L'intervista
“Il caso Almasri è un manifesto di questa destra intollerante”, parla Pierfrancesco Majorino
“Il governo continua a colpire chi soccorre in mare perché è di ostacolo alla politica di difesa dei confini, che consiste nell’armare aguzzini con le mani sporchee di sangue per trattenere i migranti in Libia, in barba ai diritti umani”
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Pierfrancesco Majorino, già europarlamentare, è capogruppo PD Regione Lombardia, membro della Segreteria nazionale del Partito democratico con l’incarico di responsabile Politiche migratorie e Diritto alla Casa.
“Mitragliano i soccorritori e i profughi con armi italiane. Il Governo tace e incoraggia”, Così questo giornale titolava in prima pagina in riferimento all’attacco alla Ocean Viking.
E facevate bene. La fotografia è oggettiva. La vicenda della Ocean Viking, come pure quella di Mediterranea, ostacolata in tutti i modi, descrivono in maniera purtroppo perfetta due cose. Primo: gli sbarchi ovviamente proseguono, nel senso che nel silenzio dei telegiornali e dei ministri, migliaia di persone cercano pezzi di presente e di futuro “oltre” il Mediterraneo. E questo è ovvio, perché non c’è governo che tenga: la domanda di dignità non la fermi con le mani degli annunci, delle parole al vento, delle minacce. Con essa ti ci devi misurare. E dovresti farlo con politiche di reale partenariato per favorire lo sviluppo nel grande continente africano e con politiche di inclusione effettiva ed attiva “qui”, da “noi”. E poi ovviamente, tutta questa vicenda, questa ennesima pagina di persecuzioni delle Organizzazioni Non Governative, tra il grottesco e il grave racconta bene che il governo confida sempre nel fatto che il soccorso in mare possa essere spazzato via da qualche sicario della guardia costiera libica a cui vengono forniti gli strumenti per fare il lavoro sporco. Siamo al delitto perfetto, e da tempo, del senso di umanità. Il tutto condito dalle parole politicamente oscene del ministro Piantedosi, che di fronte alle azioni spietate contro i soccorritori rivendica la necessità di provvedere, sul fronte istituzionale, a gestire le azioni di soccorso. Ragionamento sacrosanto e ineccepibile. Non fosse per un piccolo particolare: non c’è alcuna azione di soccorso di profilo istituzionale.
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Quindi si dice alle Ong di starsene a casa loro e in alternativa, nei fatti, esistono solo i criminali della guardia costiera libica. Il cui esponente di spicco più rilevante, non dimentichiamolo è Almasri: un perverso torturatore di bambini. A proposito di Almasri. Altro episodio scioccante è il video che mostra il torturatore, stupratore libico massacrare di botte un uomo in mezzo alla strada a Tripoli. Un criminale che l’Italia ha riportato in Libia.
Appunto. Nel dramma vedo una coerenza. Se pensi che alla fine i migranti non siano persone che interrogano pure “noi” rispetto al modello di sviluppo che hai concepito e alle scelte da compiere ma un simbolo da recludere o della polvere da gettare sotto il tappeto beh, allora, ti affidi consapevolmente a chi quel lavoro sporco, sporco di sangue, lo sa fare meglio di tutti. Oramai è evidente che non siamo più a Almasri come “incidente di percorso” o “pasticcio diplomatico” ma ad Almasri come manifesto politico del meccanismo repressivo. Sembra un eccesso, un’esagerazione, una provocazione. Ma in realtà se guardiamo bene alle cose non lo è. Del resto la destra nazionalista italiana è una delle punte più evidenti al mondo del meccanismo repressivo della domanda di dignità legata all’immigrazione.
Il governo usa tutti i mezzi – fermo amministrativo, indicazione dei porti più lontani dove attraccare e via criminalizzando – pur di impedire alle navi delle Ong di operare nel Mediterraneo. E il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rivendica con orgoglio questa pratica.
Il governo ha bisogno di un messaggio chiaro: i migranti con noi vengono cancellati. Per questo servono due cose, due strade, utilizzate a giorni alterni. La massima spettacolarizzazione del tema o, dall’altra, la cancellazione di ogni forma di gestione alternativa possibile. L’immigrazione alla fine deve essere un’emergenza permanente, per alimentare il meccanismo repressivo di ogni forma alternativa di gestione della vicenda e per far crescere la paura, l’insicurezza e il consenso realizzato attraverso il rancore. Oppure, quando serve ed è necessario, i migranti vanno usati come grande arma di distrazione di massa rispetto ai salari fermi al palo – il vero scandalo italiano, altro che Ong! -, le liste d’attesa in sanità, l’avvilente immobilismo sul tema del diritto alla casa. Piantedosi si incarica poi di condire la cosa con le sue chiacchiere. E mi voglio soffermare un momento su questo. Il Ministro dell’Interno non è lì per “caso”, ma è, invece, sul piano politico, il perfetto cane da guardia della destra nazionalista. Il paradosso è che mentre ciò accade i Comuni vengono lasciati completamente soli nella gestione delle politiche d’accoglienza o dei minori non accompagnati – questo uno scandalo rimosso in modo piuttosto disinvolto-. E per stare alle questioni connesse alla Sicurezza, in quanto presidio del territorio, ricordo che il ministro Piantedosi è lo stesso che ad esempio ad una città come Milano continua a non inviare, tra uno sgombero del Leoncavallo e l’altro, i 500 agenti di polizia dello Stato promessi da anni.
Il Mediterraneo è sempre più il “mare della morte”. E l’Europa continua a perseguire la linea securitaria. La stampa mainstream fa eco alle veline di Palazzo Chigi: l’Europa a lezione dall’Italia di Giorgia Meloni.
L’Europa è di fronte a una straordinaria involuzione in materia e, certamente, Giorgia Meloni viene trattata come chi esprime un modello vincente, un alfiere di questo nuovo pessimo corso. Questo totalmente a prescindere dai fatti. Ne cito un paio tra i tanti. Non sono un appassionato di “conta degli sbarchi”, competizione, questa, alimentata in passato dalla destra e che mi pare fuorviante ma ricordo che stando ai dati forniti dal Ministero dell’interno, riferiti ai primi sei mesi dell’anno, si è passati da 21.574 arrivi del 2024 ai 23.491 del 2025. E poi ci sono i Cpr in Albania. Una pagina nera, assurda, che si concretizza in almeno 800 milioni di euro buttati per gestire alcune decine di profughi. Soldi che, a proposito di “priorità”, potevano ad esempio andare ad aiutare infermieri e medici nei nostri ospedali per contrastare le liste d’attesa. Quindi sì, Meloni può dire di guidare alcune scelte a livello continentale. E però sono, per l’appunto, scelte disastrose. Spesso al Parlamento europeo i nostri deputati in questi mesi sono intervenuti sottolineando l’assenza di coraggio delle stesse istituzioni. Ricordo che nella scorsa legislatura, proprio a Strasburgo, diversi di noi – da Pietro Bartolo al sottoscritto – denunciavano i rischi di una politica comunitaria tanto impacciata e debole o meschina, basti pensare al “Patto Immigrazione Asilo”. La cosa assurda è che una parte delle forze di sinistra o legate al pensiero popolare in Europa insegue periodicamente la destra sull’immigrazione – è accaduto ahinoi perfino in Italia anni fa – nella convinzione che questo possa “contenerla” sul piano elettorale. Tutti calcoli che vengono regolarmente smentiti. La sfida, ovviamente essenziale, sul terreno del consenso, io non credo che la giochi dicendo cose abbastanza simili a quelle dei nazionalisti in materia migratoria ma semmai sfidandoli molto di più sulla questione economica e sociale: salario, lavoro, casa, salute, transizione ecologica giusta. Ovviamente la situazione sul piano politico è durissima, ma noi non ci rassegniamo. Servono politiche di gestione condivisa dei flussi, canali d’accesso legali e sicuri per raggiungere l’Europa (l’unica misura per impedire alle persone di scegliere i barconi e i trafficanti), misure di integrazione, sostegno all’immigrazione legale, e in Italia, quindi, come affermiamo inascoltati, il superamento della Bossi-Fini. Tutte cose assurdamente cancellate dall’agenda del governo e spesso affrontate in maniera superficiale tra Bruxelles e Strasburgo.
Altro fronte della vergogna: Gaza. Netanyahu porta avanti la pulizia etnica ma l’Italia e l’Europa non vanno oltre parole di condanna prive di qualsiasi atto conseguente. Non è anche questa complicità con i carnefici?
Anna Foa nel suo saggio bellissimo ha parlato di Suicidio d’Israele e ha fatto molto bene. A questo si accompagna qualcosa, sul fronte europeo, che è un bel mix tra la complicità e il fallimento. Di certo l’immobilismo aiuta direttamente Netanyahu, le cui mani sporche di sangue possono agire in maniera più agevole. Il premier israeliano è il capo di un governo stragista che porta avanti la pulizia etnica e persegue il genocidio. Tutto avviene in maniera esplicita. Buona parte delle istituzioni riconducibili ai Paesi europei e tra queste l’Italia, e il Consiglio e la Commissione, assecondano questo adagio o balbettano. Oppure non fanno seguire i fatti alle parole. E ciò diventa anche un colpo al cuore della credibilità delle stesse istituzioni perfino a prescindere dalla terribile e drammatica vicenda che riguarda il popolo di Gaza. L’Europa immobile di fronte allo sterminio afferma la sua totale inutilità politica in campo internazionale ed umanitario e paradossalmente si mostra perfino più lenta di alcuni dei governi degli Stati che la compongono, laddove essi in modo chiaro si sono espressi per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il governo italiano è tra quelli che guidano questa fase di pericolosa complicità. Speriamo che tutto ciò cambi presto. E che l’Europa sul piano delle sue istituzioni stia al passo con i milioni di cittadini europei che anche in questi giorni stanno dicendo di volersi mettere nel mezzo del conflitto. Perché di questo io sono proprio convinto: siamo di fronte a milioni di europei che vogliono vedere le proprie istituzioni molto più coraggiosamente schierate contro la strage degli innocenti. E questo riguarda innanzitutto le ragazze e i ragazzi. C’è un bel pezzo di una nuova generazione che l’Europa vorrebbe trovarla a Gaza in difesa dei civili e non immobile in attesa che un patto tra i potenti costruisca, sui cadaveri, dei resort per miliardari.