L’ultima atrocità di Israele

Ennesima strage di Israele, 5 bambini uccisi in fila per l’acqua

I piccoli erano in fila per riempire le taniche nella zona di al-Mawasi e sono stati vittime di un attacco con droni, che ha ucciso in tutto 7 persone che aspettavano gli aiuti. Lo Iags: “È genocidio, basta crimini contro l’umanità”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

3 Settembre 2025 alle 15:00

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Ennesima strage di Israele, 5 bambini uccisi in fila per l’acqua

Gaza, la morte è il pane quotidiano. È di almeno 78 morti il bilancio dei palestinesi uccisi negli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza dall’alba di ieri, 42 dei quali a Gaza City. Lo riporta al Jazeera, citando fonti ospedaliere secondo cui 20 delle persone uccise erano in cerca di aiuti umanitari. Almeno 7 persone, fra cui 5 bambini che erano in coda per l’acqua, sono rimaste uccise in un attacco israeliano con droni avvenuto nella zona di al-Mawasi, nel sud di Gaza, vicino Khan Younis. Lo riferisce Al Jazeera citando una fonte dell’ospedale Nasser. L’emittente riporta che il portavoce della Protezione civile di Gaza Mahmoud Basal ha pubblicato una foto dei corpi di cinque bambini, insieme a un’immagine della macchia di sangue nel luogo in cui sono stati uccisi. “Erano in fila per riempire delle taniche d’acqua nella zona di al-Mawasi, descritta come “sicura”, quando le forze di occupazione li hanno presi direttamente di mira, trasformando la loro ricerca di vita in un nuovo massacro”, ha affermato Basal.

L’Idf ha diffuso un messaggio urgente alla popolazione in vista dell’estensione dei combattimenti all’interno della città di Gaza, in cui avverte che ad al Mawasi saranno forniti servizi potenziati, con particolare attenzione all’accesso alle cure mediche, all’acqua e al cibo. “Per la vostra sicurezza, vi avvertiamo: avvicinarsi o tornare nelle zone di combattimento e nelle aree di attività dell’Idf mette in pericolo la vostra incolumità”, si legge nel messaggio dell’esercito. L’area di al-Mawasi, sulla costa dell’enclave, è lunga 14 chilometri, larga un chilometro e costituisce circa il 3% della Striscia. Ed è qui che 7 palestinesi (5 bambini) sono stati uccisi mentre erano in coda per l’acqua. Sarebbe questa la zona “sicura” per l’”esercito più morale del mondo”.

Rimarca Valeria Talbot, responsabile del Centro Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI: “A quasi due anni dall’inizio della guerra a Gaza la catastrofe umanitaria e la distruzione nella Striscia hanno raggiunto proporzioni immani. A marzo le Nazioni Unite indicavano in oltre 50 miliardi i costi della ricostruzione – oltre il 70% delle abitazioni è stato distrutto – e un anno prima stimavano un periodo di 14 anni per la rimozione delle macerie dal territorio palestinese. Oggi queste cifre potrebbero essere con buona probabilità riviste al rialzo. Mentre avanza l’offensiva su Gaza City e aumenta il numero delle vittime civili sotto i colpi israeliani, oltre un milione di persone è costretto a fuggire ma non sa dove. Non ci sono più luoghi sicuri in questo fazzoletto di terra. Che Israele abbia reso la Striscia un posto invivibile per i palestinesi è una drammatica realtà, così come è drammatica la mancanza di piani credibili e condivisi per il futuro di Gaza e della sua gente”.

L’86% dei 500 membri dell’Associazione internazionale degli studiosi di genocidio (“International association of genocide scholars”, Iags) è d’accordo: dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, “che di per sé costituisce un crimine internazionale”, sottolinea l’associazione, “il governo di Israele si è reso responsabile di crimini sistematici e diffusi contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”. Citando “uccisioni sistematiche, distruzione di infrastrutture civili e condizioni imposte alla popolazione”, che sono “calcolate per provocarne la distruzione fisica”, lo Iags ha riconosciuto in larga maggioranza la corrispondenza tra le azioni messe in atto dallo Stato ebraico nell’enclave palestinese e la definizione giuridica di genocidio, così come redatta dalle Nazioni Unite nel 1948. Nella risoluzione si chiede a Israele di “cessare immediatamente tutti gli atti che costituiscono genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità nei confronti dei palestinesi a Gaza, compresi gli attacchi deliberati e l’uccisione di civili e bambini; la fame; la privazione di aiuti umanitari, acqua, carburante e altri beni essenziali alla sopravvivenza della popolazione; la violenza sessuale e riproduttiva; e lo sfollamento forzato della popolazione”. Richieste che Benjamin Netanyahu lascerà cadere nel vuoto. Per i gazawi l’alternativa è morire o arrendersi per poi essere deportati fuori dalla Striscia.

3 Settembre 2025

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