Le proteste
Israele contro Netanayahu, due milioni in piazza contro la guerra e per la liberazione degli ostaggi: ma per Bibi “aiutano Hamas”
Esteri - di Carmine Di Niro
La domenica più complicata da oltre due anni ad oggi per Benjamin Netanyahu. È stata infatti una mobilitazione senza precedenti, oltre due milioni le persone in piazza in tutto il Paese, praticamente un quarto della popolazione israeliana, quella che è andata in scena il 17 agosto per chiedere al governo di fermare le operazioni militari nella Striscia di Gaza e firmare un accordo di cessate il fuoco che porti alla liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas e Jihad Islamica.
Ad organizzare le manifestazioni, avvenute in tutto il Paese ma che sono state particolarmente partecipate soprattutto a Tel Aviv, sono stati le famiglie degli ostaggi ed in particolare il Consiglio d’ottobre, un insieme di organizzazioni di parenti degli ostaggi e delle persone uccise nell’attacco di Hamas del 7 ottobre
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Per ore sono state bloccate strade ed autostrade del Paese, compresa l’Autostrada 1, che collega Tel Aviv a Gerusalemme, ma cortei hanno sfilato anche davanti alla sede del Likud, il partito di Netanyahu, e davanti alle abitazioni private di diversi ministri del suo esecutivo.
Contro le proteste il governo ha schierato migliaia di agenti di polizia: ci sono stati decine di arresti e lo scontro verbale tra esecutivo e manifestanti si è fatto durissimo. Hanoch Milwidsky, un parlamentare del Likud, il partito di Netanyahu, ha definito i manifestanti (compresi i parenti degli ostaggi) dei “riottosi che sostengono Hamas”.
Ma lo stesso Netanyahu ha attaccato i manifestanti, accusando i contestatori di “indurire le posizioni di Hamas nei negoziati” e di “porre le basi per i prossimi orrori”.
Sul campo però la situazione non cambia. Domenica Eyal Zamir, il capo di stato maggiore dell’esercito che aveva pubblicamente mostrato il suo disaccordo col piano di occupazione della Striscia, ha visitato il fronte sud per organizzare le nuove operazioni militari.
Operazioni ormai prossime, come evidente dal permesso arrivato dall’IDF a far entrare centinaia di tende nella Striscia: serviranno per i nuovi campi profughi verso Rafah e il confine con l’Egitto, dove saranno deportati i palestinesi di Gaza City.