Il sindaco di Pesaro

Intervista a Matteo Ricci: “Migranti? Cercare la felicità è un diritto, mio nonno migrante in Belgio ucciso in miniera”

«Partì insieme a mia nonna e a mio padre piccolissimo, spinti dalla disperazione e alla ricerca di un futuro migliore. Ed è la stessa molla, la stessa speranza, che muove ancora oggi molti migranti: il diritto sacrosanto alla ricerca della felicità»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli - 6 Giugno 2024

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Intervista a Matteo Ricci: “Migranti? Cercare la felicità è un diritto, mio nonno migrante in Belgio ucciso in miniera”

Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, coordinatore dei sindaci Pd, candidato alle elezioni europee con il Partito Democratico nella Circoscrizione Centro: il mondo è segnato dalla guerra, dall’Ucraina a Gaza. Guerre che chiamano in causa l’Europa. Eppure, in Italia la politica sembra discutere d’altro, ma l’8-9 giugno si vota per rinnovare il Parlamento europeo.
Nel contesto drammatico in cui viviamo, circondati da guerre e con gli equilibri mondiali che stanno mutando pericolosamente, non possiamo correre il rischio di un’avanzata dei nazionalismi che porterebbe alla disgregazione dell’Europa. Dobbiamo fermare l’escalation militare e lavorare per una pace giusta. Ma serve una politica estera europea che oggi non c’è. Difronte a questi mutamenti, mentre il sovranismo inganna i popoli millantando l’idea di essere padroni a casa propria e in realtà togliendo potere ai popoli stessi, l’Europa deve essere presidio e progetto di pace. Il prossimo Parlamento Europeo avrà questo significato: o riprenderà la strada di un’Europa forte, unita e federale, con un’unica politica estera, migratoria, economica, militare o altrimenti noi europei non avremo nessuna possibilità di incidere sugli equilibri mondiali.

Le elezioni europee sono le uniche in cui c’è il voto di preferenza. Non c’è il rischio che invece di conquistare il voto del popolo dell’astensione, si consumi tra i candidati in lizza una “guerra delle preferenze”?
Le prossime elezioni europee dovranno essere un momento di riscossa per i democratici italiani, non a caso ho scelto questo slogan per la mia campagna elettorale. I candidati delle liste per il Pd sono personalità molto forti, sono d’accordo sulla decisione di scendere in campo della segretaria Elly Schlein perché serve per polarizzare tra lei e la Meloni. Penso che dobbiamo dare tutti il massimo perché più voti prenderà il Pd alle europee e più facile sarà la costruzione dell’alternativa di governo alle destre. E se vogliamo costruire un’alternativa alla destra del Governo Meloni, noi democratici e progressisti abbiamo bisogno di un Partito Democratico più forte. Solo così costruiremo l’unità delle opposizioni, un nuovo centro sinistra, al di là degli individualismi.

Non pensa sia troppo timida la posizione del Pd sul tema della pace?
Chi viene dai valori della resistenza, come noi, quando c’è un invasore sta dalla parte del popolo che resiste. In generale penso che dobbiamo uscire equivoco e un dibattito tutto italiano per cui se sei per l’Ucraina sembra che non sei per la pace, e se sei per la pace sembra che stai con Putin. Noi dobbiamo essere nettamente dalla parte dell’Ucraina e maggiormente per la pace, perché è questo che non è stato svolto negli ultimi due anni e mezzo: un’azione più convincente da parte dell’Italia dell’Europa per la pace.

Spagna, Irlanda, Norvegia hanno riconosciuto lo Stato palestinese. E l’Italia?
Tutti noi il 7 ottobre abbiamo condannato l’atto criminale compiuto da Hamas, una forza terroristica e antisemita. Abbiamo preso parte, solidarizzato con il popolo israeliano, dopo le tante persone prese in ostaggio. Ma è evidente che Netanyahu ha scambiato completamente il diritto sacrosanto alla sicurezza di Israele con il diritto alla vendetta. E noi non possiamo accettarlo. Non possiamo accettare un massacro quotidiano di donne e bambini palestinesi nella Striscia di Gaza. Hamas non c’entra nulla con la causa palestinese. L’unico modo per dare una prospettiva a quella terra martoriata è rimettere sul tavolo il famoso accordo del ’92: due popoli e due Stati. Ed è per questo che l’Italia dovrebbe seguire l’esempio di altri paesi europei, cioè quello di riconoscere uffi cialmente lo stato palestinese. Basta massacri, riconosciamo due popoli e due Stati per dare la giusta sicurezza e la giusta dignità al popolo israeliano e al popolo palestinese.

In tutti i sondaggi d’opinione, tra i temi più sentiti dagli italiani c’è quello della sanità. Come siamo messi?
Trovo ridicolo che il Governo Meloni approvi martedì scorso un decreto legge per l’abbattimento delle liste d’attesa nelle strutture sanitarie: la Premier Giorgia Meloni e i suoi ministri si sono accorti solo adesso di quanto siano cresciute a dismisura le liste d’attesa negli ultimi due anni? Adesso si rendono conto di aver definanziato il Sistema Sanitario Nazionale? Il Sistema Sanitario Nazionale è in crisi ovunque nel nostro Paese, perché il Governo Meloni lo ha definanziato: siamo al 6,1% del Pil, mentre invece per reggere dovrebbe essere finanziato almeno con il 7,5% del Pil. Finché non ci sarà questo finanziamento noi rischiamo il collasso del sistema sanitario nazionale. È in crisi ovunque, ovunque mancano i medici e gli infermieri, ovunque aumentano le liste d’attesa. Ancora una volta il governo di destra prende in giro gli italiani, avendo in mente un modello di sanità completamente diverso dal nostro: noi democratici e progressisti vogliamo che la sanità privata sia integrativa di quella pubblica, mentre la destra pensa che la sanità privata sia sostitutiva di quella pubblica. Noi non accetteremo mai un sistema sanitario nel quale sempre di più ogni giorno aumentano le disuguaglianze tra chi ha soldi per curarsi e chi no, che devono aspettare mesi a volte anni per essere curati. Solo con la sanità pubblica si garantisce il diritto alla salute per tutti. Sarà, dunque, nostro compito batterci per una sanità pubblica efficiente, sbugiardando, nel contempo, la propaganda fatta dal Governo Meloni.

Il Mediterraneo e le stragi di migranti. Tema che sembra scomparso dal dibattito politico e dall’attenzione della sinistra. Sarà perché i migranti non votano?
È un tema caro anche a me, perché la storia della mia famiglia è una storia di migrazione. Mio nonno paterno, che è quello che poi mi ha ispirato maggiormente alla politica, ha fatto per 10 anni il minatore a Charleroi ed è morto a causa del carbone respirato. Partì per il Belgio insieme a mia nonna e a mio padre piccolissimo, spinti dalla disperazione e alla ricerca di un futuro migliore. Grazie ai suoi sacrifi ci il mio babbo ha potuto vivere una vita migliore e io addirittura ho il privilegio oggi di poter rappresentare il mio partito e i cittadini dell’Italia centrale nel Parlamento Europeo. Ed è la stessa molla, la stessa speranza, che muove ancora oggi molti migranti ad andare in un paese sconosciuto, talvolta rischiando la vita. Perché non dobbiamo dimenticarci che coloro che scappano lo fanno per cercare una vita migliore, per il diritto, sacrosanto, alla ricerca della felicità. Un diritto che molto spesso in Italia si scontra con la possibilità di entrare legalmente. In questi anni sull’immigrazione la destra ha sempre fatto molta propaganda, e la sinistra non è stata in grado di fare un ragionamento di verità. Io penso che dovremmo avere flussi regolari migratori più ampi, accoglienza diffusa con processi di formazione regolare affinché chi viene in Italia si possa inserire nel mondo del lavoro e, come ricordo da anni, un fondo speciale ai comuni per la gestione dei minori.

Che destra è, in chiave europea, la destra che governa l’Italia?
Il tema politico in questo momento è molto chiaro. Ci sono due possibili maggioranze nel prossimo Parlamento Europeo. La Premier Giorgia Meloni si è fi nta moderata per mesi e poi è tornata dove è sempre stata, cioè nell’estrema destra. Il disegno comune di Meloni e Salvini è quello di avere una maggioranza composta dal Partito Popolare Europeo ed estreme destre. Devono vincere le forze europeiste, e dentro le forze europeiste noi Socialisti e Democratici avremo un buon risultato, si potrà costruire un’Europa federale, forte, unita e protagonista nello scenario globale.

Se sarà eletto, cosa porterà all’Europarlamento della sua esperienza di sindaco?
Penso che all’Europa sia utilissima una cultura amministrativa che tiene insieme la visione, la concretezza e il pragmatismo quotidiano tipico degli amministratori locali, che ogni giorno si devono misurare con i problemi dei cittadini e deve dare risposte. Credo che nei territori ci sia una grande energia locale, che, se eletto, voglio portare a Bruxelles per rappresentare la provincia italiana e la sua gente, quella che la mattina sa che deve correre più degli altri per arrivare. Sarò qui sul territorio, il giorno dopo, esattamente come il giorno prima. A rafforzare quello che dico c’è la mia storia politica e professionale: ho avuto l’onore di servire per 15 anni il mio territorio, 5 anni come presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, 10 come sindaco di Pesaro, eletto sempre al primo turno. In questi anni ho sempre parlato con le persone, le ho ascoltate e ho cercato un rapporto di prossimità e un legame di rispetto. La mia candidatura, inoltre, si basa su un patto fra la provincia e Roma, perché solo con il supporto di Roma la provincia può far sentire la sua voce. Quindi ho l’onore e la responsabilità di rappresentare anche Roma. E poi sono convinto che la riscossa, la parola che ho scelto per la mia campagna elettorale, passi per una politica popolare. Perché io credo che soltanto con un linguaggio e un atteggiamento popolare si possano sconfi ggere i populisti e si possa creare una vera alternativa alla destra.

6 Giugno 2024

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