Il disastro in Sicilia
Niscemi, la frana “peggio del Vajont” per la Protezione civile: le opposizioni chiedono le dimissioni di Musumeci
A Niscemi, la città siciliana che da domenica sta affrontando una frana nel versante occidentale lunga ormai quattro chilometri costringendo oltre quasi 1500 persone all’evacuazione, la situazione è drammatica.
Lo dice, con semplici quanto chiari numeri, il capo dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano, che scomoda un paragone traumatico per la memoria nazionale come quello del disastro dal Vajont del 1963. “In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont”, ha spiegato il capo della Protezione civile parlando della frana che ha sconvolto la città nissena.
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Quanto alla popolazione sfollata, per Ciciliano tra queste persone ci saranno coloro i quali non potranno mai più tornare nelle proprie case: quest’ultime “andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola”. Per questo il capo della Protezione civile parla già delle necessità di una “re-localizzazione” dei nuclei familiari, da fare “in maniera partecipata perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene”.
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— Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco) January 28, 2026
Sul fronte politico intanto si infiamma la polemica politica dopo la visita mercoledì della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella città. Nel mirino finisce in particolare Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile ma dal 2017 al 2022 presidente della Regione Sicilia. L’ex governatore ha annunciato di voler proporre una “indagine amministrativa” per scoprire perché dopo la frana che colpì nel 1997 Niscemi, quando buona parte del quartiere Sante Croci scivolò a valle e circa 70 case furono rase al suolo, non si è intervenuti. Musumeci, che all’epoca era presidente della Provincia di Catania ed europarlamentare, ha fatto riferimento a “omissioni e superficialità“, “si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata. Tutto questo va valutato con un’indagine amministrativa”, ha detto intervistato da Rainews 24.
Il ministro ha anche annunciato le prime misure a favore della popolazione locale, ovvero la sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione e una serie di ammortizzatori economici per le aziende ora inattive. Respinta invece la proposta della segretaria del Pd Elly Schlein di destinare a Niscemi le risorse del Ponte sullo Stretto, a partire da quelle stanziate per il 2026: per il ministro si tratta di “argomenti da caffè” e “un argomento assolutamente pretestuoso di chi, storicamente, è contrario alle infrastrutture strategiche”.
Parole, quelle di Musumeci in particolare sulla volontà di aprire una indagine amministrativa sui fatti di Niscemi, che hanno spinto le opposizioni a chiedere una informativa urgente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Camera e contestualmente le dimissioni del ministro.
“Chiediamo l’informativa della premier perché Musumeci ha una responsabilità politica in quello che è accaduto in queste settimane in Sicilia – ha spiegato il deputato di AVS Angelo Bonelli a Montecitorio a nome anche di Pd, Italia Viva e Movimento 5 Stelle -. Sentire un ministro dire che aprirà un’indagine amministrativa perché dopo la frana del 1997 a Niscemi non si è intervenuti, facendo riferimento a omissioni e superficialità. E sentire sempre il ministro dire che si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata, e che quindi si vuole capire da parte di chi c’è stata una sottovalutazione. Sono affermazioni sono molto gravi”.
Bonelli poi ha mostrato in Aula un documento della Protezione civile che, a suo dire, “il ministro Musumeci dal 2019 al 2022 aveva sul suo tavolo e che invitava il Presidente della Regione Siciliana, oggi ministro della Protezione civile, a intervenire esattamente nei luoghi che alcuni giorni fa sono franati. L’unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi perché ha dimostrato la sua totale inadeguatezza. È un ministro imbarazzante, e quindi vogliamo la Presidente del Consiglio” in Aula a che perché “di fronte a 1,2 miliardi di euro disponibili per il dissesto idrogeologico in Sicilia, da Musumeci a Schifani, la Regione governata anche da Musumeci ne ha spesi solo 400. È inaccettabile” che sia il ministro a venire in Aula “a raccontarci bugie su bugie, come dare la colpa ai sindaci del problema del dissesto idrogeologico, quando la legge assegna la competenza sul dissesto idrogeologico alle Regioni. L’Italia non può essere presa in giro e nemmeno i siciliani possono essere presi in giro. Quindi venga Meloni e auspichiamo che in queste ore Musumeci vada a Palazzo Chigi e presenti le sue dimissioni”.