Il tycoon lancia strali agli alleati

Trump come un bambino, gli strali agli alleati sulla Groenlandia: Meloni pigola, Macron vuole il bazooka

La Chiesa di Leone tuona: “Tycoon distruttivo”. Meloni pigola, Macron lancia la controffensiva antidazi: “Stop Ue agli affari con gli Stati Uniti”

Esteri - di David Romoli

20 Gennaio 2026 alle 09:00

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AP Photo/Julia Demaree Nikhinson
AP Photo/Julia Demaree Nikhinson

Nel pieno di una crisi che spacca l’Occidente in due e minaccia di innescare una guerra commerciale totale, con le borse che annusano l’aria e iniziano ad affondare, Trump fa pervenire una letterina al premier norvegese Gahr Store. Il testo è un po’ surreale. Il presidente degli Usa afferma che, non essendo stato insignito del Nobel, non si considera più “obbligato a pensare esclusivamente alla pace”. Libero da quel fardello può ora “pensare a ciò che è buono e giusto per gli Usa”. Allude alla Groenlandia e non le manda a dire: “La Danimarca non può proteggere questa terra dalla Russia o dalla Cina e perché dovrebbe avere un diritto di proprietà?”. Poi rincara: “Ho fatto per la Nato più di chiunque altro e ora la Nato dovrebbe fare qualcosa per gli Usa”.

Gahr Store ha risposto spiegando all’americano che il governo norvegese con i Nobel non ha nulla a che vedere. Ma in tutta evidenza il problema non è quello, anche se la stizza infantile del non premiato è probabilmente reale. L’aspetto serio della faccenda però è la Groenlandia, non la bizza, ed è la minaccia larvata ma palpabile di abbandonare la Nato in caso di “ingratitudine” dell’Alleanza. Per questo la bizzarra missiva sortisce l’effetto di innalzare ulteriormente una tensione già vicina al punto di non ritorno. Anche se il presidente ha guai in quantità anche in casa. Una parte degli stessi repubblicani boccia la sua politica estera e tre cardinali americani, considerati tra i più vicini al pontefice, gli arcivescovi di Washington, Chicago e Newark, definiscono la sua politica “distruttiva” e in pieno contrasto con la “bussola morale” indicata da papa Leone.

Dopo l’annuncio della Casa Bianca di voler mettere nuovi dazi al 10% contro gli 8 Paesi europei che hanno mandato i loro soldati in Groenlandia (nell’ordine delle decine, non delle migliaia di effettivi) l’accordo sui dazi firmato dopo un lungo braccio di ferro l’anno scorso è tornato in alto mare. Il Parlamento europeo, che dovrebbe ratificarlo, lo ha congelato. Se per la prima settimana di febbraio non si sarà risolto il nodo dell’isola, la Ue promette di procedere con “controdazi” per 93 miliardi di euro. Il contraccolpo sulle economie sia americana che europea sarebbe pesantissimo. Alla Francia però una simile reazione sembra ancora inadeguata. Macron pensa di chiedere l’attivazione della clausola di coercizione, formula mai adoperata in precedenza che equivarrebbe al blocco totale del commercio tra Usa e Ue. Il presidente francese ha fatto filtrare la sua opzione domenica. Il ministro delle Finanze Lescure ha ribadito ieri: “Dobbiamo essere pronti a usare ogni strumento, incluso quello anticoercizione”.

L’Italia si trova all’estremo opposto dello spettro europeo. La premier, da Seoul, ha per la prima volta criticato apertamente Trump definendo i dazi “un errore” ma ha anche cercato di stemperare i toni. L’America, secondo lei, avrebbe equivocato l’invio di soldati in Groenlandia ipotizzando un’inesistente ostilità nei suoi confronti. Ora l’urgenza assoluta è “evitare l’escalation”. Detto fatto, l’amica italiana di Trump ha telefonato all’inquilino della Casa Bianca, alla presidente della Commissione europea von der Leyen e al segretario della Nato Rutte. A tutti ha chiesto di tenere i nervi a posto ed evitare di esasperare la situazione. Il ministro della Difesa Crosetto conferma la linea morbidissima: “I controdazi sarebbero la risposta peggiore”.

L’Italia, non avendo mandato soldati nell’isola, non sarebbe tra i Paesi colpiti dai nuovi dazi e non ha firmato la lettera molto dura degli 8 Paesi presi di mira. In realtà il grosso dei Paesi europei, inclusi quelli che hanno firmato la lettera, si trovano a metà strada tra la posizione morbida di Roma e quella rigida di Parigi. Non intendono cedere ma neppure bruciarsi i ponti alle spalle con una misura estrema come lo strumento anticoercizione, che peraltro lo stesso Macron ha messo in campo soprattutto a scopo di deterrenza. Ieri il cancelliere tedesco Merz e il premier inglese Starmer, in dichiarazioni distinte, hanno ripetuto che la guerra commerciale farebbe solo danno a tutti e che va trovata un’intesa tra alleati. Ma entrambi confermano che i loro Paesi “difenderanno i propri interessi” (Merz) e “i propri valori” (Starmer).

Ma come se non bastasse la lettera al premier norvegese, il solito Trump nel pomeriggio ha gelato i pochi ottimismi residui. È “sicuro al 100%” che metterà nuovi dazi per i Paesi europei che ostacolano il suo piano sulla Groenlandia e quanto al possibile uso della forza nell’isola “No Comment”. Il Segretario al Tesoro Usa Bassent rincara: “Rispondere con controdazi sarebbe molto imprudente”. Le trattative proseguiranno a Davos, dove Merz spera di poter affrontare la faccenda direttamente con Trump, poi mercoledì nel vertice dei 27 ministri europei della Finanze convocato dalla Francia e infine nel Consiglio europeo straordinario convocato per giovedì prossimo. L’opposizione in Italia bersaglia il governo chiedendo una posizione risoluta a sostegno dell’Europa. Giorgia è decisa a fare il contrario. Ma a palazzo Chigi, stavolta, il pessimismo si taglia con la sega elettrica.

20 Gennaio 2026

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