Il Cremlino smentisce Trump
Ucraina, accordo di pace in stallo dopo il vertice di Berlino: Mosca non cede su Donbass e truppe Nato-Ue sul territorio
L’accordo di pace sarà anche fatto “al 90 per cento”, come riferito dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, ma le distanze tra Ucraina e Russia in vista di uno stop al conflitto appare in realtà ancora lontano.
I nodi irrisolti dopo i negoziati tenuti a Berlino lunedì alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, della delegazione statunitense formata dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero del presidente Donald Trump Jared Kushner, oltre che dai principali leader europei, restano tutti lì.
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Se da una parte il viceministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov dichiara in un’intervista ad Abc News di ritenere che le parti in conflitto siano “sul punto” di raggiungere una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra in Ucraina, dall’altra ci sono temi che per il Cremlino restano off-limits.
Uno è quello della presenza di truppe Nato sul territorio ucraino: Ryabkov, figura di spicco del regime putiniano e viceministro degli Esteri dal lontano 2008, nel colloquio con l’emittente Usa ha ribadito che Mosca non accetterà militari dell’Alleanza Atlantica su suolo ucraino anche se fossero parte di una garanzia di sicurezza o come membri della “Coalizione dei Volenterosi”, tema questo emerso dai negoziati di Berlino.
La questione delle garanzie di sicurezza proposte dagli alleati a Kiev, sul modello dell’articolo 5 della Nato, resta un tema sensibile. Per il momento da Mosca si attende un testo ufficiale, spiega il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Quest’ultimo ha sottolineato che le autorità russe hanno finora ha appreso informazioni sulla dichiarazione congiunta dei leader dell’Ue soltanto dai resoconti dei media. “Non abbiamo ancora visto alcun testo. Quando lo vedremo, lo analizzeremo”, ha detto Peskov.
Il Cremlino ha anche respinto ufficialmente la proposta di tregua di Natale avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e sostenuta dal leader ucraino Volodymir Zelensky dopo le consultazioni con gli Stati Uniti a Berlino. “Vogliamo la pace, non una tregua che dia sollievo agli ucraini e permetta loro di prepararsi a continuare la guerra”, ha dichiarato Peskov, bocciando la proposta.
Quanto agli aspetti “territoriali”, il viceministro Ryabkov ha poi ribadito che il Cremlino non ha alcuna intenzione di fare concessioni Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea: “Non possiamo assolutamente scendere a compromessi su di esse”.
E da Mosca sempre Peskov ha smentito seccamente quanto riferito lunedì sera da Trump, col presidente degli Stati Uniti che celebrando l’intesa raggiunta a Berlino aveva parlato di un recente colloquio telefonico avuto col suo omologo russo Vladimir Putin. Tra i due, ha precisato il portavoce del Cremlino, non vi è stata più alcuna telefonata dopo quella resa nota pubblicamente dello scorso 16 ottobre.