Rissa sull'infrastruttura
Perché la Corte dei Conti ha bocciato il Ponte sullo Stretto, governo Meloni furioso: “Invasione capziosa e politica, presto riforme”
La “non concessione del visto di legittimità” non dà via libera a pubblicazione in Gazzetta e ai cantieri. Ma il Cdm potrebbe deliberare e andare avanti. Le motivazioni entro 30 giorni
Economia - di Redazione Web
Se non una bocciatura, una battuta d’arresto molto dura al progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto: ormai più di un’opera, un’infrastruttura tanto strategica quanto ideologica, per anni sognata da Silvio Berlusconi e oggi nell’agenda del vice primo ministro e ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, segretario della Lega, Matteo Salvini. Che insorge, come tutto il governo Meloni, contro la Corte dei Conti che non ha approvato la delibera del Cipess che lo scorso agosto aveva approvato il progetto definitivo. Furiosa la premier, che sui social ha attaccato e annunciato riforme della Giustizia e della Corte dei Conti.
Le motivazioni saranno rese pubbliche entro 30 giorni. Il Cipess è un organo interministeriale cui spetta la valutazione delle spese per la costruzione di grandi opere pubbliche. Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina prevede un ponte a campata unica sospesa – sarebbe il più lungo al mondo – di 3.660 metri, con le due torri a sorreggerlo, alte quasi 400 metri, e tre grandi cavi orizzontali a sorreggerli. Spesa prevista: 13,5 miliardi di euro.
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A settembre la Corte dei Conti aveva chiesto una serie di chiarimenti sul progetto definitivo: i dubbi erano stati sollevati dalle procedure sui vincoli di protezione ambientale e sull’aumento delle spese sia per la costruzione del ponte che per strade e ferrovie a questo collegate. Per aggirare il parere negativo della commissione di Valutazione d’Incidenza Ambientale (VIncA), il Consiglio dei ministri aveva dichiarato, lo scorso aprile, il ponte come un’infrastruttura di interesse militare con la relazione IROPI (motivazioni imperative di rilevante interesse pubblico).
“Abbiamo accolto con grande sorpresa l’esito del controllo di legittimità operato dalla Corte dei conti che non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la Delibera Cipess n. 41/2025 del Ponte sullo Stretto – le dichiarazioni dell’Amministratore delegato della Stretto di Messina Pietro Ciucci – Tutto l’iter seguito è stato sempre svolto nel pieno rispetto delle norme generali e speciali italiane ed europee relative alla realizzazione del ponte. Restiamo in attesa delle motivazioni mantenendo l’impegno di portare avanti l’Opera, missione che ci è stata affidata da tutto il Governo e dal Ministero delle infrastrutture in attuazione delle leggi approvate dal Parlamento italiano”.
La Corte dei Conti, in sintesi, all’esito della Camera di Consiglio seguita all’adunanza del 29 ottobre 2025, non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la Delibera Cipess n. 41/2025: ha espresso insomma una “non concessione del visto di legittimità” con conseguente mancata registrazione della delibera. “Le motivazioni, in corso di stesura, saranno rese note con apposita Deliberazione entro 30 giorni”.
Secondo quanto scrive l’ANSA, tuttavia, il governo potrebbe decidere di andare comunque avanti con il progetto, “infatti nel caso in cui il controllo riguardi un atto governativo, secondo la legge, l’amministrazione interessata, in caso di rifiuto di registrazione da parte della Corte dei Conti, può chiedere un’apposita deliberazione da parte del Consiglio dei ministri, il quale, a propria volta, può ritenere che l’atto risponda ad interessi pubblici superiori e debba avere comunque corso”. L’esecutivo potrebbe quindi comunque chiedere la pubblicazione del progetto definitivo sulla Gazzetta Ufficiale.
La bocciatura ha scatenato la contesa politica tra maggioranza e opposizione. “La mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera CIPESS riguardante il Ponte sullo Stretto – ha scritto la premier Meloni sui social – è l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento. Sul piano tecnico, i ministeri interessati e la Presidenza del Consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi formulati per l’adunanza di oggi; per avere un’idea della capziosità, una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer. La riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei Conti, entrambe in discussione al Senato, prossime all’approvazione, rappresentano la risposta più adeguata a un’intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di Governo sostenuta dal Parlamento”.
“La decisione della Corte dei Conti – ha detto il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini – è un grave danno per il Paese e appare una scelta politica più che un sereno giudizio tecnico. In attesa delle motivazioni, chiarisco subito che non mi sono fermato quando dovevo difendere i confini e non mi fermerò ora visto che parliamo di un progetto auspicato perfino dall’Europa che regalerà sviluppo e migliaia di posti di lavoro da sud a nord. Siamo determinati a percorrere tutte le strade possibili per far partire i lavori. Andiamo avanti”. Per la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, “Meloni con le sue gravi affermazioni contro la Corte dei Conti chiarisce il vero obiettivo della riforma costituzionale. Non è una riforma che serve a migliorare la giustizia, né serve agli italiani. Serve a questo governo per avere le mani libere e mettersi al di sopra delle leggi e della Costituzione”.