Il discorso al World Economic Forum
Trump senza freni a Davos: “Negoziati per la Groenlandia, ci ricorderemo se dite no. L’Europa non va nella direzione giusta”
Esteri - di Carmine Di Niro
A Davos Donald Trump segna una sorta di “parte due” dell’esplosivo discorso tenuto dal suo vice JD Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel febbraio 2025.
L’atteso intervento del presidente degli Stati Uniti al World Economic Forum in Svizzera, andato avanti per oltre un’ora, è infatti un atto di accusa contro l’Europa e una autopromozione delle decisioni prese in questo anno alla Casa Bianca del tycoon.
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L’attacco di Trump all’Europa
Presentato da Larry Fink, fondatore del fondo Blackrock, Trump strappa subito le risate dalla sala, come già accaduto martedì dal presidente francese Emmanuel Macron: “È un piacere essere di nuovo qui e rivedere tanti vecchi amici e qualche nemico”, dice infatti Trump ai presenti.
Ma le risate di fatto si fermano qui, perché subito dopo il presidente Usa sferra bordate contro l’Europa. “Alcuni posti in Europa francamente non sono neanche riconoscibili, non voglio insultare nessuno, amo l’Europa, ma non sta andando nella giusta direzione”, le parole al veleno di Trump, che punta il dito contro “l’immigrazione di massa non controllata”, suo cavallo di battaglia che lo ha portato alla Casa Bianca.
Trump si appella ai leader Ue, chiede loro di seguire il suo modello di presunta prosperità, spiega che con lui alla Casa Bianca “abbiamo migliorato il tenore di vita dei cittadini americani come mai prima e anche voi potreste fare molto meglio seguendo quello che abbiamo fatto noi”, perché “alcune aree dell’Europa non sono più riconoscibili, non ci piove”.
“Amo l’Europa ma deve uscire dalla cultura in cui si è infilata negli ultimi dieci anni, si stanno distruggendo da soli”, ha aggiunto poi Trump, auspicando “alleati forti, vogliamo che l’Europa sia forte”.
L’elogio degli Stati Uniti
Quindi la rivendicazione del suo lavoro in questo primo anno alla Casa Bianca, con gli Stati Uniti definiti “motore economico del pianeta”, che va verso “una crescita mai vista prima, probabilmente mai vista prima in alcun Paese”, le parole di Trump che cita una stima di crescita del 5,4%.
“Dopo un anno della mia presidenza l’economia Usa è in pieno boom”, ha rivendicato ancora Trump, aggiungendo che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti e “i confini sono impenetrabili“.
Non potevano mancare le critiche all’ex presidente Joe Biden e ai Democratici Usa. Per Trump “saremmo morti se avessero continuato a governare i democratici. Sotto Biden, l’amministrazione viveva delle piaghe: la ricetta per il fallimento e il declino” mentre “dopo solo un anno delle mie politiche constatiamo il contrario”
Groenlandia e Venezuela
Quindi gli interventi attesi su Venezuela e Groenlandia, dove gli Stati Uniti sono intervenuti per rimuovere Nicolas Maduro o minacciano di intervenire, rivendicando per sé l’isola parte del Regno di Danimarca.
Sul Venezuela Trump mostra ancora una volta di apprezzare l’attuale presidente Delcy Rodriguez: “Apprezziamo la collaborazione del Venezuela, stanno facendo benissimo”, dice il tycoon sbarrando nuovamente la strada all’opposizione venezuelana e alla sua leader e premio Nobel per la pace Marina Corina Machado, annunciando poi che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”, dichiarando di aver “preso 50 milioni di barili di petrolio” da Caracas e che “li divideremo con loro”.
Le parole più forti sono però sulla Groenlandia, accolte nel silenzio spettrale della Congress Hall di Davos. Trump chiede “negoziati immediati” per l’acquisizione dell’isola, che vuole per questioni di “sicurezza nazionale” di fronte a presunte minacce russe e cinesi, negando di voler usare la forza. Eppure i toni sono di aperta minaccia: “Ho grande rispetto per i groenlandesi e per i danesi, ma ogni Paese Nato ha l’obbligo di difendere sé stesso”, dice infatti Trump al Forum.
Nel mirino finiscono dunque Danimarca e Nato. “Solo gli Stati Uniti possono difendere questo pezzo di terra – dice Trump -, è un bene anche per l‘Europa. Dopo aver sconfitto i giapponesi, i tedeschi, gli italiani abbiano rispettosamente restituito la Groenlandia alla Danimarca. Tutto quello che vogliamo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale. Dopo tutto quello che abbiamo dato all‘Europa per molti decenni. Noi ci saremo per loro, non so se loro ci saranno per noi. Avete la scelta: potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”, le non tanto velata minaccia del tycoon.
Quindi si rivolge alla Nato e a Mark Rutte, il suo segretario generale che lo aveva chiamato “daddy”, “paparino”, e che da un anno a questa parte si è sempre mostrato piegato ad ogni richiesta statunitense. “Abbiamo pagato al 100% per la Nato, ma tutto quello che vogliamo è la Groenlandia. Ci serve la proprietà per costruire le difese, il titolo di proprietà, anche per ragioni psicologiche”, la rivendicazione del presidente.
La guerra in Ucraina
Europa che secondo il presidente Usa “deve risolvere la guerra in Ucraina, non agli Stati Uniti”, confermando così il disimpegno americano su Kiev e appoggiando le tesi russe. Ovviamente per Trump il conflitto non sarebbe esploso con la sua presenza alla Casa Bianca: “Ho ereditato un disastro su Russia e Ucraina, non sarebbe mai successo se io fossi stato presidente”.
“Fra Putin e Zelensky c’è un odio anormale ma cercheremo di arrivare a un accordo di pace perché la vogliono tutti”, ha quindi aggiunto Trump in risposta a una domanda sull’Ucraina. “Una volta Putin vuole la pace e non la vuole Zelensky e l’altro volta invece il contrario. Ma credo che arriveremo a una pace perché se non fanno la pace sono degli stupidi ma non lo sono”, il giudizio eloquente del presidente Usa.
Trump che a stretto giro dopo il suo intervento è stato smentito dalla presidenza ucraina in merito al presunto incontro oggi a Davos tra il leader Usa e Volodymyr Zelensky. “Il presidente è a Kiev,” ha detto ai giornalisti il consigliere di Zelensky Dmytro Lytvyn. Secondo Axios il colloquio potrebbe avere luogo giovedì intorno a mezzogiorno.