Le nuove indagini della Procura

Da D&G a Prada e Versace: i Pm mettono nel mirino 13 brand del lusso

La procura: “Pesante sfruttamento del lavoratori”. Grimaldi: (Avs) “Sistema strutturato, Meloni riferisca”

Cronaca - di Frank Cimini

5 Dicembre 2025 alle 12:32

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Photo credits: Paolo Lo Debole/Imgoeconomica
Photo credits: Paolo Lo Debole/Imgoeconomica

La procura di Milano ipotizzando “un pesante sfruttamento dei lavoratori” indaga 13 marchi della moda che operavano dando subappalti a opifici cinesi. Il pm Paolo Storari tramite i carabinieri ha notificato 13 ordini di consegna documenti ad altrettanti brand del lusso. L’iniziativa segue i controlli eseguiti negli opifici ai quali era stata delegata la produzione che avveniva in violazione delle norme sul lavoro e sulla sicurezza.

Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Sanit Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adisa, Alexanderplatz McQueen Italia, Off Whittier Operating Italia sono i marchi coinvolti nell’inchiesta coordinata da Storari lo stesso pm che si occupa degli accertamenti sul caporalato relativo a Tod’s. I documenti di cui si chiede la consegna sono quelli dell’organigramma aziendale, i verbali dei consiglio di amministrazione e del collegio sindacale. Si tratta di verificare le attività di audit i sistemi di controlli interni le procedura di scelta dei fornitori di beni materie prime e servizi con particolare riguardo alla estremizzazione anche parziale della produzione.

Marco Grimaldi deputato di Avs chiede che la premier Meloni e i ministri interessati vadano in Parlamento a riferire “perché non si tratta di episodi isolati ma di un sistema strutturato che appalta e subappalta fino a sette livelli che tollera laboratori dormitorio dove lavoratori e lavoratrici sono sottoposti a turni massacranti senza diritti, sicurezza e dignità”. In un comunicato Debora Lucchetti coordinatrice della campagna “Abiti puliti” osserva: “Anche se la procura non dovesse individuare responsabilità dirette o agevolazioni resta che una parte della filiera del lusso continua a reggersi su appalti e subappalti dove i diritti dei lavoratori vengono sistematicamente violati”.

I marchi di fascia alta, va ricordato, vendono articoli a migliaia di euro dopo averli commissionari a poche decine di euro. Il Made in Italia insomma è uno scenario dove ci sono profitti stellari costruiti sulla dignità di chi cuce, assembla e rifinisce. Sarebbe il momento di proteggere chi lavora e non chi sfrutta. Il grido di allarme su questa situazione arriva dalle inchieste giudiziarie perché evidentemente la società con le sue rappresentanze sindacati compresi non possiede gli anticorpi per sanare.

5 Dicembre 2025

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