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Machado, l’umiliazione finale della leader dell’opposizione venezuelana: consegnare il suo Nobel per la Pace a Trump

Esteri - di Redazione

7 Gennaio 2026 alle 12:26

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Machado, l’umiliazione finale della leader dell’opposizione venezuelana: consegnare il suo Nobel per la Pace a Trump

In attesa di rientrare in Venezuela dopo l’arresto e la deportazione a New York di Nicolas Maduro, al momento Maria Corina Machado è pronta per altro: consegnare il suo premio Nobel per la pace a Donald Trump.

È quanto detto in una intervista al noto anchorman Sean Hannity su FoxNews dalla leader dell’opposizione venezuelana, che d’altra parte già subito dopo aver ottenuto il prestigioso riconoscimento dal Comitato norvegese per il Nobel lo aveva dedicato al leader statunitense.

Machado ha spiegato di voler tornare in patria “il prima possibile” tendendo la mano a Trump e attaccando duramente Delcy Rodríguez, già vice di Maduro e che ha preso il potere a Caracas dopo la deportazione dell’ex leader venezuelano, definendola “una delle principali artefici di tortura, persecuzione, corruzione e narcotraffico”

Ma l’intervista è soprattutto l’occasione per la leader dell’opposizione venezuelana di “lisciare il pelo” al presidente Trump, che subito dopo l’arresto di Maduro aveva gelato la Machado allontanando la possibilità per la presidente del movimento ‘Vente Venezuela’ di tornare in patria e prendere il potere: “La stimo, è molto gentile, ma è difficile essere leader se non hai abbastanza sostegno e rispetto nel tuo Paese”, l’aveva tagliata fuori The Donald. In ogni caso non ci sarà nel breve la possibilità di testare la “popoliarità” di Machado nel Paese. Lo stesso Trump lunedì ha infatti ribadito che non ci saranno elezioni in Venezuela nel prossimo mese perché “dobbiamo prima sistemare il Paese, ci vorrà del tempo”..

Da qui le continue parole al miele della Machado, anche di fronte alla doccia fredda post rovesciamento di Maduro. La leader dell’opposizione di Caracas arriva praticamente a sconfessare la decisione presa a ottobre dal Comitato norvegese di insignirla del premio Nobel per la Pace. Trump, è il ragionamento di Maria Corina Machado, lo meritava più di lei: “Non appena ho saputo che ci era stato conferito il Premio Nobel per la Pace, l’ho dedicato al Presidente Trump perché in quel momento credevo lo meritasse. La maggior parte delle persone diceva che era impossibile realizzare ciò che lui ha fatto sabato 3 gennaio: se credevo che lo meritasse a ottobre, immaginate cosa penso ora. Il 3 gennaio passerà alla storia come il giorno in cui la giustizia ha sconfitto la tirannia”.

Quindi l’offerta del premio: “Non è ancora successo, ma mi piacerebbe molto potergli dire di persona che il popolo venezuelano vuole consegnarglielo e condividerlo con lui. Quello che ha fatto è storico, è un enorme passo avanti verso una transizione democratica”.

Infine, la promessa di un Paese in mano agli interessi di Washington, a sovranità limitata, come chiesto apertamente dallo stesso Trump. Machado infatti si rivolge direttamente al popolo americano quando sottolinea che “un Venezuela libero significa un alleato per la sicurezza, significa smantellare il centro criminale delle Americhe e trasformarlo in uno scudo di sicurezza, nell’hub energetico delle Americhe. Riporteremo lo stato di diritto, apriremo i mercati, garantiremo la sicurezza agli investimenti stranieri”.

Nei mesi scorsi Machado aveva cercato in ogni modo di ottenere l’appoggio dell’amministrazione Trump, sostenendo senza eccezioni tutte le iniziative messe in campo da Washington contro il Venezuela, comprese quelle più controverse: aveva appoggiato la missione militare Usa nel mar dei Caraibi, compresi i bombardamenti contro le imbarcazioni di presunti narcotrafficanti al largo delle coste del Venezuela, spingendosi anche oltre con la diffusione di teorie del complotto su presunte interferenze di Maduro nelle elezioni statunitensi.

Di fronte alla grottesca uscita di Machado riguardo la consegna del suo Nobel a Trump, l’Istituto Norvegese per il Nobel è stato costretto ad intervenire per ricordare alla dissidente venezuelana che il Nobel non può essere trasferito a terzi.

“Un premio Nobel non può essere revocato o trasferito a un altro. Una volta annunciato il vincitore o i vincitori, la decisione è definitiva”, ha dichiarato il portavoce Erik Aasheim. “Per quanto riguarda il premio in denaro, il vincitore o i vincitori sono liberi di utilizzarlo come ritengono opportuno”, ha aggiunto il rappresentante dell’Istituto Norvegese per il Nobel, che funge da segretariato del Comitato Norvegese per il Nobel.

di: Redazione - 7 Gennaio 2026

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