Dopo la morte del giovane Maga

Meloni e l’omicidio Kirk, la premier si proclama martire e grida alla persecuzione in vista delle Regionali

L’intemerata dal palco di Vox: “Sinistra violenta, non ci faremo intimidire”. In vista delle regionali, a destra è una gara surreale a chi si dichiara più bullizzato

Politica - di David Romoli

16 Settembre 2025 alle 07:00

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Meloni e l’omicidio Kirk, la premier si proclama martire e grida alla persecuzione in vista delle Regionali

La costruzione del martire procede a passo di carica e non c’è leader della destra mondiale che non aggiunga il suo tocco. Oggi il Charles Kirk Show, orfano del conduttore assassinato, sarà diretto dal vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in persona: “Unitevi a me per rendere omaggio al mio amico”, esorta Vance, dopo aver personalmente scortato la bara di Kirk sull’Air Force 2. È allo stesso tempo un ulteriore passo nella edificazione del mito fondativo di una destra occidentale unita nel nome del martire, fenomeno in una certa misura inedito, e la rivendicazione esplicita di un’eredità. Vance, l’autore di American Hillbilly, ritiene di avere tutte le carte in regola per fare suoi i vastissimi consensi di cui godeva l’ucciso.

Si unisce al gruppone transnazionale persino Bibi Netanyahu:Anche io sono minacciato dalla violenza politica come Charles Kirk”. Non importa quanto poco la figura sfuggente e psicolabile di Taylor Robinson, il killer, si presti all’identikit dell’assassino politico motivato dall’ideologia leftist. La destra intende sfruttare fino all’ultima goccia di sangue l’assassinio di Kirk. Lo sta già facendo e non si fermerà. Colpevole è comunque la sinistra tutta, inclusa quella moderatissima e poco importa se si tratta di partiti e leader che mai si permetterebbero accenni anche vaghissimi alla violenza politica. Basta la critica rivolta alla destra, basta dichiararsi antifascisti o mettere in campo denunce pesanti per contribuire a creare “il clima d’odio” che sfocia poi nel sangue.

È così ovunque ma in Italia anche più che altrove. La premier, dal palco di Vox, dà il la: “Ecco da che parte stanno violenza e intolleranza. Non ci lasceremo intimidire”. Il coro rilancia e amplifica. Il fedelissimo Donzelli si considera vittima di “una violenza contro di noi incoraggiata da parole dette in parlamento e in Tv”. Il ministro Zangrillo, contestato alla festa dell’Unità di Torino scomoda l’orbace: “Fascista non è il governo ma chi ti invita a casa sua e poi ti insulta”. C’è il Salvini disgustato “non solo dagli sghignazzi ma anche dai silenzi” ma anche minaccioso. “Dopo questo omicidio cambia il mondo”. E c’è soprattutto il generale Vannacci che perentorio supera tutti: “La violenza è sempre a sinistra”. Per Renzi, e chissà che non abbia ragione, le intemerate di una Meloni tornata a essere la pasionaria della destra estrema dei vecchi tempi derivano proprio dalla paura di essere “superata a destra” dall’astro nascente in divisa.

Le richieste di “moderare i toni e non sfruttare l’omicidio”, come dice Conte, sono tanto ovvie quanto destinate a cadere nel vuoto. L’occasione è troppo ghiotta per non essere adoperata a man bassa. Il problema, in realtà, è come il governo di destra intenda “sfruttare l’omicidio”. Certamente puntando il dito contro i rivali politici, a volte, come sempre, evocando il terrorismo degli anni 70, anche se è difficile immaginare una distanza maggiore di quella che separa i gruppi armati di allora, nati comunque da un grande movimento di massa, dall’assassino psicolabile dello Utah. Ma questo tutto sommato è repertorio. La tentazione che trapela dal “Non ci faremo intimidire” della premier al martellamento sui redivivi “cattivi maestri” è quella di una stretta drastica contro l’opposizione considerando la semplice critica acuminata un incentivo alla violenza e figurarsi poi le manifestazioni di piazza.

Certo, contrastare questa campagna bugiarda sarebbe più facile se la sinistra non reagisse limitandosi a capovolgere le requisitorie accusando con le stesse parole e gli stessi toni gli esponenti della destra di essere i veri responsabili del “clima d’odio” che avrebbe armato la mano di Taylor Robinson. Chiedere di abbassare i toni e non cedere sempre alla propaganda più facile, cioè quella più urlata, è certamente giusto anche se nell’età dei social l’obiettivo sembra fuori portata. Ricominciare a considerare qualsiasi opinione legittima, pur se del tutto condannabile, e restituire alle parole quel che è delle parole e ai gesti, o alle armi, quel che è loro aiuterebbe anche di più.

16 Settembre 2025

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