I risultati
Elezioni in Norvegia: trionfo dei laburisti, ma l’estrema destra raddoppia i consensi
Esteri - di Redazione Web
Il Partito Laburista del primo ministro Jonas Gahr Støre ha rivendicato la vittoria nelle elezioni generali di lunedì in Norvegia. Manifestazioni di entusiasmo si sono verificate a Oslo, con Støre che ha ringraziato i suoi sostenitori e ha affermato, come riporta l’emittente VG, che la vittoria dimostra che “è possibile per i partiti socialdemocratici vincere le elezioni anche con l’ascesa delle forze di destra in Europa”. La leader dei Conservatori, Erna Solberg, si è scusata per il risultato deludente del suo partito, che è scivolato al terzo posto in Parlamento, dietro al Partito del Progresso, che ha ottenuto il miglior risultato di sempre in un’elezione nazionale.
I risultati definitivi sono attesi per oggi e probabilmente saranno seguiti da settimane di negoziati per costruire una coalizione e definire le posizioni in Cabina di governo, prima che il Re Harald possa giurare un nuovo governo. Nonostante l’ottimismo di Støre, dai fiordi arriva però un vento gelido e sferzante, che conferma il trend in voga tra le due sponde dell’Atlantico: l’estrema destra cresce ovunque, a scapito della destra conservatrice stessa, reputata ormai dai più troppo tiepida e democratica. Le elezioni hanno visto infatti in auge anche il Partito del Progresso (FrP), che a dispetto del nome è un partito populista anti-immigrazione guidato da Sylvi Listhaug, il quale ha più che raddoppiato i suoi consensi rispetto al 2021, con quasi il 24% dei voti, un livello senza precedenti.
Spinto dal voto dei giovani, soprattutto tra gli uomini, è diventato la principale forza di opposizione, ben al di sopra dei conservatori dell’ex Primo Ministro Erna Solberg. “Stasera festeggeremo il miglior risultato di sempre e il mio obiettivo è che questo sia solo l’inizio”, ha esultato Sylvi Listhaug. Mentre si congratulava con Støre, ha affermato che i prossimi quattro anni sarebbero stati “difficili per le persone e il mondo degli affari”. In una nazione prospera di 5,6 milioni di persone, la campagna elettorale si è concentrata principalmente su questioni interne come il potere d’acquisto, la disuguaglianza, i servizi pubblici e la tassazione. Politicamente moribondo solo pochi mesi fa, al punto che è sorta la questione della sua successione, Støre è riuscito a riprendersi. Con la sua precedente esperienza come primo ministro e ministro degli Esteri, ha beneficiato della sete di stabilità degli elettori scossi dall’elezione di Donald Trump, dai dazi e dalla guerra in Ucraina, secondo il politologo Johannes Bergh. Ma in controluce, l’ascesa di Listhaug, la donna che pretendeva di emulare le sensazioni dei migranti che affogano nel Mediterraneo, immergendosi però con una tuta termica, inquieta e non poco.