La protesta in tutta Italia
Italia in piazza per Gaza, contro il massacro è nato un movimento
Un intero paese si è bloccato e ha bloccato le sue attività, per dire “Basta!”. Una enorme e diffusa azione di lotta e di indignazione che ci restituisce speranza in un mondo più umano. Mediterranea c’è, in terra e in mare
Politica - di Luca Casarini
Lunedì è stata una giornata straordinaria. Il primo vero sciopero sociale generale contro il genocidio del popolo palestinese, contro gli orrori e la disumanità dello sterminio e la pulizia etnica, la deportazione e l’uccisione sistematica e quotidiana di donne, uomini e bambini che è stata messa in atto dal governo israeliano a Gaza. Il paese, un intero paese, si è bloccato e ha bloccato le sue attività, la sua vita normale, per dire Basta!. Una enorme e diffusa azione di lotta e di indignazione che ci restituisce speranza in un mondo più umano.
Questa incredibile giornata, resa possibile anche dalla determinazione del sindacalismo di base e di tante organizzazioni della società civile, ha visto la partecipazione attiva di centinaia di migliaia di persone in ogni città, grande e piccola, segnalando l’esistenza in vita di un movimento che va oltre ogni singolo protagonista. Un movimento che ha ben chiaro l’obiettivo: fermare la guerra contro i civili, rifiutare l’idea di un nuovo ordine mondiale basato sulla distruzione del diritto internazionale e di ogni principio di umanità e dignità dell’essere umano. Interrompere ogni complicità e connivenza del nostro paese e dell’Europa intera con i crimini contro l’umanità che tutti i giorni vengono compiuti impunemente dallo Stato di Israele. Rivendicazioni chiare, obiettivi concreti per fermare il massacro di innocenti, presupposto imprescindibile per qualsiasi altra discussione.
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Il sostegno all’azione collettiva della Global Sumud Flotilla, segnala come questo movimento affondi le sue radici sulle pratiche concrete di solidarietà e di umanità. Lo sciopero sociale generale è stato esso stesso una pratica, e non un semplice corteo di testimoni: “bloccare tutto”, a partire dai porti da dove transitano armi e merci per il business di chi ha le mani sporche di sangue, alle stazioni ferroviarie e alle autostrade, per interrompere con i propri corpi la quotidianità del lavoro, del movimento di tutti i giorni. Uno sciopero non è un giorno come gli altri. Serve a fermare e fermarsi, mette in atto una disobbedienza all’ordine imposto di rimanere indifferenti ed impotenti difronte alle scelte politiche di chi ci governa, che ancora una volta e in queste ore storiche di riconoscimento internazionale che un popolo, ogni popolo e anche quello palestinese, esiste e non può essere calpestato e cancellato dalla faccia della terra per decreto di uno Stato, sceglie di stare dalla parte sbagliata della storia, succube di Washington e al servizio di Tel Aviv, non riconoscendo lo Stato di Palestina.
La pratica del blocco, che con l’enorme partecipazione ha bloccato innanzitutto le città, è andata bene in moltissime parti, in altre è stata più difficile e caotica, anche in seguito alle reazioni delle forze di polizia. Ma noi guardiamo la Luna e non il dito: se i governanti e la politica vogliono discutere di “violenza”, cominciamo a farlo dai bambini bombardati e squartati dalle “democratiche” bombe, cominciamo a farlo dai lager in Libia e dagli innocenti fatti morire in mare, e poi certo, confrontiamoci pure. Mediterranea ha scelto di essere in ogni piazza, a partire da venerdì e sabato e continuando con la partecipazione allo sciopero sociale generale. Qualcosa sta cambiando, e ci saranno momenti collettivi di confronto. Un movimento è un movimento, e quando irrompe bisogna navigarci dentro, con fiducia, cura e speranza.
Gli avvoltoi sono già tutti in volo, sperando di trasformarlo in un cadavere, e per farlo metteranno in atto di tutto: insieme alla disumanità e al regime della paura e della guerra, ad essere messo in discussione è il loro potere costituito su questo. Ma intanto, per chi crede come noi nella “cospirazione del bene”, è un grande giorno. Un abbraccio a tutti i fratelli e sorelle, compagni e compagne di viaggio, che abbiamo incontrato ieri nel cammino. Un abbraccio anche a coloro che sono stati feriti o arrestati perché non hanno voluto obbedire. Mediterranea c’è, in terra e in mare.