Il folle discorso a Davos

Trump è un T-Rex: l’ultimatum all’Europa, una minaccia come il discorso del bivacco di Mussolini

Come il Duce col discorso del bivacco, dice che non userà la forza (almeno per ora) ma esige subito negoziati. Poi strali a Biden e Macron che “fa il duro”

Esteri - di David Romoli

22 Gennaio 2026 alle 07:00

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Gian Ehrenzeller/Keystone via AP
Gian Ehrenzeller/Keystone via AP

Non ha affatto rinunciato al progetto di fare della Groenlandia, che peraltro chiama più volte “Islanda”, un’isola americana. Però “non voglio usare la forza e non la userò”. È il passaggio che fa tirare un sospiro di sollievo alle mille persone che a Davos ascoltano dal vivo Donald Trump e a molte altre in tutte le capitali europee e non solo. Persino il ministro degli Esteri danese, il più allarmato di tutti dato che il “pezzo di ghiaccio” fa parte della corona della Danimarca, considera “positivo” quell’impegno, “anche se Trump non ha rinunciato alle sue ambizioni”.

In realtà, in uno dei discorsi più interminabili e sgangherati della sua carriera, il presidente americano non è stato affatto tenero con l’Europa, sin dall’incipit della concione: “Mi aspetto di parlare con molti amici e qualche nemico”. Non che voglia insultare nessuno, per carità, e l’Europa chi più di lui la ama? Però “sta andando nella direzione sbagliata” ed è diventata “irriconoscibile”. Troppi immigrati. Troppe politiche verdi suicide. Troppe pale eoliche, che la Cina vende a caro prezzo “ma se andate in Cina non ne vedete nemmeno una”. Per non parlare della Nato, che campa da decenni sulle spalle dello zio Sam al quale però non ha mai dato niente. Tutti ingrati e più di tutti i danesi: restituirgli la Groenlandia, dopo la guerra mondiale, “è stato un errore fatto dai leader del mio Paese di allora”. Adesso bisogna rimediare.

Gli Usa vogliono quel pezzo di ghiaccio perché oggi è molto più importante di allora. Lo vogliono perché sono i soli che possono difenderlo, e giù elenco con occhi sognanti come delle terribili nuove armi americane nonché delle imprese inimmaginabili già compiute in Iran e Venezuela. Lo vogliono perché solo gli Usa hanno i mezzi tecnologici per cercare le terre rare sotto strati e strati di ghiaccio. Dunque, in cambio del moltissimo che hanno dato, gli Stati Uniti, chiedono solo “di avviare trattative per l’acquisizione della Groenlandia”. Se gli europei “diranno di sì lo apprezzeremo molto, ma potrebbero anche dire di no e allora ce lo ricorderemo”. È una minaccia precisa, rende la prolusione dell’americano non molto distante da un celebre precedente storico, in questo caso italiano. Il “discorso del bivacco” di Benito Mussolini appena arrivato al potere: “Avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli. Ho deciso di non farlo. Per ora”. Del resto in un discorso un bel po’ delirante, nel quale passa continuamente da un argomento all’altro il presidente trova modo di alludere alla stessa minaccia più volte: come quando elogia il Venezuela per aver capito di dover trattare con lui e non tutti lo fanno.

Certo per trovare una logica nella confusissima concione ci vogliono attenzione e pazienza. Trump per lo più magnifica i risultati senza precedenti nella storia ottenuti da lui in appena in un anno, un miracolo economico come non se ne vedevano da decenni e senza pompare l’inflazione. Fa diluviare insulti: contro Joe Biden, “il peggior presidente della storia”, responsabile di ogni guaio a partire dalla guerra in Ucraina, contro il presidente della Fed Powell, “uno stupido”, contro gli immigrati di Minneapolis,come è possibile che ci siano tanti somali privi di intelligenza?”. Con il “nemico europeo” Macron è sfottente: “Con quegli occhiali da sole vuol fare il duro”. Ma attenzione a non equivocare: “Macron mi piace”. “Stupidi”, se non si decidono a fermare l’inutile bagno di sangue, sono anche Putin e Zelensky. Ma risolvere quella guerra spetta all’Europa più che all’America. Lui comunque annuncia un incontro per il pomeriggio con Zelensky. Il quale però non c’è. È rimasto a Kiev come sanno tutti tranne l’uomo più potente del mondo.

Importante nel discorso di Donald Trump è anche quello che non c’è: una qualsiasi allusione ai dazi aggiunti del 10% che aveva annunciato come certa rappresaglia per gli 8 paesi rei di aver mandato drappelli in divisa nell’isola contesa. Il silenzio fa sperare tutti. Se The Donald soprassiede su quella scelta, dopo aver promesso di non invadere, la crisi per il momento può considerarsi risolta, come auspica Giorgia Meloni che si è data da fare come raramente prima per raggiungere questo risultato. In caso contrario però la Ue si troverà di fronte a un bivio: far finta di niente e siglare così una resa modello Monaco 1938 o reagire con i controdazi e innescare la guerra commerciale. Il consiglio del governatore della California Garvin Newsom, uno dei principali oppositori del presidente negli Usa, è secco: “Trump è un T-Rex: o ti allei con lui o ti divora e se continuano su questa strada gli europei potrebbero essere divorati. Devono rimanere saldi e uniti”.

22 Gennaio 2026

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