L'appello
Sciopero dei giornalisti per Gaza, la Figec: “L’unità ha ragione, ma la vera protesta è continuare a denunciare”
L’invito a fermarsi e a scioperare va rivolto alle bocche di fuoco dei carri armati ma facendosi sentire. Cosa che risulta difficile stando in silenzio.
Esteri - di Redazione Web
L’indignazione di Piero Sansonetti è condivisibile anche nella ricerca di forme estreme di protesta. L’atrocità di una guerra che va moltiplicando sofferenze e devastazioni investe la coscienza collettiva. La quotidiana sequenza di vittime innocenti obbliga a reagire facendosi “sentire”. Noi dovremmo farlo “in silenzio”?
Per attirare l’attenzione e consolidare un’opinione pubblica i giornalisti dispongono di penne, microfoni e telecamere. Mettersi le mani in tasca e cucirsi la bocca (anche se per ragioni altamente apprezzabili) significa rinunciare alla vera forza persuasiva che il mondo dell’informazione possiede. Auto-imporsi un bavaglio non è una scelta così produttiva. Il mondo dell’informazione deve fare il mestiere suo: raccontare, spiegare, descrivere, costruire collegamenti, sottolineare dettagli, proporre riflessioni.
Per la verità, i giornalisti questo impegno lo stanno onorando perché – per l’appunto – guardano, presenziano, testimoniano e rischiano in prima persona come i recenti episodi di cronaca tragicamente confermano. L’invito a fermarsi e a scioperare va rivolto alle bocche di fuoco dei carri armati ma facendosi sentire. Cosa che risulta difficile stando in silenzio.
Lorenzo Del Boca (presidente Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione)
Carlo Parisi (segretario generale Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione)