Il richiamo di Bruxelles
Golden power, procedura di infrazione della Commissione Ue contro l’Italia: nel mirino il ruolo del governo nel “risiko bancario”
Neanche gli ottimi rapporti con Ursula von der Leyen ed una Commissione europea che guarda con sempre maggiore interesse ad Ecr, i Conservatori europei di cui fa parte Fratelli d’Italia, salvano il governo di Giorgia Meloni dalla scure della procedura di infrazione.
La Commissione ha infatti avviato una procedura di infrazione all’Italia per “incompatibilità dei poteri discrezionali nelle fusioni bancarie con il diritto dell’Unione europea in Italia”, con particolare riferimento all’uso della cosiddetta “golden power”. La Commissione Europea ha dato due mesi di tempi all’Italia per modificare le legge che definisce il golden power.
È arrivata dunque la reazione di Bruxelles alle mosse intraprese dal governo Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante il “risiko bancario” degli scorsi, con i movimenti tra grandi gruppi bancari e assicuratici che hanno terremotato il mondo della finanza.
Già a luglio l’esecutivo Ue aveva sollevato dei dubbi sul ricorso al golden power da parte del governo italiano che di fatto aveva bloccato la scalata di Unicredit a Banco Bpm, con la prima che alla fine ha rinunciato all’Opsc (offerta pubblica di scambio, ndr) su Bpm tirando in ballo proprio il ricorso al golden power dell’esecutivo. Tramite esso il governo pose a Unicredit delle condizioni che secondo la banca rendevano impossibile completare le trattative entro i tempi previsti, spingendola a rinunciare all’operazione.
Un uso dello strumento considerato da molti strumentale: il golden power era stato concepito per consentire al governo di limitare operazioni che potrebbero portare in mani straniere attività strategiche.
Un utilizzo del golden power ritenuto per certi versi politico: in parte per l’agenda del governo sulle questioni bancarie, con le scalate “amiche” delle famiglie Del Vecchio e Caltagirone a Mediobanca tramite Monte Paschi di Siena, in parte perché il Banco Bpm è radicato in Lombardia dove la Lega ha interessi e consenso. C’era poi la questione della retorica molto forte negli ambienti di governo sulla natura “straniera” di Unicredit, giudicata portatrice di interessi esterni al Paese: la seconda banca italiana per capitalizzazione di mercato in realtà paga le tasse in Italia, segue l’ordinamento italiano, è amministrata da manager italiani (il presidente è l’ex ministro Pier Carlo Padoan, l’amministratore delegato è Andrea Orcel), mentre gli azionisti esteri non hanno partecipazioni tali da influenzarne il controllo.
Di fronte all’apertura della procedura di infrazione di Bruxelles, la risposta dell’esecutivo è arrivata dal ministro Giancarlo Giorgetti: “La commissione solleva obiezioni sulla norma cosiddetta Golden Power, riformata nel 2022 con il governo Draghi. Sulla base delle valutazioni della sentenza risponderemo ai rilievi che ci vengono mossi nelle sedi competenti. Con spirito costruttivo e collaborativo faremo una proposta normativa che farà chiarezza e supererà le obiezioni. Siamo convinti che permetterà di avere un quadro di competenze condiviso”, le parole del ministro.