L'addio all'attore francese

Jacques Charrier, il ragazzo ardente che aveva combattuto dalla parte sbagliata

Da astro nascente del cinema, e marito di Brigitte Bardot, Charrier si era ritirato in Bretagna a vita privata. Nel suo “Tiro al piccione” il ritratto di un ragazzo ardente, che aveva combattuto dalla parte sbagliata

Spettacoli - di Duccio Trombadori

18 Settembre 2025 alle 15:00

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Jacques Charrier, il ragazzo ardente che aveva combattuto dalla parte sbagliata

La scomparsa di Jacques Charrier in Bretagna dove si era ritirato a vivere dopo essere stato promessa del cinema francese e primo marito di Brigitte Bardot, mi ha riportato alla mente una delle sue. prove cinematografiche più importanti: fu protagonista del film Tiro al piccione di Giuliano Montaldo (1961),una rara testimonianza del crollo italiano nella guerra ‘43-’45, con l’esperienza ansiosa e senza speranza di giovani militi della RSI alle prese con la guerriglia partigiana. Il film era tratto dall’avvincente racconto-emblema dal titolo omonimo scritto da Giose Rimanelli, che raccontò la tragedia italiana vissuta dalla parte “sbagliata”.

Ho conosciuto Charrier in Bretagna a Saint Briac sur Mer dove viveva e dipingeva composizioni di forme astratte di gusto geometrizzante. Eravamo vicini di casa ci si vedeva nella piazzetta al cafe de la Poste. Era gentile, riservato e un po’ scontroso. Con me si aprì ad un sorriso di nostalgia quando gli ricordai il film dí Giuliano Montaldo Tiro al piccione e il comune amico Franco Balducci che con lui recitava la parte del milite della RSI braccato dai partigiani. Ne parlammo a lungo tanto quanto di Giovanna Ralli che fu sua compagna nel film Carmen di Trastevere, e ci sembrava di tornare davvero al mondo di una perduta gioventù. Il romanzo di Giose Rimanelli, tanto quanto il film di Montaldo, sono stati quasi schivati dalla critica più conformista per il resoconto crudo, non retorico, della condizione umana di una generazione di italiani, lacerata nella coscienza dopo la catastrofe del fascismo. Come il film, ecco oggi la ristampa del libro che porta a richiamo l’immagine del giovane Jacques Charrier. È’ il migliore omaggio alla sua memoria di lui come attore e come gentile persona da non dimenticare.

Rimanelli, che trasse ispirazione dalla propria esperienza scrivendo il romanzo all’indomani della guerra, indossò la camicia nera e combatté per la Repubblica di Salò. Come il suo protagonista, era meno che ventenne. «[…] Tu provi disgusto della guerra, delle azioni che commettete contro la gente, ma non riesci a capire come stanno le cose. Non riesci a vedere chiaro. […]» Dopo lo sbarco degli americani in Sicilia, i tedeschi stanno abbandonando le posizioni nel Sud Italia. Marco, diciassettenne molisano, è ossessionato dalle camionette tedesche che passano sulla strada lasciando il paese. E così, una notte, senza averlo premeditato, si mette sulle loro tracce . Marco si ritrova dapprima volontario nell’esercito tedesco, da cui riesce a fuggire senza trovare una vera libertà: diventa un soldato repubblichino. Ancora ragazzo e senza una preparazione, impara a tenere in mano un’arma per sparare prima di essere colpito.

Privo di ambizioni, incapace di immaginare un futuro, Marco vorrebbe lasciare l’esercito per vivere tranquillo, ma non ha scelta e vive in perdita, convinto come molti di essere arrivato al suo ultimo giorno. «Vorrei rivestirmi per sempre coi panni civili,» dissi. «Con la divisa è come se fossi eternamente sporco». Non c’è alcuna convinzione ideologica in Marco Laudato, che non è un eroe, non ha alcun ideale a cui aggrapparsi, se non la propria giovinezza. La sua età diventa, nel romanzo, uno schermo che da un lato ha l’effetto di una giustificazione e dall’altro rende centrali le emozioni. Marco è un ragazzo, vive amori assoluti e stringe amicizie fraterne, che coinvolgono anche il lettore. D’altra parte, se le prese di distanza dal fascismo apparivano e appaiono necessarie, Tiro al piccione non è soltanto la storia di un giovane soldato che visse la guerra «dalla parte sbagliata».

È il punto di vista di una generazione priva di riferimenti e incosciente, che attraversa la guerra e vive il dopoguerra nella vergogna di aver vissuto senza aver scelto e potuto scegliere. «Scusatemi tanto, non l’ho fatto apposta». Ma quelli insisteranno; vorranno che io racconti e rida nelle barbarie, perché ho visto il mondo e ho fatto la guerra. E io dovrò dire con molta vergogna: «Scusatemi tanto, non so più ridere né raccontare».

18 Settembre 2025

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