione di un tribunale svizzero di scarcerare Jacques Moretti dopo il pagamento della cauzione da 200mila franchi svizzeri, è arrivata la risposta elvetica.

La Svizzera da una parte sembra aprire alla richiesta di una “squadra investigativa comune” tra i due Paesi, la condizione posta dal governo Meloni per il rientro dell’ambasciatore Cornado, ma dall’altra ribadisce dei paletti evidenti.

L’Ufg, l’Ufficio federale di giustizia ha ribadito che il sistema svizzero, come d’altra parte anche in quello italiano, si basa sulla separazione dei poteri e dunque “la politica non deve interferire con la giustizia”, ha detto Ingrid Ryser, portavoce dell’Ufg.

di: Redazione - 29 Gennaio 2026

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