Una persona in carcere

Accuse di appalti truccati: arrestato l’ex assessore di Emiliano Alfonso Pisicchio, nuova bufera giudiziaria in Puglia

Leader di Senso Civico e assessore all’Urbanistica della Regione durante il primo mandato da Presidente di Emiliano. L'accusa: "Gestione clientelare del suo ruolo". Ai domiciliari con il fratello Enzo, altre quattro persone arrestate

Giustizia - di Redazione Web

11 Aprile 2024 alle 11:24 - Ultimo agg. 11 Aprile 2024 alle 11:34

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Alfonso Pisicchio è stato assessore della giunta di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia nelle ultime settimane al centro di diverse inchieste giudiziarie tra politica e affari che hanno provocato una nuova crisi nel cosiddetto Campo Largo tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. Pisicchio, anche leader di Senso Civico, è stato arrestato con il fratello Enzo nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Bari che riguarda tre presunti appalti truccati.

Pisicchio è stato arrestato con altre cinque persone: una tradotta in carcere e altre quattro finite agli arresti domiciliari. Le accuse sono di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale, turbata libertà degli incanti, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Cosimo Napoletano, 58 anni, di Monopoli è finito in carcere. Agli arresti domiciliari, oltre ai fratelli Pisicchio, sono finiti Francesco Catanese, 59 anni, di Bari, e l’imprenditore Giovanni Riefoli, originario di Barletta ma residente a Bari, di 58 anni. Vincenzo Iannuzzi e Grazia Palmitessa sono stati interdetti dai pubblici uffici.

Chi è Alfonso Pisicchio

Alfonso Pisicchio è stato assessore all’Urbanistica della Regione Puglia tra il 2017 e il 2020, durante il primo mandato del Presidente di centrosinistra Michele Emiliano. Ha 64 anni. Gli sono contestati i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale, turbata libertà degli incanti. L’inchiesta fa riferimento a quando Pisicchio era assessore della Regione e leader del partito Iniziativa Democratica.

Stando alla ricostruzione dell’accusa avrebbe utilizzato “la sua influenza politica e le sue relazioni, tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito”. Poche ore prima dell’arresto Pisicchio si era dimesso dalla guida dell’agenzia per la Tecnologia della Puglia, spiegando in un post su Facebook che dietro la sua scelta “non c’era nessuna dietrologia“.

Le accuse sugli appalti

Enzo Pisicchio, invece, sempre secondo l’ordinanza firmata dalla gip del tribunale di Bari Ilaria Casu, avrebbe agito “quale esecutore delle direttive” del fratello “e quale schermo per impedire di risalire al ruolo e al contributo di Alfonsino”. La Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 800mila euro. Al centro delle indagini la presunta turbativa di una gara d’appalto bandita dal Comune di Bari per l’affidamento delle attività di supporto per la gestione e riscossione dei tributi, aggiudicata nel settembre del 2019, con importo a base d’asta di circa 5,5 milioni. Catanese, responsabile unico del procedimento, avrebbe per l’accusa confezionato il bando per un imprenditore ottenendo in cambio l’assunzione della moglie.

Un componente della commissione di gara avrebbe invece ottenuto la stessa promessa di assunzione per il figlio con l’intermediazione dei fratelli Pisicchio a loro volta destinatari di denaro, assunzioni, promesse di assunzioni ed il finanziamento illecito al partito da parte dell’imprenditore cui avevano fornito informazioni riservate. Polizze fideiussorie false sarebbero state inoltre emesse da un broker e poi prodotte ai competenti uffici regionali da numerosi imprenditori per l’autorizzazione allo svolgimento di attività estrattiva nelle cave. Altre polizze false sarebbero state usate per avere finanziamenti dalla Regione Puglia. Come per le altre inchieste, anche in questa non c’è alcun colpevole, soltanto degli indagati.

11 Aprile 2024

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