La strategia del Nazareno

Regionali, per il Pd la Calabria è l’occasione per rifarsi: ma per tornare al governo serve convince chi non vota

Al di là dei proclami della destra, le ultime regionali non presentano novità. Domenica e lunedì il centrosinistra tenterà la rimonta in Calabria, ma Schlein sa che per riportare il Pd al governo serve convincere chi non vota

Politica - di David Romoli

1 Ottobre 2025 alle 08:00

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

È il giorno dopo, con le Marche alle spalle, il centrosinistra impegnato a leccarsi le ferite, la destra che brinda da 24 ore con poco senso delle proporzioni, essendo la Regione persa troppo piccola per costituire temibile test nazionale. Ma è anche il giorno prima perché dietro l’angolo, il 5 e 6 ottobre, ci sono le elezioni in Calabria e la campagna elettorale ha preso ieri la rincorsa con i comizi nella regione dei leader della destra e della sinistra, peraltro sullo stesso aereo e dunque inevitabilmente scambiandosi pareri sulla Flotilla e i rischi che corre.

Le altre regioni al voto, Campania, Puglia, Toscana e Veneto non presentano margini di incertezza. In Calabria, nonostante il vantaggio del governatore uscente Occhiuto, la partita non è del tutto chiusa e dunque è quella la piazza considerata un po’ “il secondo tempo” dopo le Marche. La destra è convinta di stravincere e già annuncia trionfalmente “il 2 a 0”. Se paragonato alle ultime europee – il test più credibile sia perché si sono svolte appena un anno fa sia perché l’affluenza era vicina a quella del voto marchigiano – si evince facilmente che il voto dello scorso week end non ha evidenziato spostamenti significativi dell’elettorato.

I partiti maggiori, FdI e Pd, hanno perso qualche puntarello, ma con le liste civiche dei due candidati sono praticamente allo stesso livello dell’anno scorso e così è per tutti anche se Lega e Avs qualcosina hanno perso e il Carroccio è stato così per la prima volta superato dal partito azzurro. La preoccupazione al Nazareno è proprio questa: se non si riesce a smuovere una parte dell’elettorato astensionista l’esito delle politiche è già scritto. La scommessa persa nelle Marche ma ancora sul tavolo nelle prossime regioni al voto e poi nel Paese è convincere con un’unità non più solo di facciata una parte dell’elettorato potenziale di centrosinistra a non astenersi.

Lo scoglio, come sanno tutti, è la resistenza di una parte consistente dell’elettorato del M5S a votare candidati del Pd. Tutto bene finché l’alleanza ha come guida un 5S o almeno qualche esponente della “società civile” gradito al partito di Conte: ma se il candidato è del Pd e, peggio, se è stato colpito dallo stigma dell’iscrizione nel registro degli indagati come Ricci nelle Marche una parte dei pentastellati è inamovibile. È quello l’ostacolo che Elly, la leader “testardamente unitaria” deve trovare il modo di superare, molto più impervio dell’opposizione della minoranza interna che pure intende passare all’offensiva dopo la tornata di regionali.

Ma ieri una preoccupazione di ordine diverso, anche se intrecciato, campeggiava al Nazareno: la proposta di pace a Gaza di Trump e il dibattito in Parlamento di giovedì prossimo, dunque a ridosso del voto in Calabria, su quella guerra. L’eventuale accettazione del Piano da parte di Hamas toglierebbe mordente a quella che per il Campo Largo è un elemento identitario comune. Soprattutto il Piano impone, e soprattutto imporrà in Parlamento il 2 ottobre, una scelta chiara. Ieri dal palco di Lamezia Terme i leader della destra hanno proposto esplicitamente una mozione comune di tutte le forze politiche “a favore della pace”. Il Pd è diviso tra chi è favorevole ad accettare il Piano e chi lo considera inaccettabile per i palestinesi.

Conte per ora è prudente ma difficilmente si farà trascinare in una mozione comune e identica cosa può dirsi per Avs. Per il Pd il rischio è dunque doppio: spaccarsi in aula ma anche apparire schierato su una posizione estrema anche a fronte di una proposta di pace accolta da tutta l’Europa e magari persino da Hamas. Sarebbe un bel guaio comunque. Lo è ancora di più a ridosso di elezioni in cui il Campo largo sogna una difficilissima rivincita dopo la batosta nelle Marche.

1 Ottobre 2025

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