Il discorso al Forum di Davos

L’Occidente vive di soprusi, le scomode verità del discorso del canadese Mark Carney a Davos

La narrazione senza filtri del tycoon è la cartina di tornasole di quello che il “mondo libero” ha sempre celato in una montagna di retorica

Editoriali - di Luca Casarini

22 Gennaio 2026 alle 13:30

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Sean Kilpatrick/The Canadian Press via AP 


Associated Press / LaPresse
Sean Kilpatrick/The Canadian Press via AP Associated Press / LaPresse

Viviamo un tempo davvero particolare, nel bene e soprattutto nel male. Ma non è tutto appunto, solo “male”. Ad esempio non è così male, anche se inquieta assai, la narrazione senza filtri del comandante in capo, o ex ormai, dell’Occidente: Trump dice e compie nefandezze, ma così non mostra solo le patologie di un oligarca misogino, narcisista e psicotico. Mostra come siamo sempre stati in realtà, noi “mondo libero”, e va in pezzi quella montagna di retorica e menzogne con cui ci siamo lavati la bocca e la coscienza per secoli.

Tra le cose utili, salutari, ci può essere anche il discorso di un Primo Ministro come Mark Carney del Canada, durante il World Economic Forum di Davos. Che paradossi che offre la vita! Per anni ho fatto parte di quelli che la “vetrina” di Davos avrebbero voluto tirarla giù, mostrando appunto le ipocrisie che si nascondevano dietro di essa. E invece adesso si può mettersi tranquilli a guardarla, perché quello che c’è in mostra non è più solo finzione. Anzi. Vale la pena di ascoltare ciò che dice alla autorevole platea d’élite, il Primo Ministro del Canada. Lui, nel suo discorso, cita Havel, ma io ci ritrovo Hanna Arendt ad esempio, secondo la quale “mentire continuamente per il potere, non mira solo a far credere una falsa realtà, ma a distruggere il senso di verità nel pubblico. Un popolo che non distingue più il vero dal falso non è più in grado di giudicare, e quindi diventa sottomesso”.

Ma forse ancora di più le implicazioni del discorso di Carney a Davos, mi conducono ad un saggio di Giorgio Agamben, “credere o non credere” su Quodlibet: “Un sistema – come quello che abbiamo di fronte – che dà per scontato che non si creda più in esso, che si fonda cioè, proprio sull’apistia e sulla mancanza di fiducia, è un avversario particolarmente difficile da combattere. Esso riscuote incessantemente un credito che non ha, così come in ultima istanza sono inesigibili i crediti su cui le banche fondano il loro potere. Il denaro funziona non perché si crede in esso, ma precisamente perché esso è la forma stessa della mancanza di fede e di fiducia”.

Quel “In God We Trust” stampato sul dollaro americano, quante cose ci racconta. E dunque, le parole pronunciate a Davos da un presidente, ci mostrano come il sistema di potere occidentale prima e globale oggi, si sia fondato sulla menzogna, ma una menzogna pubblica che traccia il fondamento della sua credibilità: in assenza di qualsiasi altra fede, l’unica credibilità del sistema sta proprio nel suo non essere credibile. Ma proporsi e raccontarsi come unica fede in assenza di ogni altra. Accade però, nella “chiesa” di Davos, che le prospettive di un sistema fondato sulla menzogna, si rendano visibili: l’autodistruzione, l’apocalisse. E che la verità faccia irruzione da dentro, non da fuori. Tempi particolari questi, davvero.

22 Gennaio 2026

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