La proposta

Gaza, il piano di pace di Trump in 20 punti è un ultimatum ad Hamas: “Se non lo accettano, Israele finirà il suo lavoro nella Striscia”

Netanyahu accolto alla Casa Bianca. "Giorno storico, tutto si sta risolvendo", le parole di Trump. La "Commissione tecnocratica" e il "Consiglio della Pace". Hamas: "Tony Blair inaccettabile"

Esteri - di Redazione Web

30 Settembre 2025 alle 10:02

Condividi l'articolo

President Donald Trump greets Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu at the West Wing of the White House, Monday, Sept. 29, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon) Associated Press / LaPresse Only italy and spain
President Donald Trump greets Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu at the West Wing of the White House, Monday, Sept. 29, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

20 punti per mettere fine alla guerra nella Striscia di Gaza, 20 punti presentati trionfalmente dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump,  20 punti accettati da Israele. La proposta è stata presentata in una conferenza stampa a Washington in occasione della visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: è stato lui a dichiarare il suo sostegno alla proposta. “Realizza i nostri obiettivi di guerra”. Alla stesura ha collaborato anche l’ex premier britannico Tony Blair. Più un ultimatum che una proposta: nessuno spiraglio di trattativa per Hamas. Qualora l’organizzazione palestinese dovesse rigettare la proposta, Israele avrà il “pieno sostegno” degli Stati Uniti per “finire il lavoro” nella Striscia. “Tutto si sta risolvendo – ha dichiarato Trump – Oggi è un giorno storico per la pace. Con Netanyahu abbiamo parlato di come porre fine alla guerra a Gaza nel quadro più grande di una pace eterna nel Medio Oriente”.

Cessate il fuoco immediato, rilascio degli ostaggi entro 72 ore, liberazione di 250 prigionieri palestinesi, ritiro graduale dell’esercito senza alcuna specifica sui tempi, la creazione di una “zona cuscinetto” sul perimetro della Striscia occupato dall’esercito israeliano, l’insediamento di una “commissione palestinese palestinese tecnocratica e apolitica” che governi la Striscia ma supervisionata da un “Consiglio della Pace” guidato da Trump e composto da leader palestinesi e internazionali tra cui anche l’ex premier britannico Tony Blair. “Blair è una figura inaccettabile per il nostro popolo. Abbiamo accettato la formazione di un comitato che non rappresenti alcuna fazione palestinese per gestire gli affari di Gaza dopo la guerra, e non accetteremo l’imposizione di una tutela straniera sul nostro popolo”, ha dichiarato alla Reuters l’alto funzionario di Hamas Taher al-Nunu.

Nessun ruolo per gli esponenti di Hamas: chi accetterà di abbandonare le armi potrà accedere a un’amnistia e a un corridoio verso altri Paesi. Oltre alla demilitarizzazione completa della Striscia, il piano prevede la formazione della Forza di stabilizzazione internazionale che si occuperà della sicurezza sul lungo termine, un piano di “razionali proposte di investimento ed eccitanti idee di sviluppo” che rappresenta un passaggio piuttosto controverso considerati gli ipotetici spostamenti di palestinesi e la lussuosa conversione della Striscia già anticipata in altre occasioni da Trump. Il Forum delle famiglie degli Ostaggi israeliani ha annunciato che “le famiglie degli ostaggi sperano di tirare un sospiro di sollievo alla luce dello storico annuncio del Trump e del primo ministro Netanyahu. Questa è una serata di grande speranza per l’intero popolo israeliano, per le famiglie in lutto e in particolare per gli ostaggi e le loro famiglie che vivono un incubo continuo da due anni”.

Al piano hanno risposto positivamente, tra gli altri, il presidente della Francia Emmanuel Macron e la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni oltre a ministri e portavoce di politica estera di Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Qatar ed Egitto che hanno diffuso una dichiarazione congiunta. Accoglienza forse giustificata dalla possibilità che si tratti dell’unica via d’uscita al massacro in corso nella Striscia. Secondo il ministero della Salute di Hamas, le vittime dall’inizio delle operazioni in risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023 sarebbero oltre 66mila e oltre 168mila i feriti. “Se Hamas respinge il suo piano – le parole di Netanyahu – signor Presidente, o se presumibilmente lo accetta e poi fa praticamente di tutto per contrastarlo, allora Israele finirà il lavoro da solo”.

“Invece di essere isolati da Hamas – ha aggiunto Netanyahu in un videomessaggio – abbiamo capovolto la situazione e isolato Hamas. Ora il mondo intero, compresi il mondo arabo e musulmano, sta facendo pressione su Hamas affinché accetti le condizioni che abbiamo creato insieme a Trump, per riportare indietro tutti gli ostaggi – vivi e morti – mentre le Forze di difesa israeliane rimangono nella Striscia”. Per la Jihad Islamica il piano è “una ricetta per la prosecuzione dell’aggressione contro il popolo palestinese e per far esplodere la regione”. Più attendista l’Iran. “Abbiamo appena visto il piano questo pomeriggio e stiamo aspettando di vedere la reazione di Hamas e dei palestinesi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi. “L’unica proposta che ha il potenziale per durare è quella che riconosce e rispetta il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione”. In fondo alla proposta un riferimento alla creazione di uno Stato palestinese.

La proposta in 20 punti:

  1. Gaza sarà una zona “deradicalizzata” e libera dal terrorismo che non rappresenterà una minaccia per i suoi vicini.
  2. Gaza sarà riqualificata a beneficio della popolazione palestinese, che ha sofferto più che abbastanza.
  3. Se entrambe le parti accetteranno la proposta, la guerra terminerà immediatamente. Le forze israeliane si ritireranno sulla linea concordata per preparare il rilascio degli ostaggi. Durante questo periodo, tutte le operazioni militari, inclusi i bombardamenti aerei e di artiglieria, saranno sospese e le linee di battaglia rimarranno congelate fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni per il ritiro graduale e completo.
  4. Entro 72 ore dall’accettazione pubblica di questo accordo da parte di Israele, tutti gli ostaggi, vivi e deceduti, saranno restituiti.
  5. Una volta rilasciati tutti gli ostaggi, Israele rilascerà 250 ergastolani più 1700 cittadini di Gaza detenuti dopo il 7 ottobre 2023, comprese tutte le donne e i bambini detenuti in tale contesto. Per ogni ostaggio israeliano i cui resti saranno rilasciati, Israele rilascerà i resti di 15 cittadini di Gaza deceduti.
  6. Una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegnano a una coesistenza pacifica e a smantellare le proprie armi otterranno l’amnistia. Ai membri di Hamas che desiderano lasciare Gaza verrà garantito un passaggio sicuro verso i paesi di destinazione.
  7. All’accettazione del presente accordo, tutti gli aiuti saranno immediatamente inviati nella Striscia di Gaza. Come minimo, le quantità di aiuti saranno coerenti con quanto previsto dall’accordo del 19 gennaio 2025 in materia di aiuti umanitari, tra cui la riabilitazione delle infrastrutture (acqua, elettricità, fognature), la ristrutturazione di ospedali e panetterie, e l’invio delle attrezzature necessarie per la rimozione delle macerie e la riapertura delle strade.
  8. L’ingresso di distribuzione e aiuti nella Striscia di Gaza avverrà senza interferenze delle due parti attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie, e la Mezzaluna Rossa, oltre ad altre istituzioni internazionali non associate in alcun modo a nessuna delle due parti. L’apertura del valico di Rafah in entrambe le direzioni sarà soggetta allo stesso meccanismo implementato nell’accordo del 19 gennaio 2025.
  9. Gaza sarà governata da un comitato tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle amministrazioni comunali per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Board of Peace”, che sarà presieduto dal Presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da decidere, tra cui l’ex Primo Ministro Tony Blair. Questo organismo definirà il quadro e gestirà i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza fino a quando l’Autorità Nazionale Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del Presidente Trump del 2020 e la proposta franco-saudita, e potrà riprendere il controllo di Gaza in modo sicuro ed efficace. Questo organismo farà appello ai migliori standard internazionali per creare una governance moderna ed efficiente al servizio della popolazione di Gaza e che favorisca l’attrazione di investimenti.
  10. Un piano di sviluppo economico di Trump per ricostruire e rivitalizzare Gaza sarà elaborato riunendo un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle fiorenti e moderne città del Medio Oriente. Molte proposte di investimento ponderate e idee di sviluppo entusiasmanti sono state elaborate da gruppi internazionali ben intenzionati e saranno prese in considerazione per sintetizzare i quadri di sicurezza e governance per attrarre e facilitare questi investimenti che creeranno posti di lavoro, opportunità e speranza per la futura Gaza.
  11. Verrà istituita una zona economica speciale con tariffe di accesso agevolate da negoziare con i paesi partecipanti.
  12. Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza, coloro che lo desiderano saranno liberi di farlo e di tornare. Incoraggeremo le persone a rimanere e offriremo loro l’opportunità di costruire una Gaza migliore.
  13. Hamas e le altre fazioni concorderanno di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in qualsiasi forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, inclusi tunnel e impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso permanente delle armi attraverso un processo concordato di dismissione, supportato da un programma di riacquisto e reintegrazione finanziato a livello internazionale, il tutto verificato da osservatori indipendenti. La Nuova Gaza sarà pienamente impegnata a costruire un’economia prospera e a una pacifica coesistenza con i propri vicini.
  14. I partner regionali forniranno una garanzia per assicurare che Hamas e le fazioni rispettino i propri obblighi e che la Nuova Gaza non rappresenti una minaccia per i propri vicini o per la sua popolazione.
  15. Gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per sviluppare una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza. L’ISF addestrerà e fornirà supporto alle forze di polizia palestinesi selezionate a Gaza e si consulterà con Giordania ed Egitto, che vantano una vasta esperienza in questo campo. Questa forza costituirà la soluzione di sicurezza interna a lungo termine. L’ISF collaborerà con Israele ed Egitto per contribuire a proteggere le aree di confine, insieme alle forze di polizia palestinesi di recente addestramento. È fondamentale impedire l’ingresso di munizioni a Gaza e facilitare il flusso rapido e sicuro di merci per ricostruire e rivitalizzare Gaza. Un meccanismo di “deconflittualità” sarà concordato dalle parti.
  16. Israele non occuperà né annetterà Gaza. Man mano che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) ristabiliscono il controllo e la stabilità, si ritireranno in base a standard, tappe e tempistiche legate alla smilitarizzazione che saranno concordate tra le IDF, le ISF, i garanti e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di una Gaza sicura che non rappresenti più una minaccia per Israele, l’Egitto o i suoi cittadini. In pratica, le IDF cederanno progressivamente il territorio di Gaza che occupano alle ISF in base a un accordo che stipuleranno con l’autorità di transizione fino al loro ritiro completo da Gaza, fatta eccezione per una presenza di un perimetro di sicurezza che rimarrà finché Gaza non sarà adeguatamente protetta da qualsiasi minaccia terroristica.
  17. Nel caso in cui Hamas ritardi o respinga questa proposta, quanto sopra, inclusa l’intensificazione dell’operazione di aiuti, proseguirà nelle aree libere dal terrorismo consegnate dall’IDF.
  18. Sarà avviato un processo di dialogo interreligioso basato sui valori della tolleranza e della coesistenza pacifica per cercare di cambiare la mentalità e le narrazioni di palestinesi e israeliani, sottolineando i benefici che possono derivare dalla pace.
  19. Con l’avanzare dello sviluppo di Gaza e la fedele attuazione del programma di riforma dell’Autorità Nazionale Palestinese, potrebbero finalmente crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e lo Stato palestinese, che riconosciamo come l’aspirazione del popolo palestinese.
  20. Gli Stati Uniti avvieranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera.

30 Settembre 2025

Condividi l'articolo