L'intesa

Xi Jinping e Putin siglano il “patto dell’oro nero”, la tela della Cina abbraccia il mondo ma in Italia si parla di D’Alema

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

5 Settembre 2025 alle 15:00

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In this photo provided by the North Korean government, from left, Russian President Vladimir Putin, Chinese President Xi Jinping and North Korean leader Kim Jong Un walk to attend a military parade marking the 80th anniversary of the end of World War II at the Tiananmen Square in Beijing Wednesday, Sept. 3, 2025. Independent journalists were not given access to cover the event depicted in this image distributed by the North Korean government. The content of this image is as provided and cannot be independently verified. (Korean Central News Agency/Korea News Service via AP)
In this photo provided by the North Korean government, from left, Russian President Vladimir Putin, Chinese President Xi Jinping and North Korean leader Kim Jong Un walk to attend a military parade marking the 80th anniversary of the end of World War II at the Tiananmen Square in Beijing Wednesday, Sept. 3, 2025. Independent journalists were not given access to cover the event depicted in this image distributed by the North Korean government. The content of this image is as provided and cannot be independently verified. (Korean Central News Agency/Korea News Service via AP)

A Pechino si è realizzato il “patto dell’oro nero”, tra Cina e Russia. Mosca e Pechino hanno firmato accordi per la fornitura di gas e petrolio. Lo ha annunciato il ministro dell’Energia russo Sergey Tsivilyov in un’intervista alla televisione Rossiya-24 durante l’Eastern Economic Forum dando conto dei risultati della missione di quattro giorni appena conclusa in Cina da Vladimir Putin. “Abbiamo firmato accordi per un volume totale di forniture di gas pari a 106 miliardi di metri cubi all’anno alla Cina. Questa è un’alternativa enorme alle nostre forniture all’Europa, che i partner europei rifiutano di propria iniziativa”, ha affermato. Inoltre, un accordo è stato firmato anche “da Rosneft e dalle sue controparti cinesi per la fornitura aggiuntiva di 2,5 milioni di tonnellate di petrolio attraverso il Kazakistan”, ha affermato il ministro.

Nei giorni scorsi, inoltre, Gazprom ha firmato con la Cina un accordo “giuridicamente vincolante” per la costruzione del gasdotto Power of Siberia 2 e di quello di transito Soyuz Vostok attraverso la Mongolia, un mega progetto capace di trasportare almeno 50 miliardi di metri cubi annui per soddisfare l’inesauribile richiesta di energia del Dragone. L’intesa – da lungo in stallo per le resistenze Pechino contro l’eccessiva esposizione su una singola fonte di approvvigionamento energetico – è stata annunciata il 2 settembre dai media russi, citando il numero uno del gruppo Gazprom, Alexey Miller. L’ipotesi di passi in avanti era maturata con il trilaterale tra Putin, il presidente Xi Jinping e quello mongolo Ukhnaa Khurelsukh. Nessun annuncio ufficiale o commento è stato finora fatto da Pechino.

Gazprom e il colosso statale cinese degli idrocarburi China National Petroleum Corporation (Cnpc), durante la visita di Putin a Pechino hanno firmato poi un accordo per aumentare le forniture annuali attraverso il Power of Siberia e per rafforzare la rotta dell’Estremo Oriente. Miller ha quindi chiarito che le due compagnie hanno concordato di portare le spedizioni di gas da 38 a 44 miliardi di metri cubi attraverso Power of Siberia e da 10 a 12 miliardi con il potenziamento della rotta dell’Estremo Oriente. Una boccata di ossigeno per le casse del Cremlino sfiancate dalla guerra.

È sull’energia soprattutto, la più colpita dalle misure interdittive dell’Ovest, che riparte la collaborazione come ha dimostrato la bilaterale con Putin, concordano fonti diplomatiche ed esperti di geopolitica. Quella stessa fame di energia ha spinto l’indiano Narendra Modi, a riavvicinarsi alla Cina di Xi Jinping dopo essere stata duramente sanzionata da Donald Trump sugli approvvigionamenti dalla Russia.

La centralità della Cina nel tessere la rete di relazioni, soprattutto economiche, con Stati ai quali gli Usa guardano con ben altri occhi e che della Cina hanno bisogno è palese. Se Pechino si sfilasse all’improvviso la Russia di Putin impegnata in Ucraina cadrebbe in ginocchio. Per non parlare della Corea del Nord e dell’Iran.

Annota, Giorgio Cuscito, analista di Limes, profondo conoscitore della realtà cinese: “Le celebrazioni tenute il 3 settembre a Pechino per l’80° anniversario della fine della seconda guerra mondiale e il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) hanno costituito la plastica rappresentazione di come Xi Jinping vorrebbe il sistema internazionale a seguito della transizione americana: la Repubblica Popolare Cinese come perno dell’Eurasia, con una sfera d’influenza che dai mari rivieraschi si irradia verso Oceania e Asia Centrale; la Russia quale socio minoritario dell’Impero del Centro; la Corea del Nord minacciosa ma non al punto da destabilizzare gli interessi di Pechino; la riunificazione con Taiwan quale compimento del ‘risorgimento della nazione’ cinese; il Giappone confinato nel ruolo di attore minore”.

Può piacere o no, ma una cosa è certa: la tela di Xi Jinping abbraccia il mondo. Ma in Italia si preferisce dissertare sulla presenza di Massimo D’Alema alla parata di Pechino.

5 Settembre 2025

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