La rubrica Sottosopra
2026 anno cruciale tra diritto e legge dei più forti: il riarmo va fermato ma la pace fa crollare i titoli
Il massiccio progetto di riarmo non ha più nessuna motivazione credibile. È necessario intensificare la mobilitazione per fermarlo
Esteri - di Mario Capanna
La violazione del diritto avvenuta in un punto della terra è avvertita in tutti i punti.
(I. Kant)
A tutte/i l’augurio fervido che il nuovo anno veda spegnersi le guerre in corso e quelle che gli avventurieri cercano di preparare. Senz’altro il 2026 sarà complicato, per la semplice ragione che i problemi irrisolti non solo non si dileguano, ma tendono ad aggravarsi. È così per i conflitti, per i mutamenti climatici, per l’economia, per le condizioni esistenziali di moltitudini.
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Le guerre, in primo luogo, a partire dalle due più sanguinose e pericolose: quella di Ucraina-Russia-Usa-Nato e quella di sterminio antipalestinese. Circa la prima l’Europa, malauguratamente, soffia sul fuoco. I “volenterosi”, capeggiati da leader traballanti nei rispettivi Paesi (Merz, Macron, Starmer) spingono l’Ucraina a svenarsi come testa di turco contro Mosca. Premuti dai loro complessi militari-industriali vedono crollare il proprio castello di carte, artificialmente costruito sulle presunte intenzioni di Mosca di aggredire l’Occidente. Dopo che Putin ha proposto di firmare un patto congiunto di non aggressione fra Russia, Ue e Nato, non sanno più a… quali santi votarsi. Infatti si sono ben guardati dal rispondere in merito. E la dice vergognosamente lunga il fatto che, appena si è cominciato a parlare di cessate il fuoco e di pace, c’è stato il crollo in Borsa dei titoli delle industrie di armi. Il cervellotico, massiccio progetto di riarmo non ha più nessuna motivazione credibile per essere realizzato. È necessario dunque intensificare la mobilitazione perché venga fermato, e le risorse destinategli siano impiegate per rispondere ai bisogni sociali più urgenti.
Sulla questione israelo-palestinese la pace, presentata come “storica” da Trump a Sharm el Sheik, è del tutto inesistente. Ogni giorno Israele continua a bombardare e uccidere nella Striscia di Gaza, usa la fame come arma di annientamento, chiude le Ong umanitarie (non vuole testimoni), mentre in Cisgiordania si infittiscono gli attacchi dei coloni sanfedisti spalleggiati dai soldati, gli espropri di terre, nuovi insediamenti di colonie, quotidiani assassinii e arresti. A chi voglia informarsi in modo veritiero sulla tragica situazione, consiglio di consultare l’agenzia quotidiana on-line Anbamed.it: diretta da Farid Adly, è gratuita e reca notizie di prima mano su Palestina, Israele, Medioriente. Con la finta pace i movimenti di sostegno alla causa palestinese si sono attenuati. Occorre, invece, che riprenda vigore la mobilitazione perché siano realizzati i legittimi diritti del popolo palestinese, senza di che Israele non avrà mai effettiva sicurezza.
Gli arresti a Genova di esponenti palestinesi, imprigionati sulla base di un “riassunto” delle accuse trasmesso dal criminale di guerra Netanyahu, senza nemmeno conoscere il contenuto integrale, costituiscono una ragione aggiuntiva. Bisogna riprendere la mobilitazione subito, senza aspettare la nuova Flotilla che a primavera salperà ancora verso le acque di Gaza. Il 2026 si profila come un anno importante per decidere se a fare un passo in avanti saranno la pace e il ristabilimento del diritto o se a prevalere sarà ancora l’arbitrio dei più forti e prepotenti. L’esperienza storica insegna che i diritti – compreso quello alla pace, il più importante – possono essere realizzati solo attraverso le lotte coscienti delle persone e dei popoli. Nessun diritto scende dal cielo o per concessione longanime delle élites al potere.
Valgano le parole di Leone XIV che si scaglia contro le “strategie armate, ammantate di discorsi ipocriti, di proclami ideologici, di falsi miti religiosi” e raccomanda di non “affilare le spade” per raggiungere la “pace disarmata e disarmante”.
Ora si è arrivati a produrre una quantità tale di armi – sempre più sofisticate e letali – quasi da non sapere più dove metterle. Usarle è diventato il modo più spiccio per svuotare gli arsenali, per poi riempirli ancora con i nuovi ordigni. Una spirale perversa, suicida oltre che omicida. Se un marziano ci osservasse dal suo pianeta non potrebbe che concludere: laggiù, sulla Terra, sono così imbecilli da massacrarsi a vicenda. Usiamo il 2026 per rinsavire almeno un po’, dando gambe robuste alla speranza, per costruire la pace.