L'intervento

Meloni all’Onu si riposiziona, il discorso contro Israele che “a Gaza ha superato ogni limite”: ma sulla Palestina resta cauta

Esteri - di Carmine Di Niro

25 Settembre 2025 alle 10:29

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Meloni all’Onu si riposiziona, il discorso contro Israele che “a Gaza ha superato ogni limite”: ma sulla Palestina resta cauta

Siamo in presenza di una presidente del Consiglio in versione “Giano bifronte”, una novella “Doctor Jekyll e Mr. Hyde” che nel volgere di poche ore prima sostanzialmente accusa la Global Sumud Flotilla di andarsela a cercare, di aver allestito una missione umanitaria che in realtà come unico obiettivo quello di colpire politicamente il suo governo, e poi dal palco dell’Assemblea generale dell’Onu pronuncia il suo discorso più duro contro Israele.

Se dunque gli attivisti pro-Pal a bordo della Flotilla, per la terza volta colpiti da raid di “origine sconosciuta”, l’ultima ieri notte mentre navigavano in acque internazionali al largo dell’isola di Creta, spingendo il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ad inviare in attività di supporto due fregate della Marina militare, sono “irresponsabili”, dal Palazzo di Vetro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di un Israele che ha “superato i limiti a Gaza”.

La posizione di Meloni su Israele e Gaza

Quando in Italia è notte fonda, la presidente del Consiglio prende la parola all’80esima Assemblea generale delle Nazioni Unite e punta l’indice contro la “ferocia e la brutalità” dell’esercito israeliano, perché “la reazione a una aggressione deve sempre rispettare il principio di proporzionalità”. Un principio che “vale per gli individui, e vale a maggior ragione per gli Stati. E Israele ha superato quel limite, con una guerra su larga scala che sta coinvolgendo oltre misura la popolazione civile palestinese. È su questo limite che lo Stato ebraico ha finito per infrangere le norme umanitarie, causando una strage tra i civili”.

Ma le dichiarazioni più forti, anche considerato la posizione del governo sul riconoscimento dello Stato di Palestina, condizionato al rilascio degli ostaggi ancora nella Striscia e al disarmo di Hamas, che per Palazzo Chigi non può avere ruoli di governo, sono proprio quelle sul futuro Stato palestinese. La presidente del Consiglio sottolinea che “Israele non ha il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese, né di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania al fine di impedirlo. Per questo abbiamo sottoscritto la Dichiarazione di New York sulla soluzione dei due Stati”.

Eppure, va sottolineato ancora una volta, questa posizione “dura” non sposta la posizione del governo sul riconoscimento della Palestina, al contrario di quanto fatto da “big” europei come Francia, Spagna e Gran Bretagna. Un riposizionamento elettorale della premier che, dopo i sondaggi che evidenziano un fronte pro-Pal amplissimo in Italia, favorevole al riconoscimento della Palestina.

Le accuse al Cremlino, l’Onu e i giudici

Sull’aggressione russa all’Ucraina la posizione è invece saldamente atlantica. Mosca, ribadisce Meloni nel suo discorso all’Onu, “ha deliberatamente calpestato l’articolo 2 della carta dell’Onu e ancora oggi non si mostra disponibile a sedere al tavolo della pace con effetti destabilizzanti”.

Guerre, in Medio Oriente come in Ucraina, unite in un fil rouge. La premier non a caso cita Papa Francesco perché, da Kiev a Gaza, passando per gli altri scenari meno “mainstream”, vogliono dire siamo in una “Terza Guerra Mondiale combattuta a pezzi”.

Quindi il passaggio proprio sull’Onu, con le parole più care per la Casa Bianca di Donald Trump. Meloni chiede infatti una riforma delle Nazioni Unite per renderle più efficaci e con maggiori poteri. Perché “multilateralismo, dialogo e diplomazia, senza istituzioni che funzionano come dovrebbero sono solo parole vuote. Dobbiamo riconoscere i nostri limiti”.

Alla base della riforma, secondo la premier, dovrebbero esserci “eguaglianza, democraticità, rappresentatività e responsabilità. Non servono nuove gerarchie e non servono nuovi seggi permanenti”, ma garanzie per tutti.

Infine l’ennesimo attacco al nemico numero uno del governo italiano, i giudici. Una magistratura colpevole di “interpretazioni ideologiche e a senso unico” delle convenzioni e trattati che riguardano i migranti, con quest’ultime che secondo la presidente del Consiglio vanno aggiornate e cambiate, ovviamente in senso più restrittivo.

25 Settembre 2025

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