La testimonianza dell'Unicef
A Gaza l’inferno in terra, la fame divora i bambini e Israele ne va fiero: “L’inimmaginabile è già realtà”
"Ultimo rifugio per le famiglie nel nord della Striscia, sta velocemente diventando un luogo dove l'infanzia non può sopravvivere"
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
L’inimmaginabile a Gaza City è già iniziato. L’Unità lo racconta attraverso la dichiarazione testimonianza di Tess Ingram, Communication Manager dell’Ufficio Regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa da Gaza.
Gaza City, 5 settembre 2025. Racconta Ingram: “Gaza City, l’ultimo rifugio per le famiglie nel nord della Striscia di Gaza, sta velocemente diventando un luogo dove l’infanzia non può sopravvivere. È una città di paura, fuga e funerali. Il mondo sta lanciando l’allarme su ciò che potrebbe comportare un’intensificazione dell’offensiva militare a Gaza City: una catastrofe per circa un milione di persone che ancora vi risiede. Sarebbe una tragedia inimmaginabile e dobbiamo fare tutto il possibile per impedirla. Ma non possiamo aspettare che l’inimmaginabile si sia verificato per agire. A Gaza City, in 9 giorni, ho incontrato famiglie che sono fuggite dalle proprie case per paura – già sfollate, ora sfollate di nuovo – arrivando con nient’altro che i vestiti che indossavano. Ho incontrato bambini che sono stati separati dai loro genitori in quel caos. Madri i cui figli erano morti di fame. Madri che temono che i loro figli saranno i prossimi. Ho parlato con bambini ricoverati in ospedale, i loro piccoli corpi lacerati dalle schegge. Questo scenario impensabile non è imminente: è già realtà. L’escalation è in corso.
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Il crollo dei servizi essenziali sta lasciando i più giovani e vulnerabili a lottare per la sopravvivenza. Solo 44 dei 92 centri di trattamento nutrizionale ambulatoriale sostenuti dall’Unicef a Gaza City sono ancora funzionanti, privando migliaia di bambini malnutriti di oltre la metà delle risorse vitali da cui dipendono per combattere la carestia. Il nostro team sta facendo tutto il possibile per aiutare i bambini. Ma potremmo fare molto di più, raggiungere ogni bambino qui, se le nostre operazioni sul campo fossero consentite su larga scala e disponessimo di finanziamenti adeguati.
La vita dei palestinesi qui viene smantellata, in modo costante e inesorabile. La sofferenza dei bambini nella Striscia di Gaza non è casuale. È la conseguenza diretta di scelte che hanno trasformato Gaza City e l’intera Striscia in un luogo in cui la vita delle persone è sotto attacco, da ogni angolazione, ogni giorno. Ad esempio, gli ospedali di Gaza City sono in ginocchio. Degli 11 ospedali parzialmente funzionanti, solo cinque dispongono ancora di unità di terapia intensiva neonatale. Le 40 incubatrici disponibili funzionano al 200% della loro capacità, il che significa che ben 80 neonati lottano per la vita in macchinari sovraffollati, dipendendo completamente da generatori e forniture mediche che potrebbero esaurirsi da un momento all’altro. Come possono sopravvivere a un ordine di evacuazione? Questi dati sono tutti nuovi, ma mi sembra di dire qualcosa che già si sa. Perché abbiamo già visto questa situazione a Rafah, a Khan Younis, nel nord. Sappiamo da tempo che la cosiddetta zona sicura, Al Mawasi, non è sicura. Che i bambini vengono uccisi o mutilati nel sonno, quasi ogni notte.
La malnutrizione e la carestia stanno indebolendo il fisico dei bambini, mentre lo sfollamento li priva di riparo e cure e i bombardamenti minacciano ogni loro movimento. Questo è lo scenario della carestia in una zona di guerra, ed era ovunque guardassi a Gaza City. Basta un’ora in una clinica nutrizionale per fugare ogni dubbio sull’esistenza o meno di una carestia: sale d’attesa affollate, genitori in lacrime, bambini che combattono il doppio fardello della malattia e della malnutrizione, madri che non possono allattare, neonati che perdono la vista, i capelli e la forza di camminare.
La storia è sempre la stessa: una ciotola al giorno dalla mensa comunitaria, quasi sempre lenticchie o riso, condivisa tra i membri della famiglia, con i genitori che saltano i pasti affinché i bambini possano mangiare. Nessuna sostanza nutritiva. Nessun’altra opzione: gli aiuti sono scarsi e il mercato è troppo costoso. Senza un accesso immediato e maggiore al cibo e alle cure nutrizionali, questo incubo ricorrente si aggraverà e sempre più bambini moriranno di fame. Un destino che è del tutto evitabile. Chiediamo alla comunità internazionale, in particolare agli Stati e alle parti interessate che esercitano influenza, di usare la loro influenza per porre fine a tutto questo. Se non ora, quando? Perché il costo dell’inazione si misurerà in vite di bambini sepolti dalle macerie, malnutrite a causa della fame e messe a tacere prima ancora di aver avuto la possibilità di parlare. L’inimmaginabile a Gaza City è già iniziato”.
Ma per chi governa Israele non è ancora abbastanza. «Le porte dell’inferno si sono aperte a Gaza. Viene dato il primo avviso di evacuazione a un palazzo di terroristi nella città di Gaza prima di un attacco. Quando la porta si aprirà, non si chiuderà più e l’attività delle Idf aumenterà, finché gli assassini e gli stupratori di Hamas non accetteranno le condizioni poste da Israele per porre fine alla guerra, in primo luogo il rilascio di tutti gli ostaggi e il disarmo, altrimenti saranno distrutti». Lo ha scritto su X il ministro della Difesa israeliano Israel Katz.
Dall’inizio della guerra oltre 19mila bambini palestinesi sono morti sotto le bombe, o per fame o per mancanza di cure a Gaza. L’inferno è già in terra, ministro Katz. E Lei ne va fiero.