Il piano per Gaza
Piano Trump per la pace a Gaza: i falchi israeliani contrari, Hamas si divide…
Il movimento islamista chiede modifiche e garanzie sul ritiro dell’Idf. Stop alla proposta Usa dai ministri dell’ultradestra, Ben-Gvir: pericolosa per Israele
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Lo accettano. Lo respingono. Vogliono rinegoziare alcuni punti. Qatar, Egitto e Turchia spingono per il sì. Silente l’Iran. Hamas vuole modificare alcune clausole del piano di Donald Trump per Gaza, in particolare quelle che riguardano il disarmo. Lo dice all’Afp una fonte palestinese vicina alla leadership del movimento. I negoziatori del movimento islamista hanno tenuto colloqui ieri a Doha con i mediatori di Qatar e Egitto e funzionari turchi, ha dichiarato la fonte a condizione di anonimato, aggiungendo che Hamas ha bisogno di «due o tre giorni al massimo» per rispondere. Hamas «vuole modificare alcune clausole, come quella sul disarmo e l’espulsione dei suoi funzionari» dal territorio, secondo la stessa fonte. I leader di Hamas vogliono anche «garanzie internazionali» che Israele si ritiri completamente dalla Striscia di Gaza e che non ci siano più omicidi all’interno o all’esterno del territorio, ha aggiunto.
Un’altra fonte vicina ai negoziati ha dichiarato all’Afp che «ci sono due opinioni all’interno di Hamas» riguardo al piano americano: «la prima sostiene l’approvazione incondizionata, poiché la priorità è un cessate il fuoco nel quadro delle garanzie fornite da Trump, con mediatori che garantiscano l’attuazione del piano da parte di Israele», ha affermato la fonte .La seconda «esprime serie riserve riguardo alle clausole chiave, rifiutando il disarmo e le espulsioni. È favorevole a un’approvazione condizionata, con chiarimenti che riflettano le richieste di Hamas e dei movimenti di resistenza», ha aggiunto. «Hamas e i movimenti vogliono un cessate il fuoco immediato, ma non a costo di compromettere i principi nazionali fondamentali», ha concluso.
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Anche il canale saudita Al-Sharq, citando fonti informate, riferisce che Hamas ha chiesto ai mediatori di apportare modifiche al piano di Trump riguardo alle clausole sul disarmo, l’esilio della leadership, e la necessità di ottenere garanzie per un ritiro completo dell’Idf. Più fonti, pareri diversi, spesso opposti. Hamas non è un monolite, tanto meno dopo la decapitazione dei suoi vertici politici e militari, e le pressioni che vengono dall’esterno ne condizionano gli orientamenti. Chi non ha dubbi è l’estrema destra israeliana. “L’accordo sul piano di Donald Trump per Gaza è pericoloso per la sicurezza di Israele”. Lo ha dichiarato il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir durante la riunione di governo., martedì sera. Lo riporta Ynet. “Fin da ora bisogna dire che danneggia la sicurezza, è pieno di lacune e non raggiunge gli obiettivi di guerra che ci siamo prefissati”, ha spiegato. “È vero, siamo tutti entusiasti del ritorno degli ostaggi, ma il prezzo da pagare è inconcepibile e avrò altro da dire su questo argomento”, ha aggiunto. Sulla stessa lunghezza d’onda è il ministro delle Finanze, e leader della destra più estrema Bezalel Smotrich, che ha ribadito di considerare il piano-Trump un “miscuglio indigesto”.
Intanto, le operazioni militari continuano. E con esse la sofferenza dei gazawi. “Le Idf stanno attualmente completando la conquista del corridoio di Netzarim verso la costa di Gaza, dividendo la Striscia tra nord e sud. Questo rafforzerà l’accerchiamento intorno a Gaza City e tutti coloro che la lasceranno verso sud dovranno passare attraverso i posti di blocco delle Idf”. Lo dice il ministro della Difesa israeliano Israel Katz secondo quanto riportano i media israeliani. “Questa è l’ultima opportunità per i residenti che desiderano spostarsi verso sud e lasciare i terroristi di Hamas isolati a Gaza City, di fronte alle operazioni delle Idf, che continuano a pieno ritmo. Chi rimarrà a Gaza saranno terroristi e sostenitori del terrorismo”, ha aggiunto.
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha dichiarato di essere stato costretto a sospendere temporaneamente le sue attività a Gaza City a causa dell’intensificazione delle operazioni militari israeliane. “Decine di migliaia di persone affrontano strazianti condizioni umanitarie”, si legge in una nota. “L’intensificazione delle operazioni militari a Gaza City ha costretto il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) a sospendere temporaneamente le operazioni presso il suo ufficio di Gaza City e a trasferire il personale negli uffici del Cicr nella parte meridionale di Gaza per garantire la sicurezza del personale e la continuità operativa”, spiega la nota. Sarebbero almeno 51 i palestinesi rimasti uccisi in 24 ore nella Striscia di Gaza. È quanto riferisce la tv satellitare al-Jazeera, sulla base dell’aggiornamento comunicato dal ministero della Sanità, gestito da Hamas, secondo cui nelle ultime 24 ore altre due persone sono morte di fame e malnutrizione, tra cui un bambino, portando il totale a 455, di cui 151 bambini. Dal 7 ottobre 2023 sono morti oltre 66mila palestinesi, in gran parte civili. Tra loro anche 19mila bambini. Fermare la mattanza dovrebbe essere la priorità. Ma i falchi dei due campi non la pensano così.