L'appello del presidente
Flotilla verso Gaza, cosa faranno gli attivisti dopo l’appello di Mattarella: “Valorosi, ma fermatevi”
Non nemici del governo, ma attivisti nobili. Il capo dello Stato assesta una batosta a Meloni, e invita i naviganti a consegnare gli aiuti al Patriarcato di Gerusalemme. Sumud divisa, ma intenzionata ad andare avanti
Politica - di David Romoli
Mattarella interviene ed esorta la Global Sudum Flotilla a una resa onorevole. La risposta arriva a stretto giro ed è negativa, salvo poi essere parzialmente rimangiata nei fatti con il richiamo a Roma della portavoce della delegazione italiana Maria Elena Delia “al fine di condurre un dialogo diretto con le istituzioni per garantire l’incolumità dei membri italiani dell’equipaggio e il raggiungimento degli obiettivi della missione”. In Italia le forze politiche che appoggiano la missione reagiscono in modi diversi: sostiene l’appello del capo dello Stato il Pd, evitano di farlo, delegando agli imbarcati ogni scelta, M5s e Avs.
Il messaggio di Mattarella è arrivato dopo due giorni di trattative convulse che hanno coinvolto il governo, il Vaticano, il Colle e pare persino alcuni esponenti del Pd. L’opzione Cipro era stata bocciata dagli attivisti dopo che il governo la aveva troppo esplicitamente fatta propria: “Tajani cerca di metterci il cappello”. Così è entrato in scena il Patriarcato Latino di Gerusalemme, stavolta senza ingressi a gamba tesa dell’Esecutivo. Si incaricherebbe di raccogliere a Cipro e portare a Gaza gli aiuti trasportati dalle navi in rotta verso la Striscia. Prima di vergare il suo messaggio, Mattarella si è tenuto costantemente al corrente della situazione, ha parlato con il cardinale Zuppi e alla fine anche con la premier. Quindi ha preso carta e penna per chiedere di accettare la mediazione, non senza smentire Giorgia Meloni e i suoi attacchi a testa bassa contro la missione. Il presidente riconosce invece “il valore dell’iniziativa assunta, valore che si è espresso con ampia risonanza e significato”.
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La critica rivolta a Israele, certo nello stile del presidente, è esplicita e severa: “Il valore della vita umana, che sembra aver perso ogni significato a Gaza, dove viene gravemente calpestato con disumane sofferenze per la popolazione, richiede di evitare di porre a rischio l’incolumità di ogni persona”. La conclusione è un appello esplicito: “Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello alle donne e agli uomini della Flotilla perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme”. La risposta dalle navi arriva rapidamente per bocca della responsabile della missione italiana Maria Elena Delia ed è un no secco anche se rispettoso: “Non possiamo accettare questa proposta perché arriva per evitare che le nostre barche navighino in acque internazionali con il rischio di essere attaccati. Noi siamo pronti a valutare delle mediazioni, ma non cambiando rotta perché significa ammettere che si lascia operare un governo in modo illegale senza poter fare nulla”. Da Roma la Flotilla, per bocca di Simona Moscarelli, è anche più esplicita: “Stiamo portando aiuti umanitari ma non è l’obiettivo principale della nostra missione. Il nostro è un atto politico. Vogliamo creare un corridoio umanitario stabile, rompere il blocco navale degli israeliani e vogliamo che questo genocidio cessi il prima possibile”.
Le barche sono partite per rompere il blocco o creare un caso di rilevanza mondiale e condizionare così le scelte dei governi. Per gli attivisti fermarsi ora non avrebbe alcun senso. Tra le forze politiche italiane che supportano Sumud l’intervento di Mattarella viene però recepito con sensibilità parzialmente diverse. I centristi e soprattutto la minoranza riformista del Pd dichiarano a raffica schierandosi senza esitazioni con l’appello del presidente. Elly esita, valuta, si sente ed è “tra l’incudine e il martello”. Alla fine, dopo alcune ore, prende posizione a fianco del Colle ma senza esporsi personalmente, facendo uscire allo scoperto il responsabile Esteri Provenzano, che afferma di condividere tanto le “importantissime parole di Mattarella” quanto il suo appello ai naviganti. Sulle navi i due parlamentari del Pd imbarcati, Annalisa Corrado e Arturo Scotto, fanno la stessa cosa ma con maggiore prudenza: diramano un lungo comunicato in cui applaudano freneticamente il messaggio presidenziale e auspicano che “il dialogo continui”.
Conte non dà consigli. Anche lui esalta Mattarella per aver “rimesso la chiesa al centro del villaggio”, cioè per aver capovolto il giudizio della premier sulla missione e per aver chiarito che l’iniziativa proviene dal Patriarcato e non anche dal governo italiano. Ma per il resto “decidere spetta agli organizzatori”. Lui però, dopo l’appello di Mattarella, suggerisce “un supplemento di riflessione”. Il richiamo di Delia dalla nave rivela che il suggerimento è stato almeno da alcuni accolto. Per la flottiglia la scelta ora non è facile. Tornare indietro significherebbe rinunciare al vero e unico scopo della missione: una resa che verrebbe interpretata non a torto come imposta dalla minaccia di Israele. Andare avanti, a questo punto, significherebbe correre rischi gravi e senza alcuna copertura da parte del governo. Tajani ieri sera è stato esplicito: “Non si puà dire no all’appello di Mattarella. Mi auguro che tutti facciano appello al buon senso e che il no dei militanti diventi un sì. Noi abbiamo fatto tutto il possibile”.
Israele sembra abbia già fatto la sua scelta: dovrebbe evitare nuovi attacchi in acque internazionali ma quando le navi saranno di fronte a Gaza, in acque che Israele considera proprio territorio, le imbarcazioni di Forza 13, l’unità navale israeliana, abborderanno le navi per trasferire gli equipaggi su una sola nave e poi rimpatriarli. Chi dovesse resistere sarebbe arrestato e nella nave con la Stella di David sarebbero già state allestite le celle. Il rischio, in quel momento sarà però elevatissimo. Le navi, ora ferme per un guasto, dovrebbero arrivare di fronte a Gaza tra 5 giorni. Certamente i parlamentari del Pd a bordo e probabilmente non solo loro cercheranno di convincere gli italiani ad accettare la mediazione. La scelta della flottiglia però è del tutto incerta. Alla Farnesina ritengono che la componente più moderata rinuncerà ad andare avanti, quella più radicale andrà avanti e proverà a forzare il blocco costi quel che costi.