Come nel 1960
Da Genova per Gaza: una Flotilla di coraggiosi che ridà dignità all’Italia
Son partiti da Genova e La Spezia e si uniranno alle barche che salpano dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Tunisia, dalla Sicilia. Ricordano la rivolta delle magliette a strisce.
Politica - di Piero Sansonetti
Gente del popolo, partigiani e lavoratori, genovesi di tutte le classi sociali. Le autorità romane sono particolarmente interessate e impegnate a trovare coloro che esse ritengono i sobillatori, gli iniziatori, i capi di queste manifestazioni di antifascismo. Ma non fa bisogno che quelle autorità si affannino molto: ve lo dirò io, signori, chi sono i nostri sobillatori: eccoli qui, eccoli accanto alla nostra bandiera: sono i fucilati del Turchino, della Benedicta, dell’Olivetta e di Cravasco, sono i torturati della casa dello Studente che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime, delle grida e delle risate sadiche dei torturatori. Nella loro memoria, sospinta dallo spirito dei partigiani e dei patrioti, la folla genovese è scesa nuovamente in piazza per ripetere “no” al fascismo.
Vi stupisce lo stile un po’ ottocentesco di queste righe? Vero, non sono state scritte da me. Sono l’inizio di un comizio tenuto a Genova da Sandro Pertini il 28 giugno 1960. Le ho lette ieri e mi sono sembrate quasi rivolte all’oggi. Allora era n corso una rivolta popolare contro il Msi (il partito neofascista fondato da Almirante, antenato di Fdi), e contro il governo democristiano di Tambroni che era stato eletto con i voti determinanti proprio del Msi. In Italia una intera generazione di ventenni scese in piazza. Partendo proprio da Genova. Fu Genova a guidare la rivolta, il governo rispose con la violenza della polizia che uccise cinque ragazzi a Reggio Emilia e altrettanti in Sicilia. E’ la rivolta del “luglio sessanta” che politologia e i giornali chiamarono delle “magliette a strisce”, perché allora chi aveva meno di trent’anni, in estate, indossava quasi sempre una maglietta di cotone a strisce colorate orizzontali. E le magliette a strisce rovesciarono il governo Tambroni e costrinsero l’Italia ad abbandonare la politica reazionaria degli anni precedenti, e ad imboccare la strada riformista del centro sinistra. Oggi Pertini non c’è più. L’altro giorno però proprio da Genova è partita la rivolta delle nuove magliette a strisce contro il genocidio in corso a Gaza, contro il governo israeliano, contro il governo italiano che resta a guardare l’orrore che è in corso.
- Global Sumud Flotilla: “Non siamo eroi, rischiamo la vita per restare umani”
- Global Sumud Flotilla, i portuali di Genova contro Israele: “Se perdiamo contatto con le navi, blocchiamo tutta Europa”
- Global Sumud Flotilla verso Gaza, così Israele vuole fermare la missione umanitaria: “Saranno trattati come terroristi”
- Gaza, anche dall’Italia parte la Freeedom Flotilla con gli aiuti umanitari per la popolazione palestinese
C’erano 50mila persone a salutare le quattro navi della “Global Flotilla” che partivano cariche di aiuti medici e alimentari per arrivare a Gaza a soccorrere i sopravvissuti alle stragi. Il comizio l’ha tenuto la sindaca di Genova, Silvia Salis, che è molto giovane e forse non sa delle magliette a strisce, però nell’inizio del suo discorso, forse inconsapevolmente ma con molta forza, ha ripercorso lo stesso schema del discorso di Pertini di 65 anni fa. Ha detto: “Volete sapere perché porto la fascia tricolore da sindaco qui in piazza? Perché io rappresento Genova, e Genova sa da che parte stare, e non si nasconde”. A me è sembrata proprio la stessa idea che aveva avuto Pertini: “Se cercate i ribelli, venite qui: siamo noi”. Ad annodare il filo che unisce quel luglio Sessanta alla manifestazione di domenica a Genova c’è stata anche la presenza di Adelmo Cervi in prima fila. Sapete chi é? Nel dicembre del 1943 aveva quattro mesi quando i fascisti e i nazisti presero suo padre e i sei fratelli di suo padre e li fucilarono perché erano comunisti. Vedete che il riferimento di Pertini ai partigiani è ancora attivo.
A Genova ha parlato anche un camallo, Riccardo Rubino, che ha lanciato un avviso al governo israeliano. Ha detto: “Noi restiamo in contatto con la flottiglia, fate attenzione: se una sola barca perderà il contatto con noi anche per soli 20 minuti, noi bloccheremo tutto: le strade, le scuole, blocchiamo l’Europa. Da qui partono 13 o 14mila container per Israele. Bene: non uscirà neppure un chiodo!”. È impressionante la vecchia forza operaia che ancora c’è a Genova. E colpisce il tema sul quale si mobilita: la sopravvivenza del popolo della Palestina. I camalli non chiedono salari, servizi, diritti, tantomeno privilegi: stavolta lottano solo per un ideale. Come fecero nel ‘60, insieme ai ragazzi. Chiedevano di fermare il revanchismo dei fascisti.
Si riparte da qui. Dalle barche che sono salpate da Genova e da la Spezia e da quelle che salperanno dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Sicilia, dalla Tunisia. Tonnellate di aiuti per i gazawi. E centinaia di volontari che sanno di rischiare. Perché questa è una azione pericolosa che richiede convinzione e coraggio. Cercheranno di forzare il blocco israeliano, in modo del tutto nonviolento. Forse ci riusciranno. Anche se il governo di Netanyahu ha detto: per noi sono terroristi. A Tel Aviv, da dove partono i bombardieri che uccidono i bambini, hanno un modo singolare di riconoscere i terroristi. Vedete, anche stavolta si riparte da Genova. Del resto fu così anche 24 anni fa, quando la polizia massacrò la manifestazione dei no-global, in occasione del G8, e torturò centinaia di ragazzi. Nel G8, a quell’epoca, c’era anche Putin. Allora come oggi alla guida dell’Italia c’era un governo di destra. E anche allora furono i giovani a cercare la rimonta. Nel 2001 non ci riuscirono. Nel 1960 sì, e spostarono l’Italia a sinistra e ridiedero fiato alla democrazia che stava appassendo. Bisogna provarci di nuovo. Come 65 anni fa. È possibile ridare dignità alla politica. E per dargli dignità bisogna dargli ideali. Gli ideali, siate sicuri, non arriveranno né dal meeting di Rimini né da Atreju. Gli Ideali non sono “la Nazione”, perché l’idolatria della nazione – che riguarda questo governo – porta solo violenza, egoismo e guerra. Volete davvero patriottismo? La sindaca di Genova l’ha detto, e ha ragione: se cercate patriottismo lo trovate fra questi giovani, che risollevano l’immagine dell’Italia.