L'inchiesta ligure

Toti arrestato da un Davigo boy, altro che toghe rosse…

L’inchiesta che ha terremotato la giunta ligure di centrodestra nasce a La Spezia, dove procuratore è Antonio Patrono: punta di diamante di Autonomia&Indipendenza, corrente superconservatrice fondata da Davigo

Giustizia - di Paolo Comi - 9 Maggio 2024

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Toti arrestato da un Davigo boy, altro che toghe rosse…

Questa volta non è il tradizionale ‘complotto’ delle solite toghe rosse. Per uno strano scherzo del destino, a terremotare la giunta di centrodestra che governa la regione Liguria ad un mese dalle elezioni europee è stato un pm su cui si può dire di tutto tranne che sia di sinistra.

Stiamo parlando del procuratore di La Spezia Antonio Patrono, punta di diamante di Autonomia&indipendenza, la corrente super conservatrice della magistratura fondata addirittura da Piercamillo Davigo, il pm idolo dei giustizialisti e del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio.

Il procedimento che ha portato questa settimana all’arresto del governatore Giovanni Toti nasce infatti proprio a La Spezia prima di essere trasmesso per competenza a Genova. È a La Spezia che sotto la guida di Patrono i militari della guardia di finanza mettono nel mirino Matteo Cozzani, inizialmente con l’accusa di volere realizzare una speculazione edilizia sull’isola della Palmaria per realizzarvi uno stabilimento balneare per vip.

Cozzani, sindaco di Portovenere e poi capo di gabinetto di Toti, finito anch’egli agli arresti domiciliari nella retata di questa settimana, venne intercettato la prima volta nel 2021 per volere di Patrono. Loquacissimo al telefono, Cozzani ha quindi messo suo malgrado nei guai Toti che è sempre stato completamente estraneo nella vicenda della speculazione all’isola della Palmaria.

Ingegnere trentanovenne, Cozzani, già forzista, era stato dal 2013 al 2023 sindaco di Portovenere. Ex vogatore del Palio del Golfo e socio dell’azienda di famiglia nel campo della comunicazione e dei servizi, nel 2020 Cozzani divenne l’uomo di fiducia di Toti che lo nominerà coordinatore politico della sua lista civica ‘Cambiamo!’ con la quale rivincerà quell’anno le elezioni regionali a mani basse.

Patrono, va detto, è un magistrato molto noto fra i colleghi. Romano, classe ‘56, dopo essere stato pm a Torino, ha ricoperto l’incarico di vicecapo dell’ufficio legislativo del Ministero della giustizia e di sostituto procuratore nazionale antimafia. Venne nominato procuratore di La Spezia nel 2016 nel periodo in cui un suo cittadino quanto mai illustre, il dem Andrea Orlando, ricopriva il ruolo di Guardasigilli.

È uno dei pochissimi, se non l’unico magistrato, ad essere stato per due volte componente del Consiglio superiore della Magistratura: dal 1994 al 1998 e dal 2006 al 2010. Iper attivo in ambito associativo, nel 2002 è stato sia presidente che segretario nazionale dell’Associazione nazionale magistrati.

Nel 2022 era in pole per guidare la Procura di Milano, fino a quel momento dominio esclusivo delle toghe di sinistra. La nomina andrà invece a Marcello Viola. Prima di diventare un seguace dell’ex pm di Mani pulite, Patrono aveva fatto parte di Magistratura indipendente, altra corrente storicamente di destra.

Ultimamente era in corsa per diventare procuratore generale di Roma, ufficio giudiziario strategico in quanto ha la competenza esclusiva sulle intercettazione effettuate dai Servizi segreti.
La nomina come pg della Capitale, non è un mistero, era stata premurata da un suo collega adesso potentissimo: Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, già giudice in Cassazione come Davigo, e soprattutto uomo di fiducia della premier Giorgia Meloni e pronto a prendere il posto di Carlo Nordio nel prevedibile rimpasto post elezioni europee.

Il suo nome aveva, ovviamente, il placet di tutti e sette i laici di centrodestra del Csm. A mettersi di traverso quando i giochi sembravano fatti furono i togati di Magistratura indipendente che, evidentemente, non devono avergli perdonato di aver lasciato il loro gruppo per andare con Davigo.

Quest’ultimo, peraltro, quando era componente del Csm invece di fare alleanze con costoro si era legato a filo doppio con le toghe rosse, arrivando a sospettare che il collega antimafia Sebastiano Ardita, anch’egli ex Mi, fosse un appartenente alla loggia Ungheria, poi rivelatasi un tarocco.

Qualche settimana fa, terminato il periodo massimo previsto per l’incarico direttivo, Patrono è tornato ad essere un sostituto. Per il nuovo procuratore di La Spezia bisognerà aspettare dopo l’estate. Chissà se per quella data Toti sarà ancora presidente della regione.

9 Maggio 2024

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