La spy story
Francia, a processo il sindaco di Saint-Etienne: un sex tape e anni di ricatti per “fare fuori” il suo vice
Esteri - di Carmine Di Niro
È iniziato oggi in Francia uno dei processi più chiacchierati dell’anno: una storia a base di politica, sesso e ricatti. Il processo, che si terrà fino al 26 settembre presso il Tribunale penale di Lione, vede alla sbarra il sindaco di Saint-Etienne Gaël Perdriau, 53 anni e già espulso dai Républicains, il partito della destra gollista francese: l’accusa nei suoi confronti è di aver utilizzato fondi pubblici del Comune per finanziare la realizzazione di un video in cui mostrava il suo ex vicesindaco e rivale politico, Gilles Artigues, mentre si accompagnava ad un escort uomo.
Nei confronti di Perdriau e alcuni stretti collaboratori dell’ex sindaco sono contestati i reati di ricatto, associazione a delinquere e appropriazione indebita di fondi pubblici.
Lo scandalo risale all’agosto del 2022 e lo fa scoppiare la nota rivista online francese Médiapart. Grazie alle confessioni di un “pentito” che racconta del complotto contro Artigues: al centro ci sarebbe un video girato nel gennaio 2014 in cui il vicesindaco si trovava in una stanza d’albergo con un escort.
Un video utilizzato negli anni successivi per fermare le ambizioni politiche di Artigues, noto per essere un politico cattolico centrista e contrario al matrimonio omosessuale. È stato lo dopo la pubblicazione della notizia da parte di Médiapart che Artigues ha sporto denuncia per il ricatto subito, con l’inchiesta che grazie a perquisizioni e intercettazioni ha portato al processo odierno in cui alla sbarra ci sono l’ex sindaco Saint-Etienne Perdriau, il suo ex capo di gabinetto Pierre Gauttieri, l’ex vice all’Istruzione Samy Kéfi-Jérôme e l’ex compagno di quest’ultimo, Gilles Rossary-Lenglet. E proprio lui sarebbe la fonte della rivista francese: dopo la rottura con Samy Kéfi-Jérôme ed esser rimasto senza lavoro per problemi di salute, Rossary-Lenglet si sarebbe presentato al giornale consegnando il sex tape con protagonista Artigues.
Non solo. A Médiapart ha poi raccontato l’accordo politico dietro il ricatto, ovvero l’intesa tra Perdriau e Gauttieri per impedire a Artigues di staccarsi dalla maggioranza e candidarsi contro di lui. Nel piano era stato quindi coinvolto l’assessore all’Istruzione, Samy Kéfi-Jérôme, la “mente” del ricatto a sfondo sessuale: secondo Médiapart quest’ultimo avrebbe posizionato la telecamera nella camera d’albergo di Artigues.
Una trappola finanziata con fondi pubblici, circa 40mila euro usciti dalle casse del Comune con sovvenzioni erogate dalla riserva del sindaco a due associazioni. Due coppie a capo delle associazioni di Saint-Étienne, sospettate di averle utilizzate per pagare gli autori del video in cambio di prestazioni fittizie finanziate dal Comune, sono sotto processo per “abuso di fiducia”.
Il ricatto verrà formalizzato a fine 2016, quando Kéfi-Jérôme convoca Artigues a casa sua e gli mostra il filmato, di circa due minuti, che lo mostra in compagnia dell’escort.
Una operazione simile, svelata sempre da Médiapart, era stata pianificata nell’estate del 2015 contro Michel Thiollière, sindaco della città dal 1994 al 2008, con il quale Gaël Perdriau aveva avuto in passato divergenze politiche. La trappola ideata da Rossary-Lenglet e Gauttieri sarebbe consistita nel comprometterlo seriamente utilizzando una prostituta minorenne, ma il piano non era andato a buon fine.
Perdriau e i suoi avvocati puntano all’assoluzione. Il sindaco ha gradualmente modificato la sua difesa sulla base dei risultati dell’indagine. Inizialmente “estraneo” alla vicenda, l’ex esponente della destra gollista afferma ora di essere vittima di un complotto, ammettendo di aver sentito parlare del video a luci rosse con protagonista Artigues. “Se non fosse stato convinto della sua innocenza, non sarebbe rimasto sindaco. Lasciando l’incarico, avrebbe scagionato i suoi detrattori”, ha detto Luciani, uno degli avvocati del sindaco, a BFMTV.