Sottosopra

Quante Flotilla servono al mondo: il vento che soffia su quelle vele si chiama umanità

Pacifiche, nonviolente, le barche portano a Gaza, nel cuore della barbarie israeliana, il soffio dell’altruismo e della solidarietà contro l’indifferenza

Editoriali - di Mario Capanna

7 Settembre 2025 alle 08:45

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AAP Photo/Salvatore Cavalli – ASSOCIATED PRESS / LAPRESSE
AAP Photo/Salvatore Cavalli – ASSOCIATED PRESS / LAPRESSE

Se non mettiamo noi stessi al servizio dell’umanità, chi altri dovremmo servire (J. Adams)

Due avvenimenti, ravvicinati nel tempo e alquanto diversi: il vertice di Tianjin in Cina e la Flotilla che fa vela verso Gaza. Al di là della lontananza geografica indicano contenuti vicini in termini ideali e politici.

La Global Sumud Flotilla – “sumud”, in arabo, significa “resistenza”, “resilienza” – esprime l’insorgere della coscienza dei popoli europei contro la disumanità della carneficina antipalestinese. Il suo carattere internazionalista, per la composizione degli equipaggi e per la finalità che si propone, mostra che le società civili dell’Ue sono in grado di sviluppare un benefico antagonismo rispetto alla collusione complice dei propri governi con il comportamento omicida di Israele Usa.

Ammirevoli la presenza a bordo di quattro parlamentari italiani e il ragguardevole esempio di civismo di Genova, Palermo, Catania, che hanno fatto a gare nel donare cibo e medicine per i derelitti di Gaza. Le barche non portano solo aiuti e beni di prima necessità a un popolo martoriato: recano in particolare, in modo non violento, un ideale profondo di fratellanza e di pace contro la disumanità assassina della guerra e dello sterminio.

Uno dei ministri fascisti di Netanyahu ha dichiarato che i naviganti della Flotilla saranno “trattati come terroristi”. Da che pulpito la predica… È l’accecamento della ragione. So di illudermi, ma pensate per un attimo se Israele accogliesse in modo tranquillo le barche, e i suoi soldati facessero a gara nel portare ai palestinesi di Gaza i viveri che esse trasportano… Sarebbe la rivoluzione della ragione, Israele stupirebbe il mondo. Purtroppo non avverrà. Comunque si concluderà la vicenda, lo smacco per il governo sionista sarà elevato, e la Flotilla resterà come un segnale nobilissimo di altruismo e di ricerca della pacifica convivenza fra i popoli. Il primato dell’umanità contro la disumanità.

Il vertice che si è svolto in Cina, e che ha visto la partecipazione dei Paesi più popolosi della Terra insieme a molti altri del sud del mondo, ha segnato per molti aspetti uno spartiacque. Non a caso ha visto la… benedizione del segretario dell’Onu Guterres.

Si è trattato di un deciso passo in avanti del multipolarismo – in alternativa al declinante unipolarismo statunitense – per opera principalmente dei tra maggiori Paesi Brics: Cina, India, Russia. I legami, divenuti più stretti, fra le tre grandi nazioni mirano a costituire la base di quel Sud globale del mondo che tende a svilupparsi in modo autonomo e pacifico, sempre più riluttante a condizionamenti, minacce e ricatti da parte dell’Occidente.

Certo, non sarà una passeggiata, ma la… Flotilla della collaborazione planetaria intende mettersi a navigare con determinazione. Questo indica il presidente cinese Xi Jinping, quando rileva che “la cooperazione premia tutte le parti”, di contro “alla rivalità a somma zero”: la collaborazione come condizione che permetta al mondo di “vivere in armonia ed evitare che le tragedie della storia si ripetano”.

Peccato che abbia pronunciato quelle parole nel corso della grandiosa parata militare in Piazza Tienanmen, organizzata per celebrare la liberazione dall’occupazione giapponese. Certo, lo sfoggio di armi moderne sofisticate, talune persino avveniristiche, è servita a dire che la Cina “è salda sulle proprie gambe e non teme nessun bullo” (chiaro il riferimento a Trump). La contraddizione è che in questo modo si rimane all’interno della logica di potenza.

E il policentrismo delle multipotenze, senza il protagonismo delle masse dei cittadini mantenuti nella condizione di passività, non è affatto detto che ci ponga al riparo dalle guerre, data soprattutto l’aggressività Usa e Ue. Occorre una rivoluzione di pensiero: mettere al primo posto il ruolo delle persone e dei popoli, al di là delle cancellerie e dei governi. E coltivare a tutti i costi la pace, in modo da rendere la guerra tabù.

Per raggiungere questo traguardo è necessario che molte… Flotille si mettano a navigare.

7 Settembre 2025

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