I grandi discorsi

Pertini contro l’escalation tra USA e URSS: “Ragazzi, andate in piazza per la pace: io sono con voi”

Dalla parte dei giovani che manifestavano contro l’escalation tra Usa e Urss, il presidente partigiano ricorda a tutti l’importanza di battersi per i diritti: lavoro, serenità, uguaglianza, giustizia

Politica - di Redazione Web

6 Gennaio 2026 alle 20:35

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9-02-1957 Venezia archivio storico
9-02-1957 Venezia archivio storico

Pubblichiamo qui di seguito ampi stralci del discorso di fine anno che il presidente Pertini pronunciò il 31 dicembre del 1982 contro la guerra.

Cari italiane e italiani, miei connazionali, la situazione internazionale è preoccupante, si sono troncate le discussioni a Ginevra. si sono troncate anche ad Atene. A Ginevra le due superpotenze si sono lasciate, e pare che ancora oggi non intendano incontrarsi. Tutto questo non può non suscitare preoccupazioni in chi vigila sulla pace, in chi vuole che la pace veramente duri nel mondo. Si guardano con ostilità le due superpotenze e adesso vanno rinnovando, mi dicono gli scienziati che sono venuti a trovarmi, i loro ordigni di guerra, perché ormai li considerano superati. Ne vanno costruendo altri più raffinati, altri che dovrebbero, naturalmente, essere più micidiali. Se per dannata ipotesi, l’ ho detto altre volte ma conviene ripeterlo, se questi ordigni fossero usati sarebbe la fine dell’ umanità.

Io sono con coloro che manifestano per la pace. È troppo facile dire che queste manifestazioni sono strumentalizzate. Sono giovani che scendono in piazza e vogliono difendere la pace, quindi vogliono difendere il loro avvenire. E c’è da tremare, non si può rimanere indifferenti di fronte a quello che sta accadendo e che può accadere con una nuova guerra. Sarebbe l’ ultima guerra, perché sarebbe la fine dell’ umanità intera. E mentre si spendono miliardi per costruire questi ordigni di morte, 40mila bambini muoiono di fame ogni giorno, 40 mila bambini. questa morte di innocenti pesa sulla coscienza di tutti gli uomini di stato, quindi pesa anche sulla mia coscienza. Vi è stato anche l’incontro ad Atene. io speravo che ad Atene i capi di stato raggiungessero un accordo per dar vita veramente all’unità europea, per fare dell’Europa una grande nazione che con il suo potenziale umano, tecnologico, con la sua trazione storica, farebbe sentire il suo peso fra le due superpotenze. invece ad Atene si è impedita questa vera unità europea. Quindi non possiamo non essere preoccupati. Preoccupati perché la pace, a mio avviso, ha i piedi di argilla. I due colossi si guardano in cagnesco e non riescono a trovare un’ intesa. Io faccio un’affermazione che potrà sembrare assurda a qualche uomo politico: ritengo che bisogna arrivare al disarmo totale e controllato.

Scienziati premi Nobel che mi sono venuti a trovare qui mi hanno detto che io ho ragione, perché può essere controllato il disarmo. E se veramente i due blocchi, le due superpotenze vogliono la pace devono giungere a questa conclusione: disarmo totale e controllato. E i miliardi che sperperano per costruire ordigni di morte, che se usati costituirebbero la fine dell’ umanità, siano usati per sfamare chi nel mondo in questo momento sta morendo di fame. Ecco, io mi sono chiesto, chiedetevelo anche voi, amici miei: “come mai il nostro contingente non e’ stato fatto bersaglio da parte di attacchi proditori come il contingente americano o il contingente francese?’’. Lasciamo la parola ad un osservatore straniero, ad un giornalista del Washington Post.Il contingente militare italiano a Beirut si sta comportando molto bene. Si fa amare dalla popolazione ed ha avuto il minor numero di vittime e di danni rispetto ad americani e francesi. Secondo moltissimi osservatori i motivi di questo contrasto sono da ricercare anzitutto nel fatto che a differenza degli americani e dei francesi gli italiani mantengono a Beirut una stretta imparzialità, che offre loro la migliore protezione tra la popolazione libanese. Mentre gli americani sono isolati ed asserragliati nelle loro posizioni intorno all’aeroporto di Beirut, gli italiani pattugliano i vasti sobborghi a meridione della città e controllano con estrema efficacia i campi di Sabra e Chatila”.

Ecco la differenza fra noi ed i francesi e gli americani messa in evidenza da un giornale americano di grande tiratura. Io ne vado orgoglioso. Si brama sempre dire che le altre nazioni sono superiori alla nostra, lo dicono anche degli italiani, ma qui diamo prova di buon senso con i nostri soldati. Adesso sono partiti i palestinesi. ha avuto inizio la loro “diaspora’’. Una volta furono gli ebrei a conoscere la “diaspora”. Vennero dispersi, cacciati dal Medio oriente e dispersi per il mondo; adesso sono invece i palestinesi. Ebbene io affermo ancora una volta che i palestinesi hanno diritto sacrosanto ad una patria ed a una terra come l’ hanno avuta gli israeliti. Io sono decisamente contrario a che il nostro contingente sia coinvolto nel Libano in una guerra, sia pure locale. Se il nostro contingente può svolgere opera di pace, rimanga in Libano, ma se nel Libano si creano condizioni tali da scatenare un conflitto, noi dobbiamo togliere il nostro contingente e lasciare a Beirut soltanto l’ospedale da campo. Questo è il mio pensiero personale, che non vuole influire sul pensiero del governo.

Io sono stato nel Libano. Ho visitato quella tormentata regione, i cimiteri di Chatila e Sabra. È una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quel massacro orrendo. Il responsabile di quel massacro orrendo è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro fatto. È un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando della società. È stato un massacro, mi hanno detto quelli del posto, tremendo; quante vittime ha fatto. Vi è questa preoccupazione quindi della guerra nucleare. Fanno bene i giovani a preoccuparsi. D’ altra parte hanno ragione: si preoccupano del loro avvenire. Noi siamo al tramonto della nostra esistenza, loro hanno dinanzi a sé tutta una vita. e hanno ragione di voler vivere in pace la loro esistenza. Quindi io sono con questi giovani. Oh, vi sono altre preoccupazioni, non vi è dubbio, che sorgono dal mio animo anche in questo momento. Parliamo del terrorismo. Dobbiamo riconoscere che il terrorismo oggi in italia si puo’ dire vinto. Mi dicono i responsabili, i competenti, che vi sono in carcere 400 terroristi che parlano. Voi sapete che quando uno parla vuol dire che si riconosce sconfitto. Questo torna ad onore del popolo italiano. Dovrebbero prenderne atto gli stranieri che sono così altezzosi nel giudicare il popolo italiano.

Vi è la disoccupazione che ci preoccupa, preoccupazione fondata. Mentre io parlo vi sono delle famiglie che sono intorno ad una tavola nuda, disadorna. Sono le famiglie dei disoccupati, di coloro che non hanno lavoro. La disoccupazione è un male tremendo, amici miei. Io quando per vivere onestamente sotto il fascismo dovetti lasciare l’Italia, e per vivere onestamente mi misi a fare l’ operaio, ho conosciuto la disoccupazione e così ho conosciuto la triste situazione del disoccupato. Bisogna che il governo si adoperi per trovare sorgenti di lavoro, per fare in modo che tutti gli italiani abbiano una occupazione. Questo è quello che deve fare il governo, questo è quello che deve fare il Parlamento. Vi sono altri motivi di preoccupazione. ci preoccupa quello che si verifica con la mafia in Sicilia, la camorra nel napoletano e la ‘ndrangheta – non so mai pronunciare bene questa parola – in Calabria. Però io qui mi permetto di fare questa osservazione. Il popolo siciliano non deve essere confuso con la mafia. Il popolo siciliano è un popolo forte, popolo che ben conosco, perché negli anni passati, quando ero propagandista del mio partito, ho girato in lungo e in largo la Sicilia. Li ho conosciuti nella prima guerra mondiale i giovani siciliani, con il loro coraggio e la loro fierezza. Il popolo siciliano è un popolo forte, generoso, intelligente. il popolo siciliano è il figlio di almeno tre civiltà: la civiltà greca, la civiltà araba e la civiltà spagnola. È ricco di intelligenza questo popolo. quindi non deve essere confuso con questa minoranza che è la mafia. È un bubbone che si è creato su un corpo sano.

Ebbene, con il bisturi, polizia, forze dell’ordine, governo debbono sradicare questo bubbone e gettarlo via, perché il popolo siciliano possa vivere in pace. Così si dica della ‘ndrangheta in Calabria. Io ho instaurato qui al Quirinale questa consuetudine: tutte le mattine, escluso il sabato, ricevo studenti di ogni parte d’Italia. Ne ricevo circa 500-600 tutte le mattine. Ne ho già ricevuti in questi anni di mia presidenza – che sta per terminare per mia tranquillità – 171 mila, non faccio mai discorsi ma intreccio con loro un dialogo, una conversazione. Cioè mi faccio tempestare di domande, mi sottopongo ad un loro interrogatorio, mi faccio porre delle questioni, da questi giovani. I più arditi, quelli che immediatamente, senza alcuna soggezione, vengono avanti e mi fanno le prime domande, sono proprio i ragazzini di 9-10 anni.

Bene, signori, amici miei che mi ascoltate: le domande che mi sento fare sono queste: “Il nostro domani sarà turbato dalla guerra? Dopo che avremo studiato, avremo un’occupazione?’’. Io credo nella nostra gioventù. È molto più sana di quello che pensano certi anziani che stanno con molto sussiego lontano dai giovani o che sono pronti a giudicarli, a dare giudizi del tutto superficiali. È vero, sono esuberanti. e perché non devono essere esuberanti alla loro età? Vorrei essere io esuberante, vorrei avere io la loro età , la loro giovinezza che è un bene prezioso (che io ho trascorso in carcere nella rinuncia), e che avrei voluto vivere in tutta la sua pienezza. Hanno diritto i giovani di vivere gioiosamente e di guardare con tranquillità al loro domani. Siamo noi anziani che dobbiamo fare in modo che questa loro speranza diventi una certezza, e fanno bene a scendere in piazza e a volere la pace. Se tutti i popoli della terra, tutti i giovani della terra potessero trovarsi uniti e potessero quindi coralmente esprimere il loro desiderio, la loro volontà, tutti si esprimerebbero per la pace, contro la guerra. E noi vogliamo che i nostri giovani possano vivere sicuri della pace e della libertà. Vogliamo che essi siano degli uomini liberi, in piedi, a fronte alta, padroni del loro destino e non dei servitori in ginocchio. Questo noi chiediamo.

L’ho detto al corpo diplomatico l’ altro giorno – vi sono ancora troppe dittature. In molti paesi i diritti civili ed umani sono soppressi. Eppure la Carta dell’Onu, la carta di San Francisco, contempla la difesa dei diritti civili ed umani. Chi ha firmato quella carta ha promesso a se stesso, ed ha garantito agli altri, di difendere sempre i diritti civili ed umani. Orbene, se vi sono delle nazioni in cui i diritti civili ed umani sono conculcati, sono annullati, non vi è che un provvedimento da prendere contro queste nazioni: l’espulsione dall’Onu. Non valgono le proteste; se le porta via il vento. Non valgono le polemiche. Siano espulse dalla organizzazione delle Nazioni unite. sia dato loro il bando, siano indicate all’umanità come colpevoli.

Io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la libertà, per la pace e per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale. Sono un binomio inscindibile. Lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire. Ma siate sempre tolleranti. Sì, lottate con la passione con cui ho lottato io, e lotto ancora oggi nonostante gli anni; lottate per la fede che arde nei vostri cuori. Ma io vorrei che voi teneste presente un ammonimento di un pensatore francese, ammonimento che io ho sempre tenuto presente alla mia mente. “Dico al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente’’.

Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. Ed io li esorto ad andare avanti, a continuare per la loro strada, a cercare nella scuola cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività. Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito. Ebbene io, finché vita sarà in me, starò al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate. Lotterò sempre con voi per la pace nel mondo, per la libertà e per la giustizia sociale. Buon anno a tutti voi miei connazionali, italiani e italiane. e perdonate se ho turbato la vostra vigilia di capodanno con questa mia conversazione guidata dalla fraternità che a voi mi lega.

6 Gennaio 2026

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