Condannato a 11 anni
Strage di Corinaldo, Andrea Cavallari fermato a Barcellona: scappato dopo la laurea, era in fuga da due settimane
Dopo una fuga di due settimane, è stato catturato in Spagna Andrea Cavallari, tra i condannati per la strage di Corinaldo.
Il 26enne era evaso nel pomeriggio del 3 luglio scorso quando, dopo aver ottenuto un permesso per uscire dal carcere della Dozza di Bologna per partecipare alla propria cerimonia di laurea in Giurisprudenza nel corso triennale in “Consulente del lavoro e delle relazioni aziendali”, aveva fatto perdere le proprie tracce a seguito del pranzo con i parenti nel centro storico del capoluogo emiliano.
Cavallari è stato fermato nella tarda mattinata di giovedì in Spagna, nella nota località turistica di Lloret de Mar, non lontano da Barcellona: qui il giovane aveva trovato alloggio sotto falso nome e con documenti falsi. Cavallari non era armato e aveva in tasca numerose banconote false, delle quali attualmente si sta investigando la provenienza. Secondo una prima ricostruzione Cavallari si è rifugiato in Spagna da almeno una settimana, dopo aver passato la frontiera tra l’Italia e la Francia via terra per non esser fermato e sottoposto a controlli di polizia. Dopo un passaggio a Barcellona e poi in alcune zone della provincia, il ragazzo aveva trovato rifugio a Lloret de Mar. Nella località turistica è stato fermato in un blitz di polizia e carabinieri intorno alle 10 del mattino di giovedì, sorpreso mentre stava effettuando il check-out dall’hotel in cui pernottava.
Il 26enne era stato condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi per la strage di Corinaldo. Era uno dei componenti della “banda dello spray”, il gruppo di giovanissimi che nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 2018 provocarono la morte di cinque ragazzi minorenni e di una mamma di 39 anni all’interno della discoteca “Lanterna azzurra” di Corinaldo, in provincia di Ancona, dove era in programma il concerto del rapper Sfera Ebbasta.
Assieme ad altri cinque amici il 26enne si era specializzato in rapine con lo spray al peperoncino. Quella sera il gruppo aveva deciso di colpire sfruttando la calca del concerto: il risultato fu una strage generata dal panico e dal caos.
Accompagnato dai suoi familiari, privo della scorta degli agenti di polizia penitenziaria, decisione presa dal magistrato del Tribunale di Sorveglianza sulla base di una valutazione soggettiva giustificata dalla buona condotta che Cavallari aveva tenuto in questi anni di detenzione, Cavallari giovedì mattina si è presentato nelle aule di Palazzo Malvezzi a Bologna, una delle sedi distaccate di UniBo, per discutere la sua tesi. Cavallari aveva poi fatto perdere le tracce dopo il pranzo con i familiari.