Altro sangue
Ancora bombe israeliane su Gaza, ancora morti nella Striscia: uccisi cinque bambini, 14 vittime negli attacchi
Israele ha dichiarato di aver colpito il punto di lancio di un proiettile sparato da Gaza City verso Israele ma caduto nella Striscia. Ancora bloccato il passaggio alla fase 2 del piano
Esteri - di Redazione Web
Ancora morti a Gaza, ancora bambini vittime nella Striscia. Cinque, tra i 14 morti degli attacchi dell’esercito israeliano nella giornata di ieri, considerata tra le più violente dall’inizio del cessate il fuoco lo scorso ottobre. Stima riportata dalla Difesa Civile di Gaza, citate anche dal canale qatariota Al Jazeera. Secondo i dati riportati a inizio settimana sarebbero oltre 400 le persone uccise nella Striscia dall’inizio del cessate il fuoco mente oltre un milione e mezzo di persone versa ancora in condizioni di grave insicurezza alimentare, secondo l’Integrated Food Security Phase Classification. Bloccati i negoziati sulla seconda fase del piano.
Entrambe le parti denunciano continuamente violazioni del cessate il fuoco dall’entrata in vigore lo scorso 10 ottobre. Secondo quanto ricostruito, un drone avrebbe colpito una tende in un campo profughi. Quattro morti, tra cui tre bambini. Aveva 11 anni invece la bambina uccisa nei pressi del campo profughi di Jabaliya. Un adulto e un bambino uccisi in un attacco nel centro della Striscia. Altre quattro persone sono state uccise in un attacco aereo contro una casa nell’est.
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L’esercito israeliano (Idf) ha commentato dicendo che stava verificando le notizie: ha comunque segnalato il lancio di un proiettile “dalla zona della città di Gaza verso la Stato di Israele” che però è caduto nella Striscia e che quindi ha risposto. Le Forze di Difesa e l’agenzia di intelligence interna Shin Bet hanno dichiarato di aver colpito obiettivi nel nord e nel sud in risposta. “Poco dopo, le forze militari israeliane hanno attaccato con precisione il punto di lancio”. Pochi giorni fa l’Idf aveva dichiarato che l’attacco che aveva ucciso una bambina di quattro anni, Dana Abu Ma’rouf, a Muwasi, a nord-ovest di Khan Youins, aveva ucciso un militante di Hamas che stava pianificando un attacco imminente contro le truppe israeliane.
Non si è ancora passati alla seconda fase della tregua nella Striscia di Gaza: il piano prevedeva il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e di centinaia di prigionieri palestinesi prima del passaggio alla creazione di un governo tecnico, una “Forza Internazionale di Stabilizzazione” (Isf). Hamas dovrebbe essere disarmato e l’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi. Un leader dell’organizzazione islamista ha espresso dubbi, in un’intervista ad Asharq Al-Awsat, sull’atteggiamento di Israele ma ha confermato che il movimento “rispetterà i propri impegni, tra cui la consegna del governo di Gaza a un’entità palestinese e la discussione su una formula specifica per le armi della resistenza“.
Il dirigente di Hamas ha accusato Israele di cercare di imporre un controllo sul territorio attraverso assassinii mirati periodici e uccisioni di civili vicino alla linea di demarcazione. E intanto il governo israeliano ha vietato a decine di ong di operare nella Striscia di Gaza, una trentina le organizzazioni colpite. L’assistenza e gli aiuti umanitari potranno continuare solo tramite canali approvati dal governo. Iniziativa criticata da in un comunicato congiunto dei ministeri degli Esteri Regno Unito, Francia, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Giappone, Norvegia, Svizzera e Svezia. Italia non pervenuta.