Le norme violate
Quando la legalità è il diritto di potenti: l’operazione militare speciale di Trump contro Maduro e la balla del narco-terrorismo
Basta dire che Baghdad è un pericolo per il mondo, come fece Bush. O che Maduro minaccia l’America vendendo droga. O negare la legittimità di una elezione. E poi cosa è la legge lo decidi tu che hai le armi
Esteri - di Luca Casarini
Quando Bush decise di invadere l’Iraq, senza alcuna autorizzazione dalle Nazioni Unite, aveva però l’autorizzazione formale del Congresso degli Stati Uniti. Nell’ottobre 2002, prima dell’invasione del marzo 2003, il Congresso approvò una risoluzione con ampi margini in entrambe le camere: Alla Camera dei Rappresentanti, la risoluzione passò con 296 voti a favore e 133 contrari. Al Senato, fu approvata con 77 voti a favore e 23 contrari.
Questa autorizzazione, nota come “Authorization for Use of Military Force Against Iraq Resolution of 2002”, fornì la base legale interna per l’azione militare, sebbene la legittimità internazionale dell’invasione, in assenza di una specifica risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che autorizzasse esplicitamente la guerra, rimase oggetto di dibattito. Anche allora il “comandante in capo” usò una balla: le famose “armi di distruzione di massa”, iconicamente rappresentate dal segretario di Stato Colin Powell che mostra la provetta al mondo intero.
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Oggi questo “comandante in capo” usa sì un’altra balla, quella del “narcoterrorismo”, ma poi, come suo solito, esce dal copione scritto e rivendica a voce il motivo vero dell’operazione: il petrolio e le risorse minerarie del Venezuela, che abbondano in quel paese. Si intreccia la vecchia dottrina Monroe con il capitalismo estrattivo e di rapina, la postura neocoloniale e il suprematismo sovranista, un sacco di brutte cose e naturalmente niente a che fare con “democrazia” e diritti del popolo venezuelano. Ma non chiede né al Congresso né ovviamente alle Nazioni Unite. Nessuna cornice legale né del diritto e Costituzione degli USA, né internazionale? Non è proprio così.
Trump ha ordinato, sulla base dei poteri conferitegli come “Commander in chief” dalla costituzione americana, come storicamente tutti i presidenti statunitensi hanno fatto. Dopo l’11 settembre 2001, è stata introdotta la AUMF (Authorization for Use of Military Force) per giustificare azioni militari contro gruppi terroristici. Più recentemente implementata con l’inquadramento dei cartelli della droga come “organizzazioni terroristiche straniere” (FTO) per utilizzare l’autorità militare contro di essi all’estero. E dunque, formalmente, Trump si giocherà la carta della “operazione militare speciale” per giustificare l’attacco al Venezuela. Il Pentagono, con tutto l’armamentario di mare, terra e cielo, usato in “assistenza” alla DEA, che è l’intestataria legale dell’operazione stessa, ha agito su ordine del comandante in capo e in supporto ad un atto “legale “ di incriminazione e mandato di cattura emesso dalla procura di New York.
Putin, per la sua “operazione militare speciale”, ha anch’esso preparato un quadro “legale” prima di invadere l’Ucraina: si è richiamato al principio di Autodifesa (Articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite). La Russia ha sostenuto di agire per legittima difesa, ai sensi dell’articolo 51 della Carta dell’ONU, per proteggersi da una presunta minaccia generale proveniente dall’Ucraina, legata principalmente all’espansione della NATO. Questa argomentazione è stata criticata perché non esisteva un attacco armato imminente o in corso da parte dell’Ucraina contro la Russia che potesse giustificare la forza in base a tale articolo. Ma Putin ha anche usato gli Accordi sottoscritti con le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk: La Russia ha fatto riferimento a trattati di amicizia e mutua assistenza con le autoproclamate e non riconosciute a livello internazionale “Repubbliche Popolari” di Donetsk (DPR) e Luhansk (LPR), per giustificare il suo intervento militare a loro difesa. Nel Donbass d’altronde la guerra c’era davvero.
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L’operazione speciale di Trump è stata preparata confezionando “legalmente” un nuovo tipo di nemico: il narco-terrorismo come agente della guerra ibrida contro gli Stati Uniti. Nella fattispecie Il “Cártel de los Soles” (Cartello dei Soli) è il nome dato a presunte reti criminali all’interno delle Forze Armate del Venezuela, accusate di traffico di droga, contrabbando di minerali (oro, coltan) e altre attività illegali, guidate da alti ufficiali militari. Ovviamente le prove che questa organizzazione esista davvero, almeno in maniera unitaria e organica, fanno acqua da tutte le parti. Che poi l’obiettivo finale dei cartelli narcos sia una attività politica di destabilizzazione degli Stati Uniti, anche, visti gli affari miliardari in gioco, sembra poco plausibile. Ma aver inventato questa nuova tipologia di nemico, ha permesso poi di rendere “legale” l’operazione speciale. Il sequestro tramite arresto e l’esfiltrazione di un capo di stato, non è ovviamente robetta. Ma qui lo staff di Trump giocherà la carta del “non riconosciuto”. Il Congresso degli Stati Uniti, come l’Unione Europea e altri paesi, non hanno mai riconosciuto la legittimità dell’elezione di Maduro come presidente. E dunque secondo Trump, si è proceduto alla cattura del capo dell’organizzazione narco-terroristica “Cartel de Los Soles”.
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Per questo per ora Trump non è andato fino in fondo, compiendo una operazione di guerra “limitata” e che ha sicuramente avuto appoggi interni a partire da chi doveva proteggere Maduro. Con situazioni da guerra civile interna, ed economicamente disastrose, l’impeachment di un congresso prima di midterm, avrebbe più che azzoppato l’anatra. E con una base Maga che rumoreggia per l’ipotesi di nuove guerre.
È interessante anche il passaggio in conferenza stampa sulla Machado, sfegatata premio Nobel per la pace che considera i bombardamenti al suo paese “un atto d’amore”: senza giri di parole, come al suo solito, Trump ha detto che la signora “non gode di abbastanza rispetto” per governare. Non ha il consenso necessario, e qui svelando come vengano spesso costruiti in laboratorio questi “leader in pectore” che stanno sul libro paga degli Imperi.
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L’uscita di scena di Maduro, non ha per ora significato direttamente un “regime change”. Delcy Rodríguez, la vicepresidente, ha preso il suo posto. Ha parlato in una conferenza stampa da Caracas attorniata dai capi di Stato maggiore dell’esercito, quindi mostrando, teoricamente, solidità. La Costituzione Bolivariana al suo articolo 233 prevede che, in “assenza assoluta” del presidente, la vicepresidente esecutiva assuma il potere e fissi le elezioni entro 30 giorni. The Donald, sollecitato da una domanda di un giornalista, ha dichiarato che con la Rodríguez stanno parlando da molto tempo: ”È disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande”.
Al di là degli scenari futuri, che sono imprevedibili, sembra chiaro che nulla accadrà senza che gli USA approvino, traendone un vantaggio concreto, dicasi petrolio e terre rare. Se così non fosse, l’alternativa l’ha sempre descritta Trump, e sempre in maniera chiara: siamo sempre lì, siamo pronti a fare il secondo strike. La distruzione del diritto internazionale come si vede, passa sempre per una “legalità” di qualche tipo. Generata in seno alla sovranità nazionale – gli Stati che invadono, bombardano, organizzano colpi di stato più o meno diretti, uccidono la popolazione civile lo fanno sempre per “difendersi”. E facendolo, cercano sempre una qualche “legalità” che serva a coprire le palesi illegittimità e crimini che arrivano agli occhi del mondo.
L’unica bussola che ancora funziona in mezzo a questo jamming di poteri, trame oscure, business, ingiustizie, è quella che indica l’umano o il disumano. Il “giusto” o “l’ingiusto” dal punto di vista degli ultimi, non dei primi e nemmeno da quelli mediani. Proprio gli ultimi. Il diritto internazionale è il bersaglio diretto solo nella parte che riguarda i diritti delle persone, degli esseri umani. Per il resto vi è una sorta di “soffocamento” attuato dalle leggi degli Stati. Quando denunciavamo questo processo inesorabile a partire dalla situazione nel Mediterraneo centrale, dalla Libia, dalle persone migranti fatte morire o deportate in mare, nonostante il diritto internazionale e in nome di leggi nazionali “a difesa dei confini”, sembrava che parlassimo in fondo di una situazione limite, di qualcosa che riguardava solo gli esclusi, i più poveri, quelli ai margini. E invece riguardava il mondo che verrà per tutte e tutti.