Due pesi e due misure
Almasri e Carla Zambelli, i due pesi e due misure del governo italiano: Nordio la spedisce nella cella destinata al libico
Per Carla Zambelli Salgado, esponente del partito liberale brasiliano, il ministro Nordio ha disposto la custodia cautelare nonostante il processo-farsa e la mancanza di prove oggettive sulle responsabilità che le vengono attribuite
Cronaca - di Paolo Comi
Osama Almasri no, Carla Zambelli Salgado sì. Al Ministero della giustizia by Carlo Nordio funziona così: se sei un generale libico comandante di milizie efferate e senza scrupoli ed hai personalmente torturato ed ucciso delle donne e dei bambini, il mandato di arresto, peraltro emesso dalla Corte dell’Aia, non si esegue e vieni immediatamente liberato e riaccompagnato a casa con l’aereo di Stato; se invece sei una parlamentare brasiliana incensurata, la più votata alle ultime elezioni con quasi un milione di preferenze, ma sei accusata da un tribunale posticcio di aver “tentato” di manomettere alcuni dati contenuti nei computer dei tuoi oppositori politici, vieni imprigionata e non esci più.
È quanto accaduto ieri a Carla Zambelli Salgado, per la quale il ministro Carlo Nordio ha disposto la custodia cautelare a Rebibbia in attesa dell’estradizione in Brasile. La parlamentare brasiliana, esponente di punta del partito liberale, ha subito nei mesi scorsi un processo che definirlo una farsa è un eufemismo. La condanna si fonda infatti esclusivamente sulla chiamata in correità dell’hacker Walter Delgatti Neto, il quale ha sostenuto di essere stato assunto da Zambelli Salgado per violare i sistemi informatici del Consiglio nazionale di Giustizia (CNJ), senza fornire però alcun riscontro alla grave accusa. Anzi, era stata la stessa polizia a definire Walter Delgatti Neto un soggetto “mitomane”. Sulla base della deposizione di quest’ultimo, la Procura ha imbastito lo stesso un processo che può essere tranquillamente annoverato tra i migliori esempi di persecuzione politica attraverso il braccio giudiziario.
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Il processo in Brasile si è sviluppato in un solo grado di giudizio, in cui non ci sono state prove oggettive sulla sua responsabilità quale mandante di un accesso abusivo alla banca dati del Ministero della Giustizia brasiliano. Nonostante ciò, Zambelli Salgado è stata condannata a dieci anni di prigione per avere, sempre secondo l’accusa, confezionato un falso mandato di arresto contro il giudice Alexandre de Moraes. La “particolarità” di questo processo è che a celebrarlo è stato lo stesso Alexandre de Moraes, che nel dibattimento ha dunque ricoperto tre ruoli: oltre ad essere la presunta persona offesa dal reato, è stato anche giudice dell’esecuzione penale e giudice dell’impugnazione della sentenza che poi ha dichiarato l’impugnazione irricevibile. Uno e trino. In nessun altro Paese del mondo sarebbe potuto accadere una simile commistione di ruoli.
Il mese scorso, l’amministrazione americana, molto cara al governo di Giorgia Meloni, ha emesso una sanzione proprio contro il giudice Alexandre de Moraes, considerato un “pericolo” per la democrazia degli Stati Uniti d’America per aver condotto azioni giudiziarie contrarie alla Costituzione americana e non aver rispettato i diritti fondamentali di cittadini e imprese americane. Questa sanzione è stata comminata ai sensi della Legge Magnitsky (in altri termini, Global Magnitsky Human Rights Accountability Act, che è una legge statunitense che consente al governo di sanzionare individui responsabili di gravi violazioni dei diritti o corruzione, ovunque nel mondo, ndr) per gravi violazioni dei diritti umani, tra le quali vi sarebbero le detenzioni arbitrarie che si relazionerebbero ad una persecuzione politica in corso in Brasile. Anche alcuni parlamentari del Parlamento europeo nelle ultime settimane hanno invocato in sede europea sanzioni contro il giudice de Moraes.
Il segretario nazionale del Partito Liberale del Brasile ha poi inviato l’altro giorno, senza molto successo, una lettera a Nordio, a Meloni ed anche a Matteo Salvini per chiedere protezione politica nei confronti della deputata Zambelli. Ed a nulla sono valsi i tentativi degli avvocati della parlamentare, i professori Pieremilio e Alessandro Sammarco, e Giuseppe Bellomo, di impedire l’arresto in base al Trattato sull’estradizione tra Italia e Brasile. Zambelli Salgado è infatti una cittadina italiana e ha il passaporto italiano con il quale ha avuto libero accesso in Italia, prima di essere fermata e tratta in arresto. Per concedere l’estradizione, Nordio doveva dunque verificare attentamente il rispetto delle norme sul “giusto processo”. Che non c’è stato. Considerati i precedenti, se la deputata si fosse chiamata Almasri, non si sarebbero verificati problemi di sorta.