La missione umanitaria

Quando Vittorio Arrigoni superò il blocco navale di Israele: la Free Gaza Movement e la Global Sumud Flotilla

Era il 23 agosto del 2008 quando le due barche sgangherate "Free Gaza" e "Liberty" sbarcavano a Gaza: non accadeva da 40 anni di assedio. 44 persone a bordo, l'attivista era l'unico italiano

Esteri - di Redazione Web

1 Settembre 2025 alle 18:00

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LaPresse 15-04-2011 Gaza Vittorio Arrigoni, l’attivista filo-palestinese italiano rapito e ucciso ieri Nella foto: Vittorio Arrigoni DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE
LaPresse 15-04-2011 Gaza Vittorio Arrigoni, l’attivista filo-palestinese italiano rapito e ucciso ieri Nella foto: Vittorio Arrigoni DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE

Si chiama Vik, in onore e in memoria di Vittorio Arrigoni, la nave ammiraglia della Global Sumud Flotilla pronta a salpare per la Striscia di Gaza. Arrigoni era l’unico italiano a bordo della missione che con due barche sgangherate riuscì a raggiungere Gaza, da 40 anni sotto assedio via mare, a rompere il blocco navale di Israele e a sbarcare. Era il 23 agosto del 2008, quando quella missione antesignana della “più grande iniziativa umanitaria indipendente per portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza” annunciata e lanciata in questi giorni riusciva in un’impresa che oggi sembra realisticamente impossibile nonostante la grande attenzione e partecipazione mediatica in tutto il mondo.

Le imbarcazioni erano due: la “Free Gaza” e la “Liberty”. Erano partite da Cipro, a bordo 44 passeggeri di 17 nazioni diverse. E tra questi c’era anche Vik, Vittorio Arrigoni. Attivista e blogger, cooperante e scrittore. Era nato il 4 febbraio 1975 a Besana Brianza, provincia di Monza e Brianza. Il padre Ettore era un imprenditore e presidente di una cooperativa di edilizia popolare. La madre Egidia Beretta, molto attiva nel sociale e nel volontariato, ex sindaca di Bulciago. Diplomato in ragioneria, cominciò a viaggiare da giovanissimo. Prima trasportando aiuti nella ex Jugoslavia, quindi Perù, Ucraina, Belgio, Austria, Romania, Togo, Repubblica Ceca, Polonia, Ghana, Russia, Tanzania ed Estonia.

Ogni volta, all’occorrenza, faceva da manovale e da falegname. In testa un cappello da lupo di mare, un piercing sul sopracciglio sinistro, tatuaggi sulle sue braccia gonfiate dal sollevamento pesi. Nel 2002 il primo viaggio tra Israele e Cisgiordania, in piena seconda Intifada, scoppiata dopo la visita provocatoria di Ariel Sharon ad al-Haram al-sharif, luogo sacro per i musulmani. Proprio in Westbank si avvicinò all’ISM, l’International Solidarity Movement, un movimento supporto dei palestinesi contro l’occupazione israeliana.

Facevano da scudi umani, convinti che gli stranieri potessero fisicamente proteggere con i loro corpi i palestinesi vessati e bersagliati dall’esercito dello Stato Ebraico. È nel 2004 che Vik apre il suo blog, Guerrilla Radio. Arrigoni sognava uno Stato in cui potessero convivere israeliani e palestinesi. Sosteneva BDS, Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni. Fermato due volte nel 2005, dopo l’approvazione di una legge che negava l’ingresso a chi avesse appoggiato il movimento BDS, l’anno dopo ripartiva come osservatore internazionale per le elezioni nella Repubblica Democratica del Congo. L’anno dopo ancora arrivava in Libano, dove conosceva vittime e discendenti della Nakba.

L’arrivo di Vittorio Arrigoni con la Free Gaza Movement

Le due navi del Free Gaza Movement arrivarono nel porto di Gaza City accolte dalla gioia di palestinesi. Anche ebrei a bordo, una suora e medici, avvocati e insegnanti. Quella divenne la prima Freedom Flotilla, quello fu l’inizio di un rapporto molto intenso di Arrigoni con Gaza: anzi divenne sostanzialmente la sua vita. Arrigoni si trasferì nella Striscia dopo un ulteriore viaggio della Freedom Flotilla, il 19 dicembre del 2008, l’ultimo permesso dal blocco navale dell’esercito israeliano. Pochi giorni prima dell’inizio di Piombo Fuso: a dicembre del 2008 scattò l’operazione dell’esercito israeliano sulla Striscia ufficialmente per colpire le infrastrutture terroristiche. Arrigoni raccontava sulle pagine del quotidiano Il Manifesto la vita dei civili palestinesi sotto l’offensiva. Il suo blog divenne il più letto in Italia in quei giorni. La commissione dell’inchiesta delle Nazioni Unite parlò di attacco spropositato che colpì anche ospedali, ambulanze, moschee, scuole, industrie. Oltre 1.300 le vittime palestinesi. Stay Human”, restiamo umani, l’adagio col quale Arrigoni chiudeva i suoi articoli.

Quei racconti su Piombo Fuso divennero un libro, quando tornò in Italia a presentarlo le sue apparizioni erano molto partecipate: era diventato un testimone. A fine 2009 Arrigoni partecipò alla Gaza Freedom March, tornò nella Striscia nel marzo del 2010 da dove ricominciò a raccontare e a documentare. Criticò anche Roberto Saviano, scrittore che stimava molto, per essersi schierato a suo dire dalla parte degli oppressori. Fu ucciso tre anni dopo il suo arrivo, il 15 aprile del 2011. A rivendicare il sequestro e l’esecuzione una cellula salafita, corrente estremista dell’Islam sunnita. Chiedevano uno scambio di prigionieri, 30 ore concesse. Quando Hamas entrò nel locale dov’era imprigionato l’attivista, era già morto strangolato. Duemila persone ai funerali a Bulciago, nessuna autorità ad accogliere la salma in Italia.

Il membro del comitato organizzativo della Global Sumud Flotilla, Nadir Al Nuri, citato dal Manifesto: “Avete un eroe martirizzato a Gaza, Vittorio Arrigoni. Dovreste mettere da parte le paure e seguire il suo esempio. Così lascerete una traccia non solo per voi stessi, ma anche per i vostri figli e per il vostro paese”. La Global Sumud Flotilla proverà a rompere il blocco navale imposto dallo Stato Ebraico. “Se ci chiederanno di non proseguire ci fermeremo, ma se ci diranno di tornare indietro rimarremo fermi”, ha anticipato la coordinatrice Maria Elena Delia.

Le imbarcazioni nei prossimi giorni navigheranno verso il porto di Catania dove saliranno attivisti, giornalisti e politici. A bordo anche l’attivista svedese Greta Thunberg e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau. La flotta sarà composta complessivamente da 40-50 imbarcazioni, 25 dall’Italia, le delegazioni rappresenteranno in tutto 44 Paesi. L’organizzazione si definisce indipendente, “non affiliata ad alcun governo o partito politico”. Quella di ieri da Barcellona è stata tuttavia una falsa partenza: le navi sono dovute rientrare oggi nel porto della città in Catalogna, Spagna, per via di una forte tempesta di vento.

1 Settembre 2025

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