La parata per l'80° anniversario della fine della II Gguerra Mondiale

A Pechino nasce la grande Eurasia di Putin e Xi, Trump: “Cospirate contro gli Usa”

Oltre al presidente russo, presenti il nordcoreano Kim Jong-un con altri 23 leader del Sud del mondo (tra cui il presidente iraniano). “La Cina non si lascia intimidire”, ha detto Xi. E Trump accusa: “Cospirate contro gli Usa”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

4 Settembre 2025 alle 12:00

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A Pechino nasce la grande Eurasia di Putin e Xi, Trump: “Cospirate contro gli Usa”

Il presidente cinese Xi Jinping con alla sua destra il russo Vladimir Putin e alla sua sinistra il leader nordcoreano Kim Jong-un, affiancati da 23 capi di Stato e di governo del Sud del mondo, tra cui l’iraniano Masoud Pezeshkian, il bielorusso Aleksandr Lukashenko e il capo della giunta militare birmana Min Aung Hlaing, per assistere alla gigantesca parata militare voluta da Pechino per celebrare la vittoria sul Giappone e la fine della Seconda Guerra Mondiale 80 anni fa.

Missili, caccia e altre attrezzature militari cinesi, alcuni dei quali esposti al pubblico per la prima volta, sono stati mostrati nella grande parata che si è tenuta a Pechino in occasione dell’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Tra queste, figuravano armi strategiche terrestri, marittime e aeree, attrezzature avanzate per la guerra di precisione e droni. Aerei da guerra ed elicotteri hanno sorvolato il cielo in formazione. Le truppe hanno sfilato al passo del presidente Xi Jinping, che guida il Partito Comunista e dirige l’esercito in qualità di presidente della Commissione Militare Centrale. Tra il pubblico erano presenti circa venti leader stranieri, tra cui diversi provenienti dal Sud-Est asiatico e alcuni dall’Africa e dall’Asia meridionale. Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è arrivato solo poche ore prima della parata, dopo essere stato ritardato dalle proteste nel suo Paese contro i privilegi dei parlamentari. Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha fatto un raro viaggio all’estero per partecipare. È stato affiancato dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente dell’Iran, tra gli altri.

«La rinascita della nazione cinese è inarrestabile e la nobile causa della pace e dello sviluppo dell’umanità trionferà sicuramente», ha poi proclamato Xi nel suo discorso alla nazione. La Cina – ha detto – «non si lascia mai intimidire da nessun bullo», un’eco, questa, del suo intervento di lunedì al summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) a Tianjin, dove aveva criticato il «comportamento prepotente» di altri Paesi. Sullo sfondo delle tensioni geopolitiche e della guerra commerciale scatenata da Washington, senza mai nominare gli Stati Uniti o Taiwan, ha poi ammonito che «l’umanità si trova ancora una volta di fronte a una scelta tra pace e guerra, dialogo o scontro, vittoria per tutti o gioco a somma zero», sottolineando che il popolo cinese «sta fermamente dalla parte giusta della storia». E ha chiesto di impedire il ripetersi di «tragedie storiche» come quella che ha visto milioni di cinesi morire per mano delle truppe giapponesi più di 80 anni fa.

La Grande Eurasia a trazione cinese non piace neanche un po’ al tycoon. Il presidente americano Donald Trump ha accusato il presidente cinese Xi Jinping, il leader del Cremlino Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong-un di “cospirare” contro gli Stati Uniti. «Portate i miei più sentiti saluti a Vladimir Putin e Kim Jong-un, mentre cospirate contro gli Stati Uniti d’America», ha scritto Trump su Truth Social rivolgendosi a Xi. Nessuno dei tre leader ha avuto tali pensieri. «Vediamo l’ironia del commento di Trump»: il Cremlino, tramite il consigliere presidenziale Yury Ushakov, ha risposto così alle accuse di cospirazione contro gli Usa rivolte dal presidente Trump al presidente russo Vladimir Putin e al leader nord-coreano Kim Jong-un, mentre si trovano a Pechino per le commemorazioni dell’80esimo anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale. «Tutti comprendono il ruolo che l’amministrazione Trump gioca negli attuali accordi internazionali», ha sottolineato Ushakov.

Il progetto della Grande Eurasia si propone di unire Russia, Cina e gli Stati post-sovietici dell’Asia centrale — potenzialmente insieme a Mongolia, Iran, Pakistan e India — in un nuovo spazio geopolitico che ambisce alla co-premiership globale. Definita da alcuni analisti come una delle narrazioni più importanti dello sviluppo delle relazioni internazionali della prima metà del XXI secolo, la Grande Eurasia è divenuta via via un elemento ricorrente nel discorso politico russo, simbolo di una Russia che auspica il riconoscimento dello status di potenza centrale nello spazio eurasiatico. Attraverso il discorso della Grande Eurasia, la Russia viene riconcettualizzata da potenza europea periferica — e, di conseguenza, ai margini del club europeo — per divenire a tutti gli effetti un attore centrale in una nuova Eurasia, la cui geografia appare costruita discorsivamente dalla Russia stessa. Tutto questo avviene mentre l’Europa dei “volenterosi” litiga su soldati e minatori da schierare in Ucraina. E gioca di rimessa nella “guerra dei dazi” scatenata da Trump.

4 Settembre 2025

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