Il 5 settembre la festa dell'Unità

Puglia ancora in bilico: prosegue la faida Decaro-Emiliano, Schlein attesa all’indicazione del candidato

Tra i dem regna l’incertezza sul candidato del centrosinistra per le Regionali in Puglia e a Schlein tocca mediare. Mentre in Veneto la partita è bloccata sul futuro di Zaia, che non intende farsi da parte

Politica - di David Romoli

27 Agosto 2025 alle 09:00

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Photo credits: Saverio De Giglio/Imagoeconomica
Photo credits: Saverio De Giglio/Imagoeconomica

La data è il 5 settembre: apre i battenti la Festa dell’Unità di Bisceglie, Puglia. Previsto l’arrivo della segretaria del Pd, Elly Schlein. Indispensabile l’indicazione del candidato del centrosinistra nelle prossime regionali. Il candidato ancora non c’è.

La faida tra il governatore uscente Michele Emiliano e l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro non è risolta e neppure quella, di spessore infinitamente meno grave, tra Decaro e Avs. L’ex sindaco oggi europarlamentare è pronto a candidarsi e ha la vittoria in tasca, però la sua condizione è nota: nessuno dei due ex governatori, Emiliano e Vendola, deve figurare nelle liste. Nessuno dei due, però, è disposto al passo indietro. Almeno per ora. Quel passo Vendola non lo farà. La pretesa di dettare legge in un altro partito è inaccettabile e i due leader di Avs, Fratoianni e Bonelli, lo hanno ripetuto a lettere chiarissime. Del resto, il veto su Vendola è posticcio: Decaro lo ha sfoderato solo per non evidenziare troppo il vero conflitto, quello con Emiliano.

Ieri la segreteria regionale pugliese del Pd si è riunita con all’odg proprio la crisi con Avs. Seguirà cena tra Decaro e Vendola e qui l’esito sembra davvero fuori discussione: Nichi si candiderà senza che Decaro se ne dispiaccia troppo. Molto più aggrovigliato il nodo Emiliano, del quale non a caso la segreteria di ieri non si è occupata affatto. La materia incandescente è nelle mani della direzione del partito, di Elly insomma, e del suo plenipotenziario Igor Taruffi. Schlein ha già esercitato tutte le pressioni del caso su Emiliano. Taruffi le ha tradotte in offerta concreta: assessorato subito, seggio senatoriale alle elezioni. Il vicerè ha rifiutato: come assessore ritiene che sarebbe nelle mani del presidente della Regione, l’ormai arcinemico Decaro. Di un seggio al Senato, abituato com’è a esercitare un potere concretissimo nella sua regione, non sa che farsene.

La carta giocata dal Nazareno è l’uscita allo scoperto del leader della minoranza, ormai però alleato-ombra della segretaria, Bonaccini. Con sontuosa intervista, ha invitato Emiliano, che della stessa minoranza fa più o meno parte, a togliersi di mezzo: “Nuova stagione con nuovi protagonisti: non c’è nulla di male”. La spinta di Bonaccini potrebbe sortire l’effetto desiderato, al Nazareno sono più che ottimisti.
Il problema è che Emiliano si è sempre comportato molto più da battitore libero che non da uomo di partito o di corrente. Non è escluso neppure il passo indietro di Decaro. Oggi è presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo, posizione eminente e, soprattutto, è il futuro leader della minoranza. L’ambizione di correre contro la segretaria non è un segreto. Ma al momento per la minoranza tentare l’assalto sarebbe un suicidio. Fino alle prossime elezioni, Elly è blindata, poi dipenderà dal responso delle urne. Dunque per Decaro la poltrona di presidente della Puglia è in realtà ambitissima.

In un contesto simile, lo sblocco della situazione, in un modo o nell’altro, dovrebbe essere garantito e come tale lo danno infatti ai vertici del Pd. Il punto debole è che il problema è ormai solo in parte politico. Si è accumulata una tale quantità di rivalità personale, è montato tra i due – un tempo legatissimi – tanto astio, da rendere possibile anche un risultato a sorpresa: la rinuncia di Decaro. In quel caso, il Pd ripiegherebbe, molto a malincuore, sulla presidente del Consiglio regionale Loredana Capone o sull’assessore alla Sanità Raffaele Piemontese per affrontare il più probabile tra i papabili del centrodestra: il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Ma è un’eventualità che ai piani alti del Pd, per ora, non vogliono neppure prendere in considerazione.

Lo stallo prosegue anche in Veneto: da FdI arrivano sì segnali di apertura alla candidatura di un leghista al posto del doge Zaia, costretto ad accontentarsi dei tre mandati già ricoperti. Ma sono segnali timidi e interlocutori. La premier si sarebbe convinta a lasciare la roccaforte bianca al Carroccio, ma aspetta che si risolva il caso Zaia. Come Emiliano in Puglia, più di Emiliano in Puglia, Luca Zaia non ha alcuna intenzione di uscire dalla scena veneta: la sua carta è la lista col suo nome non solo nel simbolo, ma anche nelle vesti di capolista. Va da sé che l’ipotesi non piaccia affatto agli alleati: porterebbe via eletti e dunque soldi, in abbinata con la lista leghista propriamente detta spopolerebbe. Ma la realtà è che se il doge insiste, non c’è modo di dirgli di no. L’unica è convincerlo, o più prosaicamente allettarlo con un’offerta molto succulenta. Ma quella postazione da offrire a Zaia per ottenere il ritiro della sua lista Giorgia in mano non ce l’ha. E neppure in mente.

27 Agosto 2025

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