Confermato il governatore della destra
Risultati elezioni nelle Marche, Acquaroli fa il bis ma la rilevanza del test è limitata per la scarsa affluenza
Il test ha rilevanza limitata: la regione è tra le più piccole, i votanti, con un’affluenza precipitata dal 59 al 50%, decisamente pochi. L’appuntamento aveva acquistato un risalto sproporzionato soprattutto perché sembrava essere l’unico ad esito incerto nell’intera serie di regionali in ballo
Politica - di David Romoli
Vince Acquaroli con 6 punti di vantaggio sul candidato del centrosinistra Matteo Ricci, 51% contro 46%, e con lui vince Giorgia Meloni che aspettava questo voto con una trepidazione cresciuta negli ultimi giorni. FdI, intorno al 27%, è vicina al risultato delle politiche. Il Pd è secondo partito attestato sulle stesse posizioni del 2022, intorno al 20%. Lo sconfitto Ricci ha telefonato al presidente uscente e rientrante per riconoscere la sconfitta che ha poi giustificato con la “lotta impari dal punto di vista delle risorse” confermando però la necessità di proseguire sulla strada dell’alleanza con M5S: “Non c’è alternativa al Campo Largo”.
Per il Pd commenta Igor Taruffi, ospite di Mentana nello speciale del Tg7: “Avanti con la coalizione di centrosinistra: è l’unica via che consente di tornare a governare. Non ci possono essere dubbi né ripensamenti. Vedremo l’esito al termine del ciclo delle regionali e poi saremo in campo per vincere le politiche”. Il capo dei senatori Boccia: “E’ un risultato che riguarda le Marche, non il resto del Paese. Ricci è stato molto generoso in una sfida difficilissima e io credo che quando ci saranno i risultati definitivi si vedrà che il grande vantaggio che aveva Acquarulo si è ridotto al massimo”.
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Sul fronte opposto la premier sceglie i toni bassi. Appena certa della vittoria posta su X i suoi complimenti ad Acquaroli: “Gli elettori hanno premiato una persona che in questi anni ha lavorato senza sosta per la sua regione”. Anche Tajani attribuisce il merito del successo al “buon governo” e solo Salvini, come al solito, maramaldeggia: “Ecco la risposta chiara agli insulti e alle polemiche della sinistra”. In realtà il test ha rilevanza limitata: la regione è tra le più piccole, i votanti, con un’affluenza precipitata dal 59 al 50%, decisamente pochi. L’appuntamento aveva acquistato un risalto sproporzionato soprattutto perché sembrava essere l’unico incerto nell’intera serie di regionali in ballo. La settimana prossima si voterà in Calabria e Occhiuto, sicuro e probabilmente non a torto, già annuncia “il 2 a 0”. Oggi i leader della destra saranno tutti insieme in Calabria per sostenere il governatore uscente e dal palco Meloni dovrebbe annunciare la candidatura di Stefani, leghista, in Veneto. Anche quello è un risultato che si può tranquillamente dare per scontato. La stessa cosa, però, può dirsi sul fronte opposto per la Campania con Fico, la Puglia con Decaro e la Toscana con la conferma di Giani. La sola incertezza erano le Marche e proprio per questo l’attesa era tanto alta e tanto sproporzionata.
L’effetto Gaza non c’è stato e senza dubbio la destra temeva il contrario. Per la prima volta dal 2022 Meloni sa di non essere in sintonia con la maggioranza, anzi con la stragrande maggioranza degli italiani. All’inizio era certissima che la mobilitazione per Gaza non avrebbe avuto alcun riflesso nelle urne italiane. Poi però, un po’ per il successo delle manifestazioni e lo sciopero del 22 settembre, un po’ per le prime pagine occupate quotidianamente dalla Flotilla, dubbi e paure avevano iniziato a crescere. Almeno nelle Marche quell’effetto, temuto a destra, auspicato a sinistra, non c’è stato. Molto più decisivo il secondo quesito. In questa tornata di elezioni regionali per la prima volta il centrosinistra, Pd M5S e Avs, si presenta unito lo stesso e non affronta diverse elezioni a composizione alterna. Si trattava dunque di verificare se l’unità del Campo largo è di per sé elemento pesante nelle scelte degli elettori.
La risposta che hanno dato le Marche è senza dubbio da questo punto di vista negativa. Il Pd mantiene le postazioni delle ultime politiche, che però erano state elezioni disastrose. I 5S, che nelle politiche sono sempre molto più forti che nelle amministrative, precipitano da oltre i 23% a una percentuale che balla intorno al 5%. La minoranza del Pd si prepara a usare il risultato marchigiano per criticare la politica della segretaria, considerata troppo acquiescente nei confronti di Conte. In realtà la strada del Campo Largo è davvero senza alternative, come sottolineano Taruffi e Boccia per conto di Elly, e metterla in forse dopo una prova limitata da troppi punti di vista come questa sarebbe poco sensato. Ma un segnale chiaro probabilmente c’è: l’unità “testardamente ricercata” da Schlein è condizione necessaria. Non sufficiente.