I movimenti a destra

Vannacci apre le porte ad un suo partito, le “truppe” sono pronte: per Salvini e Meloni concorrenza da destra

Politica - di Redazione

23 Gennaio 2026 alle 11:49

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Vannacci apre le porte ad un suo partito, le “truppe” sono pronte: per Salvini e Meloni concorrenza da destra

Come Jack Frusciante, anche Roberto Vannacci è pronto ad uscire dal gruppo. In questo caso trattasi della Lega di cui l’eurodeputato ed ex generale dell’esercito è vicesegretario.

L’autore di “Il mondo al contrario”, il best-seller che ha dato fama a Vannacci come megafono di idee omofobe e razziste, lo fa capire in una intervista concessa ai quotidiani del gruppo Nem (Il Mattino di Padova, Il Piccolo di Trieste, Messaggero Veneto) in cui l’europarlamentare apre alla nascita di una sua formazione politica autonoma e non manca di criticare l’indirizzo politico del governo Meloni.

D’altra parte che tra Vannacci e la maggioranza si sia arrivati vicini al punto di rottura, e che il vicesegretario del Carroccio stia lavorando nell’ombra per mettere assieme una sua squadra in Parlamento, è evidente. Il caso più evidente lo si è avuto nel voto contrario al decreto armi per l’Ucraina, in cui due esponenti della Lega alla Camera, Edoardo Ziello e Rossano Sasso, hanno votato contro.

Vannacci prova ad allontanare i sospetti, parla di “una loro iniziativa” e che non c’è alcuna “sedizione, complotto o congiura, sicuramente una scelta di coerenza”. Eppure a chi gli chiede se sia possibile la nascita di una sua formazione politica, la risposta è eloquente: “Mai dire mai nella vita”.

I rumours parlano di un possibile movimento autonomo con all’interno proprio i due deputati leghisti che hanno votato in dissenso sul decreto Kiev, più l’ex meloniano Emanuele Pozzolo, cacciato da Fratelli d’Italia dopo il caso dello “sparo di Capodanno”.

L’obiettivo di un partito vannacciano sarebbe quello di fare concorrenza da destra a Meloni e Salvini, rubacchiando voti alla Lega e Fratelli d’Italia, puntando ad un 2-3 per cento che potrebbe essere poi decisivo nella sfida tra i due blocchi di destra e centrosinistra nel 2027.

E non è un caso se Vannacci punta il dito proprio contro la presidente del Consiglio, che dopo le divisioni emerse in maggioranza sul decreto Kiev si era detta stupita per la contrarietà di un militare a inviare armi, con chiaro riferimento proprio alla posizione di Vannacci.

Ma l’europarlamentare della Lega rivendica di aver “sempre avuto una posizione chiara e ho sempre votato in tal senso a Bruxelles. E contrariamente a molte delle anime che costellano l’universo politico italiano, io sono coerente”. Quindi elenca le differenze con Meloni, anche qui puntando all’elettorato più a destra: rispetto a Meloni, spiega Vannacci, “in molti casi io avrei agito differentemente”.

Qualche esempio? Vannacci dice che sarebbe stato “molto più assertivo sulla sicurezza adottando una policy di tolleranza zero; avrei sgomberato molte più case e stabili occupati; non avrei mai approvato un decreto flussi da mezzo milione di stranieri; avrei forzato la mano sui rimpatri e sulla realizzazione di Cpr; avrei smesso di rifornire in armi e in fondi l’Ucraina e avrei cercato di mantenere aperto un canale di comunicazione con la Russia”. Quindi in Europa “mi sarei schierato contro il Rearm Europe, avrei fatto l’impossibile per eliminare tutti i provvedimenti del Green Deal e non avrei dato il via libera al Mercosur”.

Infine “non avrei mai accettato il femminicidio perché, se la legge è uguale per tutti, un reato non può essere più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o all’orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce. Ma è facile parlare quando non si porta il fardello del comando”.

Di fatto siamo quasi ad un discorso programmatico in vista di un partito vannacciano, ora si attendono solo le mosse ufficiali.

di: Redazione - 23 Gennaio 2026

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