La premier contro le barche aggredite
Meloni si scaglia contro la Flotilla: “Non vuole salvare il popolo di Gaza ma attaccare il governo”
“Se le navi forzano il blocco dobbiamo dichiarare guerra a Israele? I leader dell’opposizione devono rispondere”, è l’affondo. Poi il tentativo di sabotaggio: “Cipro disponibile a consegnare i loro aiuti”
Politica - di David Romoli
“Dovremmo dichiarare guerra a Israele se le navi tentano di forzare il blocco e Israele lo impedisce? Mi aspetto una risposta chiara dai leader dell’opposizione. Mi si dica cosa si ritiene che l’Italia debba fare nei vari scenari che si possono realizzare”. La premier spara a zero sulla flottiglia e sull’opposizione, attestandosi su una posizione che è lontana anche da quella Ue che ieri ha appoggiato in pieno “l’impegno umanitario” delle navi dirette a Gaza sottolineando che “nessun uso della forza è accettabile da parte di Israele”.
Certo, Giorgia inaugura la sua conferenza stampa improvvisata da New York esprimendo “condanna totale” per l’attacco israeliano alle navi anche italiane. Assicura che il governo sta indagando per capire bene cosa è davvero successo. Ricorda che il ministro della Difesa Crosetto ha già ordinato alla fregata “Fasano” di avvicinare la flottiglia per portare eventualmente soccorso ma senza che sia previsto “l’uso della forza militare”. Svolto il doveroso compitino, Giorgia passa a colpire chi vuole davvero prendere di mira. La missione della flottiglia è “gratuita, pericolosa, irresponsabile”. Prosegue rincarando: “Non c’è bisogno di rischiare e infilarsi in un teatro di guerra per portare aiuti a Gaza. Richiamo alla responsabilità anche ai parlamentari. Devono lavorare per le istituzioni, non fare in modo che le istituzioni debbano lavorare per loro”.
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Nessun dubbio sui veri obiettivi della flottiglia e della mobilitazione per Gaza: “L’obiettivo non è alleviare la sofferenza di Gaza ma attaccare il governo. Ci saranno altri scioperi e altre violenze: mi pare irresponsabile”. La premier, dopo ore di silenzio, ha dunque deciso di affrontare a muso duro, in schietto stile Trump, un problema che per il governo italiano c’è ed è tanto enorme quanto imprevisto, almeno in questo momento. Meloni e Tajani si aspettavano guai quando la Global Sumud Flotilla fosse arrivata in prossimità di Gaza e avevano già pronta l’argomentazione peraltro già esposta: “Proteggeremo gli italiani ma chi si addentra in una zona di guerra lo fa a proprio rischio e pericolo”. L’attacco invece è arrivato ben lontano da Gaza con una palese intento intimidatorio e forse anche con l’intenzione di “avvertire” l’Italia dopo che Meloni si è detta pronta a riconoscere lo Stato palestinese ma solo con due condizioni che sa in partenza essere destinate a essere respinte da Hamas: l’abbandono della Striscia da parte del gruppo fondamentalista e la liberazione di tutti gli ostaggi.
Per l’opposizione si trattava di una falsa apertura, fatta apposta per farsi dire di no. Ma prima della sfida israeliana, lieve sul piano dei danni materiali, pesantissima su quello politico, la premier se la sarebbe cavata facilmente sbandierando la sua proposta e accusando pertanto Hamas di impedire anche il riconoscimento da parte dell’Italia. Ora tutto è per lei molto più difficile. Non solo il dibattito sul riconoscimento ma anche la questione, più spinosa, del voto italiano sulla proposta di sanzioni commerciali contro Israele avanzata dalla Commissione. Ufficialmente l’Italia non si è ancora espressa. Ha in compenso fatto capire di essere contraria, come anche la Germania, a sanzioni persino se blande come quelle messe sul piatto da von der Leyen.
L’opposizione ieri mattina è davvero insorta. Ha occupato i banchi della presidenza e reclamato un’informativa urgente del governo alla quale il ministro della Difesa Crosetto si è detto subito disponibile. Sarà alla Camera alle 8.30 e poi al Senato. Elly Schein va giù durissima: “È un deliberato attacco al nostro Paese del governo israeliano. La presidente Meloni non può tacere”. Conte è anche più drastico: “È stata colpita una barca battente bandiera italiana. Meloni e Tajani difendano con azioni ferme e risolute la sicurezza di queste persone”. Gli organizzatori della Flotilla italiana hanno convocato un sit-in di fronte a Montecitorio al quale ha aderito subito la Cgil, dichiarandosi pronta allo sciopero generale.
La Usb, galvanizzata dal successo delle manifestazioni e della mobilitazione del 22 settembre, ha già deciso di passare subito a un nuovo sciopero generale. Però non dichiarato in anticipo, “senza preavviso”, per massimizzarne i risultati in termini di paralisi delle città. Salvini, che sull’attacco mantiene il silenzio, promette il pugno di ferro: “Non permetteremo che portino il Paese nel caos”. Tajani si è attaccato al telefono, ha parlato con il ministro degli Esteri israeliano Sa’ar e con quello cipriota per “evitare possibili contrasti violenti tra Israele e Flotilla”. La proposta italiana è che gli aiuti vengano portati a Cipro e di lì a Gaza. Israele e Cipro hanno accettato. La Flotilla non ha ancora risposto ma sembra escluso che accetti di fermarsi a Cipro. La tensione, già elevatissima, potrebbe arrivare alle stelle.