La transizione ecologica

Clima, ricerca, innovazione: le tre priorità in Europa

Un programma di transizione industriale europeo, con investimenti che esalti le eccellenze e crei degli hub industriali: ecco la nostra proposta

Ambiente - di Benedetta Scuderi - 2 Giugno 2024

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Clima, ricerca, innovazione: le tre priorità in Europa

Il Nord-Ovest, dove mi presento come candidata alle elezioni europee, è un territorio messo a dura prova da politiche tutt’altro che lungimiranti. Si omette l’importanza della conversione industriale per ricreare quella economia reale necessaria per un benessere diffuso e duraturo, nella cornice di un’economia verde più giusta per le persone e per il pianeta.
Il nostro Paese oggi ha bisogno di nuovi posti di lavoro e ben pagati, di nuove figure e di una manifattura innovativa, nel rispetto delle competenze locali. Secondo Cresme, la transizione ha già generato un aumento del +144% degli occupati tra il 2010 e il 2020; le nuove lavoratrici e i nuovi lavoratori della transizione energetica, per GreenItaly, saranno sempre più cercati: si stima una crescita del 60% della domanda nei prossimi anni. Ma bisogna investire di più, anche per le donne, per dar loro nuove possibilità di crescita e contribuire alla loro emancipazione e indipendenza economica. L’Europa deve garantire la conversione delle competenze e agevolarla soprattutto per donne e comunità più discriminate.
Per Banca d’Italia il 10% di nuove lavoratrici, nel lungo periodo, porterebbe un aumento del 10% del Pil. Anche l’Ocse stima che a livello globale la parità economica tra i generi potrebbe determinare un aumento del Pil annuo fino al 26%, pari a 28 trilioni di dollari entro il 2025. In base al Crif Esg Score le imprese femminili con un alto grado di sostenibilità superano dell’8% quelle maschili. L’International Renewable Energy Agency (Irena) segnala che già nel 2018 le donne rappresentavano il 32% della forza lavoro, contro il 22% del settore delle energie fossili. Questa spinta verso l’imprenditoria e l’occupazione femminile nei settori green deve però essere supportata da politiche mirate. Secondo l’International Labour Organisation, infatti, se guidata male l’industria green potrebbe nel lungo termine ricadere nelle stesse problematiche di quella tradizionale, con disuguaglianze in ruoli, stipendi e tasso occupazionale.
Da qui nasce la nostra proposta: un Piano di transizione industriale europeo, con un programma di investimenti che esalti le eccellenze già presenti nei territori e crei degli hub industriali sovranazionali e interregionali, basandosi sulle specificità locali e sullo scambio di competenze tra paesi e regioni con storie simili. Per promuovere la transizione, ma anche per internalizzare processi di produzione strategici come quelli del settore energetico, riducendone l’impatto ambientale. Le ricadute occupazionali ed economiche sarebbero fortissime sui territori. Gli investimenti dell’Ue sarebbero corposi, ovviamente subordinati alla creazione di un benessere diffuso e indirizzati solo a chi garantisce condizioni lavorative, salariali, di salute e sicurezza altamente migliorative rispetto alle attuali: un cambio di paradigma dal business del profitto a quello per le persone e il pianeta.
L’Italia, in questo, ha un grande know-how. Ad esempio sulle batterie abbiamo già dei centri di eccellenza, sia per lo smaltimento e il riciclo sia per la ricerca. Pochi però sono stati finora i supporti dall’Ue: per questo abbiamo bisogno di un Piano strategico e di investimenti in ricerca, innovazione e transizione. È così che il nostro Paese potrà tornare attrattivo per i cervelli, creare nuovi posti di lavoro e raggiungere un’indipendenza energetica reale. Così potrà godere di un vantaggio competitivo in quella che è la direzione economica e industriale inevitabile, garantendo condizioni economiche più stabili.
L’Europa deve incentivare le aziende verso questa conversione: l’industria mondiale si sta muovendo già in questa direzione e non possiamo restare indietro come accaduto con l’auto elettrica. C’è bisogno di visione e coraggio, ma anche di realismo. La crisi climatica ci impone scelte nette: alcuni politici possono supportarle. Votiamoli.

*Candidata Alleanza Verdi e Sinistra alle Europee nella circoscrizione Nord-Ovest e co-portavoce dei Giovani Verdi europei

2 Giugno 2024

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