La crisi nel Paese africano
Cosa sta succedendo in Madagascar: la rivolta della “Gen Z”, la destituzione del presidente (in fuga) e l’esercito al potere
Esteri - di Carmine Di Niro
Un presidente in fuga dopo che il Parlamento nazionale ha votato a favore della sua rimozione, e l’esercito che annuncia la presa del potere dopo settimane di enormi manifestazioni di piazza della “Gen Z”.
È questa l’ingarbugliata situazione in cui versa il Madagascar, l’isola nel sud-est dell’Africa (grande circa il doppio dell’Italia) ed uno dei Paesi più poveri al mondo, dove il 75 per cento della sua popolazione, circa 32 milioni di persone, vive al di sotto della soglia di povertà secondo la Banca Mondiale.
Rivolte iniziate ormai da settimane dai giovani malgasci, scesi in piazza per protestare contro le condizioni di vita impossibili nel Paese, afflitto da cronica mancanza di acqua potabile, frequenti interruzioni di elettricità, disoccupazione elevatissima e investimenti in progetti tanto costosi quanto inutili, come la funivia nella capitale Antananarivo, parzialmente finanziata dalla Francia (di cui il Madagascar è stata colonia fino al 1960) ma che per prezzo e frequenti blackout è inaccessibile per la popolazione locale.
Nel mirino era finito il presidente Andry Rajoelina, 51enne al potere dal 2009 dopo un colpo di Stato che costrinse alle dimissioni il suo predecessore Marc Ravalomanana. Nel 2014 a Rajoelina fu impedito di ricandidarsi, salvo poi ripresentarsi al voto nel 2018 battendo proprio Ravalomanana.
Da allora Rajoelina ha conservato il potere e fatto filtrare la possibilità di ricandidarsi alle presidenziali del 2028 per un terzo mandato, vietato dalla Costituzione. La svolta nelle proteste di questi giorni, che hanno portato a decine di arresti e morti, uccisi dalle forze di sicurezza intervenute per fermare le proteste, è arrivata con la decisione dell’unità d’élite dell’esercito chiamata CAPSAT di ammutinarsi e schierarsi dalla parte dei manifestanti, chiedendo le dimissioni del governo.
Si tratta della stessa unità CAPSAT che nel 2009 aiutò Rajoelina a prendere il potere nel Paese con un colpo di Stato. Il presidente Rajoelina aveva reagito con alcune concessioni alle piazze, sciogliendo il governo e nominando un generale dell’esercito, Ruphin Fortunat Zafisambo come primo ministro.
Una decisione ormai tardiva. Martedì l’unità CAPSAT ha annunciato con un messaggio diffuso dalla radio pubblica di aver preso il potere, di aver sospeso le attività di tutte le istituzioni democratiche a eccezione dell’Assemblea Nazionale, la camera più importante del Parlamento. I militari hanno quindi annunciato l’istituzione di un comitato composto da ufficiali dell’esercito, della gendarmeria e della polizia nazionale con l’intenzione di costituire un “governo civile” entro pochi giorni.
E Rajoelina? L’annuncio dell’esercito è arrivato pochi minuti dopo la decisione del Parlamento di rimuovere il presidente, che aveva tentato di sciogliere l’Assemblea Nazionale per evitare l’avvio di una procedura di impeachment contro di sé e che da domenica è entrato in clandestinità.
Secondo rumours non confermati, Rajoelina sarebbe fuggito dal palazzo presidenziale nella capitale Antananarivo in elicottero e poi, con un aereo militare francese, sarebbe volato prima sull’isola della Réunion, un territorio francese a poche centinaia di chilometri dal Madagascar, e quindi a Dubai. Una fuga che sarebbe stata agevolata dal presidente francese Emmanuel Macron: Parigi mantiene infatti ancora una certa influenza sul Paese africano, tra le proteste della stessa popolazione malgascia.