Le mosse della premier

Meloni apre uno spiraglio al “Board of peace” trumpiano, governo “interessato” ma restano i problemi di costituzionalità

Esteri - di Redazione

22 Gennaio 2026 alle 11:28

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Meloni apre uno spiraglio al “Board of peace” trumpiano, governo “interessato” ma restano i problemi di costituzionalità

Giorgia Meloni proprio non ce la fa a dire “no” a Donald Trump. Mentre i principali alleati europei sono chiarissimi e hanno annunciato che non parteciperanno al “Board of peace” del presidente Usa, la premier nostrana lascia aperta una porticina alla partecipazione italiana a quella che appare da statuto una mini-Onu privata formata da una pletora di dittatori e autocrati.

Parlando a ‘Porta a Porta’, nella serata in cui Bruno Vespa celebra i 30 anni della sua trasmissione, la “Terza Camera del Parlamento”, la premier si espone sul tema e sottolinea che l’ingresso dell’Italia nel Board non è escluso.

“Noi siamo aperti, disponibili e interessati”, spiega Meloni, secondo cui l’Italia “può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due stati”, in riferimento ad Israele e Palestina. “Non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante”, aggiunge ancora la presidente del Consiglio.

Il problema resta quello di superare le evidenti questioni di costituzionalità di un ingresso italiano nel Board, e la stessa Meloni è costretta ad ammetterlo: “Dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi che sono incompatibili con la nostra Costituzione e questo non ci consente di firmare sicuramente domani. Però ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto”, è il messaggio della premier che lascia dunque uno spiraglio all’amico Trump.

Dunque Meloni temporeggia, evita una decisione netta nel costante equilibrio per non scontentare l’inquilino della Casa Bianca e non rompere con gli alleati europei, che d’altra di entrare nel Board non hanno alcuna voglia o intenzione: Francia, Svezia e Norvegia hanno detto “no”, seguiti dalla Gran Bretagna di Keir Starmer, mentre la Germania di Friedrich Merz va verso il “nein” col cancelliere che oggi lascia Davos prima della prevista cerimonia di presentazione del nuovo “Consiglio della pace”. L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha dichiarato ieri che fino a 25 Paesi hanno accettato l’invito a entrare nel Board.

A differenza degli alleati europei, Meloni non vede problemi sia nella natura del Board che nei membri che ne faranno parte su invito di Trump: il Consiglio ideato dal tycoon è legittimo in quanto “strumento previsto anche dalle Nazioni Unite”, mentre sulla presenza di personaggi come Putin e Lukashenko la premier ribatte che “in qualsiasi organismo multilaterale ci sono e ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi”.

di: Redazione - 22 Gennaio 2026

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